Il Limite / RANIERO REGNI / 237
| ll nostro Raniero Regni, ci ha inviato il suo articolo da Chihuahua in Messico dove è stato invitato per un ciclo di conferenze che lo vedrà relatore ufficiale fino alla prossima settimana e si concluderà a San Diego in California, IL Limite, la rubrica da lui curata su centralmente.com, attraverserò l’oceano atlantico e finirà sulle sponde del Pacifico in America, promuovendo la nostra Rivista della Domenica a rango internazionale .Onorati per contare sulla sua firma auguriamo a Raniero Regni le migliori soddisfazioni in Messico e Stati uniti
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Il viaggiare è sempre istruttivo. Che si viaggi per divertimento o per lavoro, ci si allontana dalle proprie ruotine, dalle proprie abitudini, anche mentali. A meno che non si voglia semplicemente fuggire, per poi scoprire che si rimane gli stessi anche sotto cieli diversi, la distanza ci fa percepire meglio anche alcuni aspetti di casa nostra. Certo, per chi è avanti negli anni, l’orizzonte dell’esperienza è più ampio di quello delle aspettative, per cui le sorprese si fanno più rare, ma il viaggio acuisce i sensi e qualcosa di nuovo accade sempre.
Torno così in Messico per la terza volta. Città di Chihuahua, capitale dell’omonimo stato, il cui nome a noi ricorda una varietà di cani molto piccola, e che è invece la capitale dello stato più grande d ella federazione messicana, più o meno vasto come la Francia. Terra delle indomite tribù Tarahumara che neanche i conquistadores erano riusciti a sottomettere, i cui discendenti si incontrano ancora oggi con i loro vestiti tradizionali variopinti, ma che vivono ai margini della società.

Visito una bellissima scuola Montessori, che va dal nido alla scuola superiore di primo grado. Un seme portato così lontano dal vento della passione educativa ha trovato qui un terreno fertile ed ha prodotto un frutto magnifico. Il movimento Montessori, un movimento fatto soprattutto di donne dalla personalità non comune, trova qui ancora una conferma. Infatti, nel 1962 una straordinaria e facoltosa signora americana, Maria Luisa Ryan, sposata a Salvador Creel, vuole una scuola Montessori per i suoi figli e da qui parte la più antica istituzione educativa montessoriana del paese. Visito persino in anteprima la grande villa donata anch’essa dalla mecenate alla sua morte, che presto ospiterà la scuola media superiore. Atelier, laboratori, ragazzi e ragazze che vendono nel piccolo emporio i vegetali prodotti nella serra idroponica, apparecchiano a turno e servono a tavola nella mensa, dove anch’io pranzo con i docenti. Qui si dimostra con i fatti che un’altra scuola è possibile, un altro modo di educare è praticabile. La tranquillità e gentilezza con cui gli studenti si muovono e si rapportano tra loro e con gli adulti dimostrano che anche i preadolescenti, alle prese con il loro incipiente scatto di crescita, possono attraversare questo passaggio, che li condurrà alla giovinezza e poi alla vita adulta, in maniera non così turbolenta. Si vede bene che bambini e ragazzi sentono quegli ambienti come la loro casa: una vera comunità educante.
Le aule del nido e della Casa dei bambini sono davvero belle perché la struttura è stata a suo tempo disegnata da due mamme architette che avevano i loro figli a scuola. Alberi e piante, fontane e vasche, sono presenti nel cortile ma anche negli interni, resi luminosi dalle ampie vetrate. Ma ci sono anche ambienti più raccolti dove i ragazzi si ritrovano da soli nei momenti di pausa. “Classi verticali”, pluriclassi diremmo noi, nella scuola primaria, ovvero studenti di diverse età che lavorano assieme, mettendo in atto il mutuo insegnamento. I piani didattici, presentati e discussi con gli insegnanti, prevedono un’uscita ogni mese e altre attività fuori dalle pur belle, ma sempre limitate, mura scolastiche, sfruttando la città come aula. L’uscita, come chiave didattica fondamentale prevista da Montessori per i bisogni educativi di questa età, è praticata in pieno. Penso che mi piacerebbe molto vedere una scuola così anche in Italia, penso a miei nipoti che la frequenterebbero molto volentieri, penso alle mie due figlie che insegnano alle medie di primo e di secondo grado e che qui potrebbero davvero esprimere a pieno la loro passione di docente.
Prima della conferenza, in cui si parlerà di educazione e neuroscienze, incontro il consiglio direttivo della scuola composto da genitori e insegnanti, sempre affiancato dal mio amico Eder, dirigente della scuola, un giovane sensibile e impegnato, solido e brillante, psicologo dello sport, con specializzazione montessoriana presa in Italia, in un corso AMI frequentato (che paradosso!) solo da stranieri. In questa scuola le energie di tutti vengono liberate, le passioni assecondate e l’educazione appare davvero per quello che dovrebbe essere, un aiuto alla vita, dall’infanzia all’adolescenza. E la soddisfazione, di chi frequenta e ha frequentato questo ambiente, è così forte che molti degli studenti attuali sono figli di ex studenti diventati genitori.





