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MONTESSORI A BARCELLONA: LO SPAZIO DELL’APPRENDIMENTO.

IL LIMITE / Raniero Regni / 245

Maria Montessori è stata una formidabile viaggiatrice. Per tutta la sua lunga ed operosa vita, che lei definì un giorno come “un volo tra le genti”, ha cambiato tante case, tante città, ha abitato in tanti paesi. Spinta dalla straordinaria scoperta della forza dell’infanzia, dappertutto ha studiato il comportamento dei bambini, ha fatto formazione degli adulti, ha fondato scuole. Contornata da un gruppo di straordinarie allieve-seguaci provenienti da mezzo mondo, ha provato a spiegare a tutti perché i bambini fossero facili da amare ma difficili da capire e da educare. Ovunque ha cercato di demolire, con le sue geniali osservazioni e portando prove scientificamente fondate, pregiudizi diseducativi accumulati da millenni dalla società degli adulti sopra il popolo dei bambini.

Costretta a fuggire dall’Italia fascista, dalla sua patria, caduta sotto una dittatura che chiude tutte le sue scuole nel 1935, raggiunge la Spagna e si stabilisce a Barcellona. Per molti anni quella rimarrà almeno formalmente la sua residenza ed è forse uno dei posti dove lei si è fermata più a lungo. Infatti già nel 1915 aveva inviato lì una delle sue più grandi allieve e lei stessa vi era arrivata nel 1916 per svolgere un corso di formazione. Rientrata da uno dei suoi molti viaggi negli Stati Uniti risiede stabilmente in Spagna. A Barcellona sviluppa i suoi esperimenti sull’educazione religiosa e, contemporaneamente, pubblica in spagnolo due suoi testi fondamentali come Psicoaritmetica e Psicogeometria, a testimonianza della complessità del suo lavoro di ricerca che si muove su tutti i bisogni di sviluppo dell’essere umano.

Nel 1930 Montessori aveva inaugurato la scuola dell’infanzia italiana Maria Montessori, all’interno della bella costruzione che era già da tempo scuola pubblica italiana nel caratteristico quartiere di Sarrià. Nel 1934, fuggendo definitivamente dall’Italia e da una dittatura liberticida, con cui pure aveva cercato di trovare un modo di convivenza, Montessori sceglie proprio una città che ha una straordinaria tradizione libertaria. Una orgogliosa città marinara, capitale dell’indipendentista Catalogna, un porto aperto e indocile ad ogni controllo. Una città che però di lì a poco sarà coinvolta nella sanguinosa guerra civile, che ispirerà anche capolavori letterari come Elogio della Catalogna di G. Orwell e Per chi suona la campana di E. Hemingway, e che cadrà anch’essa sotto la dittatura franchista, dopo essere stata bombardata, tra l’altro nel 1939, anche dall’aviazione italiana. Ma in quell’anno Montessori era già partita per l’India, dove trascorrerà tutto il periodo della seconda guerra mondiale.

Oggi Barcellona, seconda città della Spagna per numero di abitanti, è una delle metropoli più vive e cariche di energia culturale e giovanile, non solo della penisola Iberica e del Mediterraneo, ma dell’intera Europa. Ospitando grandi eventi internazionali, come quest’anno il Congresso mondiale di architettura, è sicuramente un centro di irradiazione di idee innovative che si vedono anche nella velocità con cui la città cambia pelle.

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Oggi, a cento anni da quel momento, la Scuola Paritaria Italiana, una singolare scuola pubblica in territorio catalano, celebra quel momento con un convegno. I bambini e i ragazzi che frequentano quella scuola, che oggi ha anche le medie di primo e secondo grado, parlano indifferentemente italiano, catalano e spagnolo e anche altre lingue, perché magari figli di famiglie miste. E questo è un dato caratteristico di una scuola che fa parte del Sistema della Formazione Italiana nel Mondo, gestita dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Interno della scuola di Gaudi, Barcellona

Il tema del Convegno è stato Montessori: lo spazio dell’apprendimento. Metodo, territorio e ambiente. Dopo i saluti istituzionali, ma tutt’altro che formali, del Console italiano e dei dirigenti scolastici, tante le relazioni che, alternando le tre diverse lingue che anche il pubblico condivideva, hanno affrontato tematiche educative di grande interesse e attualità. Non potendo in alcun modo riassumerle e non potendo fare neanche i nomi degli intervenuti, di nomi ne faccio uno solo, quello dell’organizzatore di tutto l’evento, Antonio Gucciardo, il brillante, creativo, quasi irrefrenabile, Presidente della Giunta Esecutiva che dirige la scuola.

Antonio Gucciardo Presidente della Giunta Esecutiva della Scuola Paritaria Italiana di Barcellona

Tra le relazioni, ne scelgo invece una, non solo per la qualità della speaker, ma anche per il tema: Gaudì e i bambini. Sì perché quest’anno è il centenario della morte del grande architetto spagnolo, nato nel 1852, due anni dopo Montessori, e morto nel 1926, investito da un tram mentre tornava in abiti dimessi dal cantiere della Sagrada Familia e per questo, per alcune ore, non riconosciuto e ricoverato nella sezione dei poveri dell’ospedale.

Padre del modernismo con simpatie per il neogotico, capace di fondere assieme natura, scultura e architettura in una sintesi originalissima che traspare da tutti i dettagli delle sue opere, Antoni Gaudì è stato per certi versi un genio solitario. Infatti oltre all’essere uno straordinario studioso della natura e di tutti i diversi materiali usati, sul piano della scienza e della tecnica, aveva una forte componente mistico-religiosa, che lo porterà nella parte finale della sua vita a dedicarsi anima e corpo alla edificazione della Sagrada Familia, che proprio quest’anno ha visto completata la sua guglia più alta.

Un’impresa epica, degna dei grandi maestri delle cattedrali medievali, che è oggi uno dei luoghi più visitati della città. Assieme alla componente religiosa, che in qualche maniera lo avvicina a Montessori, straordinaria scienziata ma anche donna dalla profonda spiritualità, Gaudì ha avuto sempre una grande attenzione per l’infanzia. Nelle bellissime fotografie mostrate durante il convegno si vede anche la costruzione di una scuola per i figli del popolo, realizzata da Gaudì proprio vicino al cantiere della cattedrale in costruzione. Oggi non esiste più, ma dalle foto si coglie la insolita struttura del tetto, una specie di firma architettonica della creatività progettuale di questo grande maestro.

Gli intensi lavori del convegno si sono conclusi con un interessante percorso attraverso il quartiere di Sarrià, guidato dai rappresentanti del quartiere stesso e da alcune alunne che hanno spiegato ai partecipanti i monumenti. In quel momento, per chi c’era, si è avuta la netta sensazione di che cosa significhi davvero una scuola che appartiene ad una comunità, che è sì locale, molto legata al luogo, ma anche pienamente aperta al mondo globale, nel quale oggi e domani quei giovani allievi come tutti gli altri loro coetanei dovranno vivere. Un aspetto che sarebbe piaciuto a Montessori che sapeva che una istituzione educativa non può raggiungere i suoi obiettivi se non sostenuta da una comunità che creda in essa. Ma in più Montessori sapeva anche che una Casa dei Bambini o una scuola primaria o secondaria ispirate ai suoi principi avrebbero costituito un vero e proprio lievito per la società tutta. Montessori e Gaudì, e forse la stessa municipalità di Barcellona, sapevano e sanno che “un paese è forte quando si prende cura dei deboli, un paese è grande quando si prende cura dei piccoli”.

    

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