Benessere / Giuseppe Mazzocco / 259 (*)
Gli effetti del massaggio sono stati ampiamente studiati in campo medico. In linea generale, esso agisce sulla circolazione venosa, quella linfatica e capillare, sulle arteriole e sulle arterie. Sul sistema nervoso svolge effetti segmentari sedativi, rilassanti, ipnotici e psicologici. Sulla pelle agisce sulle strutture collagene ed elastiche; aumenta l’eliminazione permanente ed apparente dell’acqua, favorisce il riassorbimento del sebo, perché permette una vasodilatazione attiva.
Agevola, poi, la cicatrizzazione ed agisce sulle terminazioni nervose. Sui visceri del digerente, il massaggio dà luogo ad effetti meccanici diretti; su quelli dell’urinario, serve ad aumentare la diuresi. In ambito sportivo è ben noto che cinque minuti di massaggio diminuiscono in misura maggiore la fatica muscolare, rispetto a cinque minuti di riposo.
Le controindicazioni sono poche. Il massaggio non va espletato nei processi infiammatori in fase attiva; in tutte le malattie acute in fase di piena evoluzione (es.: tubercolosi e cancro; anche se può dar luogo ad effetti sedativi per le sue ripercussioni psicologiche); nei casi di fragilità vascolare; in alcune malattie cutanee (es.: micosi, cancro cutaneo); nelle ecchimosi e nei casi in cui si manifestino reazioni dolorose (Heulen e Nahon, 1981). Un esempio di trattamento recuperato dal passato, quale la reflessologia, si rivela sicuro (non mostra effetti collaterali) e promuove l’omeostasi (Sahai, 1993). È consigliata in ambito paramedico (Wood, 1993; Barrault, 1993; Ferrer de Diso, 1993) e viene raccomandata in sindromi a componente psicogena, come la sindrome premestruale (Oleson e Flacco, 1993), tanto da interessare fortemente i neurologi (Paulson, 1992).
Westhof e Ernst (1992) hanno compiuto una ricognizione su 15 testi classici di medicina, trovando circa 50 malattie in cui il massaggio è indicato, senza però che sia stata eseguita una adeguata sperimentazione in merito. Esse spaziano dal diabete mellito alle neurosi, dal Morbo di Parkinson alle varici.
Gli autori contrappongono a questa un’altra lista, in cui vengono elencate sei malattie in cui il massaggio tradizionale ha sortito effetti riscontrati sperimentalmente. Le patologie sono: la fibromialgia, il recupero dell’edema, l’edema in seguito a mastectomia, la spondiloartrite, la tendinite e l’indurimento muscolare del collo del piede.

I massaggi sono stati terapeuticamente considerati validi in pressoché tutte le culture. Esistono studi recenti validi per i Cinesi (Klimenko, 1991) e molte popolazioni del sud-est asiatico (Buchwald et Al., 1992); per gli Indiani (Oppitz, 1993); per gli Africani (Rabain-Jamin e Wornham, 1900) ed i Papua (Feinberg, 1990). Nei paesi dove la medicina tradizionale risulta, talvolta, la sola forma curativa nota e possibile, gli effetti del massaggio possono spaziare, in ambiti diversissimi: dalla cura dell’ipotermia in ambienti freddi (Iyengar e Bhakoo, 1991), alla terapia antalgica (Simpelaere, 1983) o addirittura come lenitivo (non sempre efficace) degli effetti dell’indigestione (!) (Cortés Gallo et Al., 1993).
Molti medici e psicanalisti, ormai, ricercano una maggiore flessibilità nel loro mestiere e sono alla individuazione di un pensiero integrante, che sia nel contempo innovativo, serio e solido (Pfeifer, 1993; Engebretson e Wardell, 1993; Wanning, 1993). Per questo motivo rivolgono la loro attenzione alle altre culture (prima che scompaiano, travolte dal processo di acculturazione in senso occidentale, che procede ormai per ranghi serrati).
Alcuni Studiosi ricercano e tentano di appropriarsi, soprattutto sotto il profilo tecnico, di metodiche cosiddette “etniche”. La medicina occidentale ha quindi riconsiderato i risultati del massaggio, cosicché sono stati studiati effetti fisiologici della pratica persino nei prematuri (Acolet et Al., 1993).
Ciò ha portato a svariate applicazioni del massaggio. I neonati di madri cocainomani, massaggiati a lungo subito dopo la nascita, per esempio, mostravano aumenti ponderali superiori e minor complicanze post-natali, rispetto ai neonati non massaggiati (Wheeden et Al., 1993). Ulteriori studi hanno dimostrato benefici effetti del massaggio sui neonati prematuri (Scafidi et Al., 1993).

Una breve ricognizione, su altri studi , permette di osservare che benefici sono stati riscontrati sull’ansia, in bambini ed adolescenti ricoverati in cliniche psichiatriche (Platania Solazzo et Al., 1992) o per fornire i pazienti schizofrenici adulti di una maggiore consapevolezza dei limiti del loro corpo (Andres, Bellwald e Brenner, 1993).
Il massaggio è suggerito nei malati oncologici (Crowther, 1991), come coadiuvante alternativo agli analgesici nella terapia antalgica, anche se viene suggerito di somministrarlo in concomitanza con altre tecniche olistiche; esso, poi, sembra manifestare più effetti a breve termine nei soggetti di sesso maschile (Weinrich e Weinrich, 1990).
Come lenitivo nel dolore (anche se associato ad altre tecniche), il massaggio rappresenta addirittura una sfida per il futuro nell’artrite degli anziani (Daly e Berman, 1993) e nell’artrite reumatoide (Ernst, 1990); alcuni, poi, lo hanno sperimentato con l’uso del ghiaccio, che faceva seguito ad un bagno caldo (Cukovic et Al., 1993).
Tentativi eseguiti nei confronti del mal di testa cronico hanno mostrato effetti benefici, se effettuati in concomitanza con altre tecniche (Puustjarvi, Airaksinen e Pontinen, 1990; Koes et Al., 1992). Altri studi mostrano che il comfort dei pazienti ospedalizzati può essere aumentato con l’uso del massaggio, spesso associato ad altre tecniche (Heffline, 1990; McCaffery e Wolff, 1992).
(*) Scritti di massaggio estetico integrato per il benessere




