POST DELLA SETTIMANA / 230
“I tempi cambiano”, si dice. E cambiano così in fretta che, a volte, finiscono per inciampare con le storie più antiche. Anche il Natale, oggi, sembra sotto tiro: limato, corretto, riformulato… Per non disturbare, non urtare, non “eccedere”.
Così la stalla diventa un problema logistico, il presepe una scelta divisiva, i canti tradizionali una questione di opportunità. Il rischio? Un Natale talmente scolorito e prudente da diventare irriconoscibile.
La cronaca recente, con la sua durezza, entra di peso nell’immaginario collettivo e lo trasforma in satira amara. E allora il Bambinello non nasce più in una stalla “tra il bue e l’asinello”, ma viene trasferito in una struttura protetta, con tutti i comfort della modernità. I Re Magi, più che seguire una stella, arrivano convocati dai giudici, con tesserino e verbale. La cometa, per sicurezza, resta spenta.
Così celebriamo un Natale senza Natività: un paradosso che fa sorridere e, insieme, riflettere… Non si tratta di difendere un rito contro altri, né di opporre identità come muri. Le tradizioni non escludono: raccontano. Sono narrazioni condivise che attraversano i secoli e tengono insieme memoria, arte, musica, linguaggio, fede.
“Tu scendi dalle stelle” non è un proclama, è una poesia popolare; il presepe non è un confine, è un racconto visivo che parla di fragilità, accoglienza, nascita in condizioni imperfette — esattamente ciò che dovrebbe unirci.
Scolorire il Natale in nome di una neutralità assoluta rischia di produrre l’effetto opposto: svuotare una grande festa del suo senso, ridurla a cornice commerciale, a calendario di luci senza storia.
La vera inclusione non passa dall’azzeramento dei simboli, ma dalla loro comprensione. Conoscere, credere, rispettare per non rinunciare a raccontare.
Forse, allora, il punto non è cambiare il Natale, ma ricordarne il significato e perché esiste. È una storia millenaria che parla di nascita, di speranza, di umanità condivisa. Più la si tocca con mani ideologiche, più resiste. E mentre qualcuno prova a riscriverla con linguaggio amministrativo, continua a cantare — magari sottovoce — tra una stella e una stalla.
Con buona pace dei regolamenti di chi vorrebbe cancellare tutto.
Buon Natale.
(Marcello Martelli- Facebook- 24 dicembre 2025)




