Benessere/ Giuseppe Mazzocco/239*
Le tecniche di massaggio, nell’antico mondo romano, avevano una precisa connotazione ed erano eseguite in maniera precisa, con risultati molto apprezzati: erano nell’uso comune e “godute” da tutti. Molto diffuse, altresì, dovevano essere le scuole di massaggio se il “mercato del lavoro” proponeva una figura molto richiesta, con un titolo specifico, che esercitava in un luogo molto ben delimitato, con l’uso di manualità conosciute ed apprezzate e, probabilmente, con un decalogo deontologico ed una netta fisionomia professionale.
Dopo il Medioevo, con il risorgimento della cultura, delle lettere e della medicina, la metodica del massaggio riprese a diffondersi, ad essere di nuovo studiata, applicata e prescritta. In Europa, successivamente, si fondarono dei centri e si codificarono i nuovi significati delle pratiche manipolative.
Un grosso recupero del concetto di massaggio (e di ginnastica medica) fu fatto da Pehr Henrik Ling (1776-1839), medico ed insegnante di ginnastica. Con questo studioso svedese, il massaggio ritrovò la giusta colloca zione nell’area manipolativa e si riappropriò del criterio di prevenzione e terapia. P. H. Ling descrisse le diverse manualità, le zone interdette, le indicazioni e le controindicazioni, i mezzi necessari e le prime norme di un codice deontologico per la figura del massaggiatore.
Sulla strada aperta da P. H. Ling continuò Jean Dominique Joachim Estradère che qualificò, parlandone in termini molto reali, la potenza d’impatto delle manovre, dosandone i tempi e le pressioni e dando agli interventi il sottile distinguo del dolce, del forte, del secco e dell’umido, nella sua opera “Du Massage – Son historique, ses manipulations, ses ef fets physiologiques et thérapeutiques”, pubblicata nel 1863, a Parigi.
L’Europa intera incominciò ad interessarsi di massaggio; citiamo, tra i moltissimi studiosi, i francesi Nicolas Andry de Bois-Regard (1658-1742, inventore, tra l’altro, della parola “ortopedia”) e Clément Joseph Tissot (1747-1826); gli inglesi Thomas Fuller (1654-1734) e John Barklay (1758 1826); i tedeschi Friedrich Hoffmann (1660-1742) e Friedrich Boerner 53 (1723-1761); fra gli italiani, Pietro Panzeri (1849-1901).
Il grande chirurgo ortopedico francese Amédée Jules Bonnet (1809 1858), già nel 1853, prescriveva il massaggio come terapia per le malattie articolari, riportando una grossa casistica di situazioni patologiche articolari che avevano tratto beneficio dalla massoterapia. Johann Georg Metzger (1838-1909), che riconosce il Ling come suo maestro ed è autore della tesi di dottorato “Il trattamento del distorio pedis con attrito”, aveva aggiunto al significato di intervento manipolativo un indirizzo nuovo per quel tempo: aveva studiato il massaggio non solo dal punto di vista meccanico, biologico e fisiologico, ma, esaltando la vibrazione, aveva indicato, per la prima volta, l’uso del pollice, per la stimolazione del connettivo profondo.
Johann Georg Metzger, probabilmente, è stato il primo occidentale che, lavorando su basi scientifiche e con tecnica neanche tanto rudimentale, aveva intuito una maniera diversa di trattare la cute ed il tessuto muscolare. A lui si deve la classificazione delle manualità (usando termini francesi) di effleurage, petrissage, friction e tapotement e, successivamente, di vibrazione, chiamate “movimenti svedesi”.
In seguito, altri Autori (fra i quali Schott) incominciarono a proporre stimolazioni manipolative delle derivazioni nervose o il drenaggio linfatico: Monsengeil (che dimostrò che il massaggio favorisce il riassorbimento di versamenti delle borse sierose); Vodder (che canonizzò e diede il metodo al moderno drenaggio linfatico) e, a grandi balzi, si arrivò al massaggio connettivale di Dicke.
Così, un po’ alla volta, il massaggio meccanico si arricchisce con gli sti moli del massaggio riflesso; si crea, in questo modo, una meiosi scientifica, tecnica e culturale fra le due aree, tanto da realizzare i moderni profili dei rituali per il benessere
(*) Scritti di massaggio estetico integrato per il benessere







