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LA PEDAGOGIA DEL LIMITE NELLA ENCICLICA MAGNIFICA HUMANITAS

IL Limite  /Raniero Regni / 253

 

Più potente non significa necessariamente migliore.

 

L’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite.

 

Leone XIV, Magnifica Humanitas

 

 Torniamo su questa importante Enciclica papale perché rappresenta un documento da comprendere e discutere a fondo. Ma ci torniamo anche perché è possibile rintracciare in esso un filo rosso che l’attraversa, che è legato al concetto di limite. Non facciamo un’analisi della ricorrenza della parola nel testo, che pure è molto alta, ma soprattutto del concetto di limite. Come vuole il Cristianesimo, che è una religione universale, di tutti, ma in cui soprattutto i poveri e i deboli, le pietre scartate di cui parla il Vangelo, hanno una posizione privilegiata, il Papa teme l’aumento delle differenze economiche e cognitive, e delle relative ingiustizie sociali.  La tecnologia dell’IA, e l’economia che la governa, sembra invece provare disprezzo per i losers, i perdenti, esaltando solo i super ricchi vincitori.   “Edificare nel bene – recita l’Enciclica – significa accettare il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli un errore da correggere”.

Dietro l’IA l’Enciclica intravede una grande possibilità per l’umanità ma anche il rischio della deviazione della tecnica verso la volontà di potenza, già segnalata da Heidegger, verso il disumano. Infatti “non è solo la mancanza a generare disordine. Anche ciò che cresce senza misura può diventare una forma di povertà”. Assolutizzare solo l’intelligenza rispetto ad altre dimensioni dell’umano, come la relazione, la dedizione, l’affetto, è sempre un errore. L’errore nasce sempre dal superamento di un limite, che finisce per assolutizzare una parte escludendone altre.

Il timore è che il progresso pretenda di andare oltre l’umano, verso il transumanesimo e il post umanesimo, che rappresentano il sogno o l’incubo di superare i limiti dell’umano, verso il più che umano. Infatti il documento papale ribadisce che è proprio la finitudine che apre alla trascendenza di Dio. “Proprio perché sperimenta il limite, – la vulnerabilità, il dolore, il fallimento – egli può riconoscere la propria e l’altrui dignità come inviolabile”. È proprio la consapevolezza del limite che aumenta la nostra empatia nei confronti degli altri, soprattutto dei più deboli e indifesi, “impedendo la normalizzazione del male”. Tutto il testo è pervaso dalla profonda necessità di restare umani, conservando il senso del limite e la sobrietà, aperti al mistero e alla grazia.  E pone la questione fondamentale: “l’IA rende la vita umana sulla Terra, in ogni suo aspetto, più umana? La rende più degna dell’uomo?”.

L’Enciclica presenta molte incursioni nella cultura contemporanea, dal cinema alla pittura, dalla filosofia alla scienza. Concludo segnalando una citazione che ha fatto enorme piacere a chi scrive, quella del nome di Maria Montessori. Il Papa la cita, insieme ad una non troppo numerosa schiera di grandi donne della storia recente, in un paragrafo intitolato, non a caso, Il limite, il cuore, la grandezza dell’essere umano. “Alcuni eventi aiutano a vedere che la storia può cambiare quando anche solo un uomo o una donna prendono davvero sul serio la dignità di tutti”.

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