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AMORINO 2016 Montepulciano d’Abruzzo Castorani

CUCINA & CANTINA/ Centralmente / 246

 Il vino che presento quest’oggi ha una storia affascinante che parte da molto lontano. Il Podere Castorani si trova ad Alanno, in provincia di Pescara, in Abruzzo. Le prime tracce della proprietà risalgono al 1793, quando la villa divenne parte della dote di Lady Adelina Ruggeri De’ Capobianchi che sposò Raffaele Castorani, famoso professore alla Sorbona e pioniere della chirurgia della cataratta. Nel corso dei decenni la tenuta passò di mano (tra cui al professore di diritto internazionale Antonio Casulli) e arrivò a quasi 200 ettari. Dopo un lungo periodo di declino, nel 1999 un gruppo di amici, tra cui l’ex pilota di Formula 1 Jarno Trulli, acquistò la proprietà e decise di riportarla agli antichi splendori, puntando su viticoltura di qualità, biologica e sui vitigni autoctoni abruzzesi.  L’Amorino è una delle etichette più rappresentative della cantina: un Montepulciano d’Abruzzo pensato per essere espressivo, strutturato e territoriale, senza eccessi di legno. Il nome “Amorino” richiama proprio l’idea di un vino “amabile” e piacevole, anche se in realtà sulla carta dovrebbe essere un rosso deciso.

Provenienza : Casauria – Abruzzo – Provincia di Pescara

Gradazione Alcolica:  13,5 % vol.

Varietà delle Uve:  100 % Montepulciano d’Abruzzo

Tipologia :

Suoli: argillosi-calcarei misti a ghiaia, tipici delle colline abruzzesi. Esposizione: buona insolazione con escursione termica significativa tra giorno e notte, grazie alla vicinanza della Maiella e al mare. Questo dovrebbe  conferire al vino buona struttura, acidità e note minerali.                                                                           Vinificazione: Vendemmia manuale. Fermentazione in acciaio con lunga macerazione sulle bucce per estrarre colore e tannini. Affinamento in parte in acciaio e in parte in legno (probabilmente botti grandi o tonneaux) per un periodo medio, in modo da mantenere la freschezza del frutto tipica del Montepulciano abruzzese senza renderlo troppo “internazionale”.                                Caratteristiche Organolettiche:  Ora arriviamo al punto dolente: la mia degustazione di ieri sera. Alla vista è un rosso rubino abbastanza profondo con riflessi ancora violacei. Al naso è scialbo: pochi profumi, quasi timidi. Qualche accenno di prugna e ciliegia matura, ma tutto molto spento, senza intensità né complessità. Niente spezie particolari, niente liquirizia, niente erbe aromatiche che di solito caratterizzano un buon Montepulciano. In bocca è altrettanto deludente, piatto, senza vibrazione. Il frutto è opaco, l’acidità è presente ma non riesce a dare vita al vino, i tannini sono morbidi ma banali. Non c’è profondità, non c’è lunghezza, non c’è quel “qualcosa” che ti fa dire “questo è un buon vino. Insomma, nonostante temperatura, bicchiere e abbinamento fossero perfetti, nel calice non è arrivata nessuna risposta adeguata. È stato uno di quei vini che ti lascia indifferente.

Temperatura di Servizio : 18–19 °C.

Longevità:  Per quanto riguarda la longevità… purtroppo non vedo margini di miglioramento. A otto anni dalla vendemmia è già così spento. Da qui in avanti potrà solo peggiorare: il frutto si affievolirà ulteriormente e il vino diventerà ancora più anonimo. Meglio berlo ora (o averlo già bevuto) piuttosto che aspettarsi chissà cosa tra qualche anno.

Abbinamenti : Teoricamente è un vino da abbinare alla cucina abruzzese: chitarra al ragù di agnello, carbonara, arrosticini, agnello alla brace, salsicce, ragù di carne, formaggi stagionati. Ieri l’abbinamento era corretto, ma il vino non ha saputo valorizzare il piatto né farsi valorizzare da esso. Una delusione.

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