E cosa dire del geniale Jorginho, impreciso per foga in alcune occasioni, ma poi decisivo, concentratissimo ed efficace proprio quando serve, al momento di fare davvero la differenza, come Cabrini e Grosso prima di lui… Lui che assieme a Domenico Berardi ha quella goliardia guascona vivida, vitale e brillante che ti ricorda un po’ la voglia di vivere del fidanzatino del liceo e del campeggiatore neofito ad un falò, con quei balzi genuini d’ atletismo che ricvocano il fascino un po’ ‘maori’, quella carica vulcanica alla Mark Hateley… A proposito, ci sono tutte dunque le premesse per poter dire l’ 11 luglio «È azzurro oggi il cielo ( non bianco) di Wembley!». Ce lo auguriamo, anche come segnale netto di ripresa sociale ed economica, in questo periodo storico pesante, complesso e faticoso, in cui l’ ennesima impresa di questa “squadra in erba” sarebbe un fondamentale segno di rinascita italiana. In attesa, e nella fiduciosa speranza, che i bruchi centravanti diventino sontuose, leggiadre e libere farfalle, il miglior attacco resta la difesa: Donnarumma, Di Lorenzo e Chiellini sono di quelle retroguardie che si fanno avamposto di battaglia decisivo per il match. Complimenti a tutta la squadra, che ha dimostrato alla grande Spagna che attraverso la sola precisione tecnica, senza estro, duttilità, iniziativa ed intelligenza, non si può essere invincibile armata. Avanti così azzurri, magari più compatti, consapevoli e precisi: nulla è impossibile, tutto è da giocare, credendoci fino all’ultimo istante… Esattamente come nel match di ieri!