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Il libro su DESTRA INCOMPIUTA E DESTRA NECESSARIA di Mario Travaglini Nelle riflessioni di Marcello Martelli


Attualità /Marcello Martelli /255

La politica ha bisogno di ritrovare profondità culturale. Ha bisogno di libri come questo, che non offrono slogan, ma stimolano riflessioni M. Martelli

Per un sopravvenuto e fastidioso problema di salute, il titolare della Rubrica Attualità e Amarcord della nostra Rivista  Marcello Martelli non è potuto intervenire mercoledì 17 giugno alla presentazione del libro di Nario Travaglini che gli avrebbe permesso di offrire ai presenti un saggio della sua verve critica e della sua vasta esperienza da decano del giornalismo unitamente a Raniero Regni e ad Alessandro Rico nella programmata Tavola Rotonda. Con la sua consueta professionalità mi ha fatto pervenire gli “appunti” che aveva preparato per il suo contributo. Li  offro ai lettori facendoli precedere dall’intervento con cui avrebbe esordito nella nostra convention certo che, come è capitato a me, apriranno ulteriori e sostanziali orizzonti di chiareza sul senso e sugli obiettivi culturali dell’autore. Andranno ad aggiungersi e quelli di tutti gli intervenuti alla Sala Irti di Avezzano, che sono, peraltro ben sintetizzati nell’articolo del nostro Adriano Emi dedicato all’evento che pubblichiamo in questo stesso numero (v.link). Ci è mancato comunque l’eloquio e òo stile del Martelli oratore. Quelli che ho definito “appunti” non sono proprio tali perché per volume e sostanza sono di per sé esaustivi (da qui l’uso del virgolettato)

Grazie a l Maestro Marcello Martelli anche a nome di Mario Travaglini e di tutta la Redazione de La Rivista di Centralmente.com

Pierluigi Palmieri – Direttore di La Rivista della Domenica (www.centralmente.com)

Il SAUTO

Desidero anzitutto rivolgere un ringraziamento agli organizzatori di questa iniziativa e a tutti voi che avete scelto di partecipare all’incontro dedicato al libro di Mario Travaglini, Presentare un libro significa sempre confrontarsi con un’idea, con una visione del mondo, con un percorso culturale e politico che l’autore propone al dibattito pubblico. Ed è proprio questo il valore dell’opera di Mario Travaglini “La destra incompiuta e la Destra necessaria”.: non limitarsi alla cronaca politica o all’analisi dell’attualità, ma interrogarsi sul significato profondo della Destra italiana, sulla sua storia, sulle sue trasformazioni e soprattutto sulle sue prospettive future.

Il titolo è già di per sé una provocazione intellettuale.

Da una parte troviamo la “Destra incompiuta”: una destra che nel corso della storia repubblicana ha spesso vissuto momenti di marginalità, di esclusione, di difficoltà nel tradurre il proprio patrimonio ideale in una piena cultura di governo. Una destra che ha attraversato decenni complessi, segnati da passaggi storici fondamentali, da profonde trasformazioni sociali e dalla necessità di ridefinire continuamente la propria identità.

Dall’altra parte troviamo la “Destra necessaria”: una destra che non si concepisce semplicemente come una parte politica contrapposta ad altre, ma come una componente indispensabile della democrazia italiana, portatrice di valori, idee, sensibilità e visioni che contribuiscono alla costruzione del bene comune.

È una riflessione che supera la dimensione contingente della competizione elettorale e che si pone una domanda più ambiziosa: quale deve essere oggi il ruolo della Destra in una società attraversata da cambiamenti epocali?

  • La globalizzazione ha modificato gli equilibri economici e sociali.

  • La rivoluzione tecnologica sta cambiando il lavoro, le relazioni umane e perfino la percezione della realtà.

  • Le crisi internazionali riportano al centro i temi della sicurezza, della sovranità e degli interessi nazionali.

  • La questione demografica e quella migratoria interrogano profondamente l’identità delle comunità europee.

Di fronte a tutto questo, la domanda che emerge dal libro è chiara: quale cultura politica è necessaria per governare il cambiamento senza perdere il senso della continuità storica?

Mario Travaglini individua un nodo decisivo: la costruzione di una classe dirigente all’altezza delle sfide del nostro tempo. Non esistono scorciatoie. Non bastano il consenso immediato o la comunicazione efficace. Per governare servono competenza, preparazione, visione strategica e radicamento culturale.

