Benessere / Giuseppe Mazzocco / 240*
I codici professionali e le simbologie di riferimento sono elementi delle regole morali che disciplinano anche la professione dell’estetista, alle quali ci si attiene per deontologia.
La parola “estetica” fu coniata dal filosofo tedesco Alexander Gottlieb Baumgarten (1714-1762) che, nel 1735, la usò nella sua tesi di laurea, volendo significare la “Scienza del bello, delle arti liberali e della gnoseologia inferiore, sorella della logica” e, successivamente (nel 1750), ci intitolò una sua pubblicazione: “Aesthetica”.
Il temine, dal greco “sensazione che si percepisce attraverso i sensi”, indicava un aspetto della conoscenza fisica. Successivamente, la parola è diventata, di diritto, una definizione filosofica e, solo da poco, ha assunto il significato di bellezza e, di recente, è stata accoppiata a quella di “benessere”.
La parola “estetista”, invece, definisce chi “mette in atto tutte le prestazioni ed i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo, il cui scopo esclusivo o prevalente è quello di mantenerlo in buone condizioni, di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico, modificandolo attraverso l’eliminazione o l’attenuazione degli inestetismi presenti”.
Nell’esercizio della professione sono escluse le prestazioni con finalità di carattere terapeutico.
Nel massaggio estetico integrato, le mani si educano col lavoro formativo e con la voglia di imparare, studiando e provando, sotto attenta ed esperta guida, quello che prima non si conosceva.
I percorsi di formazione garantiscono l’apprendimento del nuovo; fanno la verifica di ciò che è stato provato ed abilitano alla pratica esecutiva professionale: così si realizza l’aggiornamento tecnico.
L’estetista è la professionista dello “star bene” che, massaggiando, usa le mani ed il “cuore” (la passione) per realizzare momenti di benessere, altrimenti non godibili.
Dovrà, però ed obbligatoriamente, fare aggiornamento professionale continuo, non episodico, per godere dei frutti della formazione permanente che renderà attuale la professione del benessere.
L’offerta formativa comprende il perfezionamento della “mano professionale” per realizzare, in autonomia e con competenza, le novità che vengono fuori dalle ricerche fatte sul campo.
I corsi di perfezionamento sviluppano nuove capacità “nel fare”; approfondiscono le conoscenze tecniche di nuove manualità e rispondono alle esigenze di aggiornamento, di riqualificazione e di educazione permanente.
Per dirla con il pedagogista Giovanni Amos Comenio (Nivnice, in Moravia, 1592; Amsterdam, Paesi Bassi, 1670), l’apprendimento, per progredire professionalmente, deve proseguire per tutta la vita lavorativa e precisa che, prima di agire, bisogna imparare e ricorda che la ricerca del sapere è lunga.
Anche l’UNESCO (rapporto sull’educazione, pubblicato da Edgar Faure, nel 1972) si preoccupa di definire il concetto di educazione permanente (con l’esplicito concetto di “imparare ad imparare”), mentre Jacques Delors (1925-2023; già presidente della Commissione Europea e convinto sostenitore dell’educazione permanente) fissa i quattro pilastri dell’imparare, dei quali il secondo recita: “Imparare a fare” ovvero mettere in pratica ciò che è stato appreso e adattarlo al mondo del lavoro.
Quello che diceva Aristotele (384 a.C.-322 a.C.), nell’“Etica Nicomachea” (“Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo”), resta una indicazione di fondo di ogni percorso formativo per “creare” benessere.
(Continua con la parte seconda)
(*) Scritti di massaggio estetico integrato per il benessere







