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IL TREDICENNE CON SMARTPHON E COLTELLO: UN “MOSTRO” CREATO DA UN SISTEMA CHE HA SMESSO DI ASCOLTARE I GIOVANI

Attualità & Amarcord / Marcello Martelli / 243

 L’episodio del tredicenne che accoltella un’insegnante e riprende tutto con il telefono non è solo cronaca nera: è uno specchio sconcertante del nostro tempo. Un gesto che racchiude violenza, spettacolarizzazione e, soprattutto, un vuoto educativo che non possiamo più ignorare. I numeri parlano chiaro: quasi 90 mila adolescenti hanno usato un coltello contro qualcuno, e in meno di dieci anni questi episodi sono più che raddoppiati secondo una ricerca dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr. Non è una deriva improvvisa, ma il risultato di una trasformazione lenta e profonda. La violenza tra giovanissimi cresce in un contesto in cui il conflitto è sempre meno mediato, sempre meno elaborato. Si reagisce, non si riflette. E il telefono in mano non è un dettaglio: filmare significa trasformare un atto reale in contenuto, in qualcosa da condividere, da consumare. La sofferenza e l’aggressione diventano linguaggi sociali.Parallelamente, non possiamo ignorare il ruolo delle piattaforme digitali. Le recenti condanne che coinvolgono Google e Meta per vicende legate alla depressione di una ragazza aprono una crepa importante: quanto incide l’ecosistema digitale sulla salute mentale dei più giovani? Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di riconoscere che gli algoritmi non sono neutri. Amplificano contenuti estremi, premiano l’emotività più forte, spesso quella negativa. Il punto, però, non è trovare un unico colpevole. Sarebbe troppo semplice – e sbagliato. La responsabilità è diffusa: famiglia, scuola, istituzioni, piattaforme. La scuola, in particolare, si trova oggi in prima linea, spesso senza strumenti adeguati. Non può essere lasciata sola a gestire un disagio che è sociale prima ancora che educativo.Serve un cambio di prospettiva. Non bastano più interventi emergenziali o misure punitive. Occorre investire seriamente nell’educazione emotiva, nel supporto psicologico, nella formazione degli insegnanti. Occorre restituire valore alla relazione, alla parola, al tempo lento della crescita.E serve anche una regolamentazione più coraggiosa delle piattaforme digitali, che non può limitarsi a raccomandazioni o codici di autoregolamentazione. Se l’ambiente in cui i ragazzi crescono è tossico, non possiamo aspettarci comportamenti sani.

Il tredicenne con il coltello e lo smartphone non è un mostro isolato. È il prodotto di un sistema che ha smesso di ascoltare davvero i suoi giovani. E finché non torneremo a farlo, episodi come questo continueranno a moltiplicarsi, lasciandoci ogni volta più indignati – e sempre meno capaci di capire.

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