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  LE FLEBO ECOLOGICHE  E I MILIARDI SPRECATI

Valore & Valori / Mario Travaglini / 191

I sussidi per le batterie, le quote di riciclaggio e gli obblighi di incorporazione portano gli Stati ad impone norme che distorcono il mercato, creano una domanda artificiale e causano disastri industriali.

 

E’ vero che l’economia deve avere un’etica, cosa che sostengo da lungo tempo anche su queste stesse colonne, ma le esasperazioni degli ultimi tempi hanno preso il sopravvento e, inevitabilmente producono danni. Tra gli attacchi ingiustificati all’economia di mercato rientrano i sussidi per le batterie, le leggi sui tappi di plastica e il divieto di affittare determinati immobili ed altro ancora. Da un lato creano l’illusione di una domanda per determinati prodotti, sia attraverso acquisti obbligatori imposti da norme, sia attraverso la distribuzione di aiuti finanziari, e, dall’altro, riducono l’offerta di prodotti effettivamente richiesti, limitando così il benessere degli individui. Gli aiuti pubblici e le quote incoraggiano massicci investimenti senza alcun collegamento con la domanda reale o con la redditività. Da qualsivoglia punto di vista si provi ad inquadrare il problema il risultato rimane il medesimo: i consumatori preferiscono principalmente le auto con motore a combustione interna e sono diffidenti nei confronti dei modelli elettrici. Secondo lo studio di una nota società di consulenza strategica  pubblicato lo scorso giugno, il 18% dei proprietari  di auto elettriche prevede di acquistare un veicolo termico come prossimo acquisto. Citano i costi di manutenzione, i tempi di ricarica e la delusione per la durata della batteria, confermando la tendenza  secondo la quale le immatricolazioni di auto elettriche sono diminuite del 2,6% nel 2024, nonostante un aumento a inizio anno dovuto agli incentivi leasing sociale. I sondaggi condotti in tutti paesi del mondo, dall’Italia, alla Francia, a gli stati Uniti, Cina esclusa, mostrano come la popolarità delle vetture tradizionali supera di gran lunga quella delle automobili elettriche, tanto che il 62% dei consumatori prevede di acquistare un veicolo a benzina o diesel, mentre solo il 5% dichiara di voler prendere in considerazione l’acquisto di un’auto elettrica. Messe cosi le cose deve apparire del tutto fisiologico che il più grande produttore europeo di batterie , Northvolt, sia fallito nel novembre dello scorso anno, nonostante abbia bruciato oltre 15 miliardi di euro di finanziamenti ricevuti dal 2015 in poi. E siccome la protervia o la cecità, fate voi, non ha limiti, altre società, tra cui figura Stellantis e Verkor, dopo aver dilapidato miliardi di soldi pubblici, sembrano che vogliano finalmente confrontarsi con la realtà e prendersi una pausa di riflessione prima di proseguire nel programma di costruzione delle loro gigafactory.

Sul versante plastica le cose non vanno certo meglio perché anche l’industria del riciclaggio in Europa, beneficiando del sostegno statale, è  obbligata a seguirne le direttive  che con quelle nuove in vigore da inizio anno rischiano paradossalmente di provocare il  crollo dell’intero settore.

Tutto inizia bene, con buone intenzioni e nel modo più innocuo possibile con un decreto di dicembre 2021 a mezzo del quale si stabilisce  che nel 2025 (cioè adesso, per la cronaca), qualsiasi bottiglia d’acqua debba essere realizzata con almeno il 25% di polietilene riciclato (30% nel 2030). Come amici del pianeta, sappiamo che la plastica è cattiva, molto cattiva. Inquina. Le balene non riescono a digerirla. Nemmeno i delfini.  Ognuno di noi potrà dire :”Ma non sono io. Seguo le regole e faccio  diligentemente la differenziata”. Allora chi , cavolo ! Siamo tutti uniti, responsabili, sostenibili, eco-responsabili e blablabla…..poi ci tocca pagare comunque?  A questo punto ci potremmo chiedere chi possa mai pensare, scrivere e poi votare una legge contro gli sprechi. L’Europa, of course . A priori, lo spreco punisce chi lo commette facendogli perdere denaro. Se la gente vuole buttare i propri soldi dalla finestra, sono affari suoi. Per salvare il pianeta, dobbiamo prevenire gli sprechi e i consumi eccessivi; dobbiamo promuovere l’economia circolare, ossia il nuovo nobile nome del riciclaggio.  Allora, ricapitolando :                                                                                                               Situazione iniziale: un’esigenza creata dal nulla dall’ideologia, perché nell’economia circolare il bidone giallo dovrebbe garantire il riciclaggio. Le persone sono quindi libere di utilizzare questo materiale riciclato; i produttori sono consapevoli di un nuovo obbligo a lungo termine, ossia incorporare il 25% di materiale riciclato nelle loro bottiglie entro il 2025.

 Situazione finale: buttare via, distruggere valore.

Dopo questo quadro, vedere il presidente della Confederazione europea delle industrie del riciclaggio spiegare il nuovo disastro che sta affrontando il suo settore è oltremodo singolare. Chi ha avuto la possibilità di ascoltarlo potrebbe essere ancora più duro di quanto io lo sia in questo momento. Sorvolo sui dettagli ma la sua cura è la seguente: ancora più capitalismo clientelare!  In realtà, questi obblighi, non richiesti dai clienti e non essenziali per la sicurezza delle persone, sono inefficaci e dannosi. Il disordine è lì. Non altrove. Nel processo decisionale che ognuno di noi elabora dentro se dovrebbe trovare posto proprio questa fondamentale considerazione: non investire mai nel capitalismo clientelare. Esso porta sempre allo spreco di lavoro e di capitale. Si tratta di un sistema istituzionalizzato di cattiva allocazione delle risorse che può solo produrre  rimpianti e delusioni per gli azionisti. Non è un caso che, sotto la pressione degli investitori, i grandi fondi dichiarino di voltare le spalle alle aziende che si vantano di avere “impegni socialmente responsabili”, che si dedicano a “energia verde” e ad altre sciocchezze del genere. Meglio investire in aziende che si dedicano al servizio dei propri clienti, non alla burocrazia.

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