BIDEN’S FAREWELL

Valore & Valori / Mario Travaglini / 188

                            Nei mesi passati mi sono a lungo intrattenuto sul voto presidenziale americano e sulla inopportunità di affidare un secondo mandato a Trump o a Biden. Settimana scorsa, evitando di esprimere giudizi definitivi sulla rielezione di Trump, mi sono limitato ad manifestare i miei timori e le mie perplessità sull’andamento di Wall Street. Oggi chiudo il cerchio e provo a riassumere cosa rimane di Biden e della sua politica.

Ho ancora negli occhi  il suo sguardo perso sulla folla plaudente stipata nella sala del Campidoglio, obbligato ad assistere allo show di Trump dopo esserne stato estromesso da un impietoso protocollo. Pur rispettando la sua tristezza, non ritengo che egli meriti di essere ricordato perché la sua carriera non è stata caratterizzata né dal coraggio, né dalla grazia, né dall’intelligenza. Come membro del Senato per mezzo secolo, fu solo un portavoce volontario, persino entusiasta, del potere in carica. Quasi ogni sua proposta, ogni legge o programma sta causando problemi sia all’America che all’Europa.

Quando venne eletto nel 1972, il debito degli Stati Uniti era di 450 miliardi di dollari mentre oggi è 80 volte più alto. So che è un esercizio di scarso interesse ma è indubitabile che quei 36 trilioni di dollari sarebbero stati molto utili se fossero stati investiti correttamente anziché spenderli per azioni e disavventure all’estero o per distribuire misure di stimolo in patria. Non saranno certo le questioni di genere, Panama o le grazie presidenziali a far inciampare Trump perché queste sono solo noiose questioni politiche. Sarà piuttosto l’eredità di Joe Biden, Barack Obama e dello stesso Trump, a squilibrare i conti pubblici americani stante il fatto che negli ultimi tre anni gli interessi sul debito sono quasi raddoppiati. Se allargassimo l’orizzonte temporale noteremmo, per esempio, che negli ultimi otto anni la spesa in deficit federale ha spinto gli interessi sul debito  al di sopra della spesa per la difesa, cosa che in precedenza accadeva solo con tassi di interesse molto più elevati.

Oggi questa situazione  potrebbe essere affrontata solo in due modi. Il primo e unico modo onesto per tenere la situazione sotto controllo è quello che sta utilizzando Javier Milei in Argentina, ossia un bilancio in pareggio, non  negoziabile, niente più deficit e nessun aumento del debito nazionale. L’altra soluzione,  lasciar perdere, non fare niente, che poi è  stata quella di Biden, il quale, continuando a spendere, in quattro anni, ha accumulato circa 8 trilioni di dollari di debito. La prima cosa che notiamo, quando analizziamo i quattro anni della sua presidenza è una reiterata propensione alla codardia ed alla ipocrisia.

Quando si è candidato contro Trump nel 2020, ha promesso di offrire al mondo un cambio di direzione. La cosa più stupida che fece fu non mantenere quella promessa. Entrando in carica nel 2021, avrebbe potuto facilmente dire la verità. A quel punto, era ovvio, sarebbe stato molto apprezzato. I migliaia di miliardi di sussidi inviati con falsi pretesti a tutti gli americani, i cosiddetti “assegni di stimolo” si sono rivelati come un altro errore colossale. Insieme ai tagli fiscali e alle tariffe, queste iniziative hanno aggiunto quasi 8 trilioni di dollari al debito nazionale, provocando l’inflazione più alta degli ultimi 50 anni e i più bassi tassi di crescita del PIL nella storia, dai tempi della Grande Depressione.

Il Presidente Biden avrebbe potuto prendere le distanze da questo naufragio, ma,al contrario, come un automobilista che segue troppo da vicino nella nebbia un altro automobilista, è andato a sbattere, peggiorando la situazione. Ha mantenuto i dazi di Trump, aumentato la spesa e amplificato l’isteria sul Covid. “Non prenderai il COVID se sei vaccinato”, e poi “Se sei vaccinato, non sarai ricoverato in ospedale, non sarai in terapia intensiva e non sarai… e non sarai….. e non morirai……” Niente di tutto questo era vero. E la grazia concessa a Fauci poco prima del suo addio è diventato un segnale  che  puzza molto di connivenza. Ma non è finita qui perché Biden ha sperperato altri soldi sia con l’American Rescue Act, assegnando 5.600 dollari per famiglia di quattro persone per stimolare l’economia, e sia  con  il CHIPS Act, con il quale assegnava 1,2 trilioni di dollari al disegno di legge sulle infrastrutture.  Tutte misure che hanno destabilizzato il dollaro e anche il nostro Euro.

Nel concludere queste brevi considerazioni non posso non richiamare il disastro diplomatico che la passata amministrazione USA ha causato nella geopolitica mondiale congelando  il dialogo con i sauditi ed  incoraggiando  l’Iran nella sua opera di destabilizzazione. Un risultato disastroso, il cui segno più eclatante e imbarazzante è stata la decisione di non revocare, dopo la strage del 7 ottobre, lo sblocco di 6 miliardi di dollari di fondi iraniani all’estero precedentemente deciso per favorire la normalizzazione dei rapporti con Teheran.

La linea di scontro frontale senza quartiere contro la Russia nella crisi ucraina ha poi peggiorato ulteriormente la situazione, allontanando Mosca da Gerusalemme, cementando i rapporti di reciproco appoggio tra russi e iraniani, e alimentando la destabilizzazione di Teheran come arma in mano alle forze anti-occidentali nel mondo.
Al cospetto di questo vero e proprio capolavoro al contrario di politica estera,  il sostegno che ha rinnovato più volte a Israele suona falso e ipocrita.

Tanto basta per dire, in conclusione, che personalmente non rimpiangerò affatto la sua presidenza che, verosimilmente, sarà catalogata tra quelle “minori” della storia  americana

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