È un tema che riguarda non soltanto la Destra, ma l’intero sistema democratico italiano.

Una democrazia è forte quando produce élite responsabili, capaci di interpretare i bisogni della società e di trasformarli in politiche pubbliche efficaci. È debole quando prevalgono l’improvvisazione, il personalismo e la ricerca del consenso a breve termine.

Ed è qui che il libro assume un valore particolarmente interessante.

La “Destra necessaria” descritta dall’autore non è soltanto una forza politica che aspira a governare; è una cultura politica che deve saper coniugare identità e innovazione, tradizione e modernità, libertà e responsabilità.

Una cultura che riconosce il valore della nazione senza chiudersi al confronto internazionale. Che valorizza le comunità, la famiglia, i corpi intermedi e il principio di sussidiarietà. Che considera la libertà individuale un bene fondamentale, ma inseparabile dal senso del dovere e della responsabilità. Sono temi che attraversano da sempre il pensiero conservatore e che oggi tornano al centro del dibattito pubblico in tutta Europa. La tavola rotonda rappresenta quindi un’occasione preziosa per approfondire alcune questioni fondamentali.

Che cosa significa oggi essere di Destra? Quale rapporto esiste tra conservazione e cambiamento? Come si costruisce una nuova classe dirigente? Quale ruolo devono avere cultura, formazione e partecipazione politica? Come si può conciliare l’esigenza di governare il presente con la fedeltà ai valori che hanno plasmato una tradizione politica?

Sono interrogativi che meritano risposte serie, lontane dalle semplificazioni e dalle contrapposizioni ideologiche.

La politica ha bisogno di ritrovare profondità culturale. Ha bisogno di libri come questo, che non offrono slogan, ma stimolano riflessioni. Ha bisogno di luoghi di confronto come quello di oggi, dove idee diverse possono dialogare nel rispetto reciproco.

Concludo con un auspicio: Che la lettura di questo volume di Mario Travaglini possa contribuire non soltanto a comprendere meglio la storia e il presente della Destra italiana, ma anche a rafforzare una più ampia consapevolezza democratica. Perché una democrazia matura non teme il confronto delle idee. Al contrario, cresce proprio attraverso il pluralismo, il dibattito e la capacità di misurarsi con visioni diverse del futuro. Ringrazio quindi Mario Travaglini per il contributo che offre a questa discussione e auguro a tutti Voi una serata ricca di spunti, riflessioni e confronto. Grazie.

Marcello Marterlli

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                          APPUNTI PER LA TAVOLA ROTONDA

Dopo aver presentato il libro di Mario Travaglini, credo sia utile entrare nel merito delle questioni che esso pone e che rappresentano il cuore del confronto politico e culturale di oggi.

La prima riguarda il concetto stesso di “Destra incompiuta”.

L’espressione richiama una riflessione storica. Per lungo tempo la Destra italiana ha vissuto una condizione particolare: pur rappresentando una parte significativa della società, è rimasta ai margini del governo nazionale e delle grandi istituzioni culturali. Dopo la fine della Guerra Fredda e la crisi del sistema politico della Prima Repubblica, si è aperta una stagione nuova che ha consentito alla Destra di assumere responsabilità di governo sempre maggiori.

Ma la conquista del governo non coincide automaticamente con il completamento di un progetto politico.

Governare significa infatti costruire una visione del Paese, formare una classe dirigente, elaborare politiche pubbliche, promuovere una cultura amministrativa e istituzionale. In questo senso la domanda posta da Travaglini è particolarmente interessante: la Destra italiana ha completato il proprio percorso di maturazione oppure è ancora impegnata in un processo di definizione della propria identità culturale e politica?

È una domanda che riguarda non solo una parte politica, ma il funzionamento stesso della democrazia italiana.

Il secondo tema è quello della “Destra necessaria”.

Perché una Destra dovrebbe essere necessaria?

La risposta non va cercata nella logica dell’appartenenza politica, ma nella natura delle moderne democrazie pluraliste. Ogni grande tradizione politica porta con sé valori, sensibilità e priorità che contribuiscono all’equilibrio complessivo della società.

Storicamente la cultura della Destra ha posto l’accento su alcuni principi fondamentali: il valore della comunità nazionale, il rispetto delle istituzioni, il senso della responsabilità individuale, la centralità della famiglia, la sicurezza, il merito, la continuità storica, il rapporto tra libertà e dovere.

Questi temi possono essere condivisi o contestati, ma rappresentano comunque una componente essenziale del dibattito democratico.

La vera sfida consiste nel tradurre questi principi in risposte adeguate alle trasformazioni del XXI secolo.

Come si difende l’identità nazionale in un mondo globalizzato?

Come si tutela la coesione sociale in società sempre più frammentate?

Come si promuove il merito senza indebolire la solidarietà?

Come si conciliano libertà economica e giustizia sociale?

Sono questioni aperte che interpellano l’intera classe dirigente italiana.

Un terzo tema riguarda il rapporto tra identità e modernità.

Per molti anni il dibattito pubblico ha contrapposto queste due dimensioni come se fossero incompatibili.

Da una parte chi vedeva il progresso come una rottura con il passato. Dall’altra chi considerava ogni cambiamento una minaccia.

Oggi questa contrapposizione appare insufficiente.

Le società che funzionano meglio sono quelle che riescono a innovare senza perdere la memoria, che affrontano il futuro senza rinnegare le proprie radici.

L’Italia, in particolare, è un Paese la cui forza deriva proprio dalla capacità di tenere insieme tradizione e innovazione.

Pensiamo al patrimonio culturale, alle eccellenze produttive, alle comunità locali, alle università, ai distretti industriali: tutto ciò nasce dall’incontro tra storia e cambiamento.

Una Destra moderna deve quindi saper custodire ciò che merita di essere conservato e, allo stesso tempo, guidare le trasformazioni necessarie.

Il quarto tema è quello della formazione della classe dirigente.

Forse nessuna questione è più decisiva di questa.

Le democrazie contemporanee attraversano una crisi di rappresentanza che riguarda tutte le famiglie politiche.

Sempre più spesso prevalgono la comunicazione immediata, la ricerca del consenso istantaneo, la personalizzazione estrema della politica.

Si investe poco nella formazione politica, nello studio, nell’approfondimento culturale.

Eppure governare un Comune, una Regione o uno Stato richiede competenze sempre più sofisticate.

Servono conoscenze economiche, giuridiche, amministrative, internazionali.

Servono capacità di ascolto e di mediazione.

Servono esperienza e preparazione.

Una comunità politica che non forma i propri dirigenti è destinata a indebolirsi.

Da questo punto di vista il tema posto da Travaglini assume una valenza generale: il futuro della politica italiana dipenderà in larga misura dalla qualità delle persone che saranno chiamate a guidare le istituzioni nei prossimi decenni.

Un quinto tema riguarda il ruolo della cultura.

Per troppo tempo la politica ha rinunciato a produrre cultura, limitandosi a gestire l’emergenza quotidiana.

Le grandi stagioni politiche italiane ed europee sono invece nate da solide elaborazioni culturali. Prima delle leggi venivano le idee. Prima delle maggioranze venivano le visioni del mondo. Oggi assistiamo spesso a un impoverimento del dibattito pubblico, dominato dalla velocità dei social network e dalla polarizzazione permanente. Recuperare una dimensione culturale della politica significa restituire profondità alle scelte collettive. Significa comprendere che il governo di una nazione non può essere ridotto a una sequenza di slogan.

Significa investire nella scuola, nella formazione, nella ricerca, nella produzione intellettuale.

Infine, vi è il tema del futuro dell’Italia e dell’Europa. La crisi demografica, le trasformazioni tecnologiche, l’intelligenza artificiale, le migrazioni, la competizione economica globale e i nuovi equilibri geopolitici pongono interrogativi enormi. Nessuna forza politica possiede da sola tutte le risposte. Tuttavia ogni tradizione politica è chiamata a dare il proprio contributo. La domanda che emerge dal libro di Travaglini e che può guidare la nostra discussione è allora questa: quale Destra sarà necessaria nei prossimi venti o trent’anni?

 Una Destra semplicemente elettorale o una Destra capace di produrre pensiero? Una Destra della protesta o una Destra della responsabilità? Una Destra identitaria o una Destra capace di interpretare le grandi trasformazioni della società contemporanea? Sono interrogativi che non riguardano soltanto gli elettori della Destra. Riguardano tutti coloro che hanno a cuore la qualità della democrazia italiana. Perché il vero tema non è soltanto il futuro di una parte politica.

Il vero tema è la capacità dell’Italia di costruire una classe dirigente, una cultura politica e una visione del futuro all’altezza delle sfide del nostro tempo.

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