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PERDONO, PERDONANZA, GIUBILEO ( SECONDA PARTE)

 Educazione e ambiente / 160

di Padre Quirino Salomone

In vista del XXV Giubileo universale ordinario della storia della Chiesa cattolica.( 2025) n questo numero iniziamo la pubblicazione di alcune riflessioni di Padre Quirino Salomone, personaggio iconico tra i biografi  di Celestino V, sul quale ha scritto e  illustrato la figura in incontri e convegni, ma soprattutto in occasione dell’annuale celebrazione che, si tiene ogni anno all’Aquila, in maniera solenne. Gli articoli che leggeremo. sono tratti dal testo della relazione che il Francescano ha tenuto al Convento di San Giuliano sul tema Perdono, Perdonanza, Giubileo.

Il testo che sarà inserito nella prossima ristampa del libretto  “Celestino della gente“, ci è stato fornito dal dott. Dante Capaldi, direttore  per oltre vent’anni della Rivista “La Perdonanza”,  anch’egli attento cultore della figura del “Frate del Morrone”.   

Noi di  Centralmente  abbiamo suddiviso il testo in quattro parti che offriamo molto volentieri ai nostri lettori. Ci proponiamo di pubblicare ampi stralci del Libretto “Celestino della gente” aggiornato. 

PLP

IL CONTESTO DIFFICILE DEL TEMPO DI CELESTINO V

L’analisi del Tempo di Celestino V” descrive il periodo tumultuoso che ha preceduto e accompagnato l’elezione di Papa Celestino V. Attraverso una narrazione  delle complesse dinamiche politiche, sociali e religiose che hanno caratterizzato la cristianità alla fine del XIII secolo.

Un’epoca segnata da profonde aspirazioni di libertà e da fermenti ereticali, da movimenti spirituali e riformatori, come quelli ispirati da Francesco d’Assisi,  strumenti di sfida alla corruzione ed al materialismo che permeavano la Chiesa. Questi movimenti cercavano un ritorno alla purezza e alla semplicità del Vangelo, creando tensioni significative con le strutture ecclesiastiche consolidate.

Le divisioni all’interno del Collegio Cardinalizio, mettono in luce come la corruzione avesse invaso ogni livello della curia romana, rendendo difficoltosa qualsiasi modalità  di riforma interna. La divisione tra i cardinali, distintivi in conclave a Perugia per oltre due anni, che non riescono ad eleggere un nuovo papa, sono segni palesi e distintivi della crisi istituzionale che la Chiesa stava vivendo.

Il conflitto tra la “Ecclesia Carnalis” e la “Ecclesia Spiritualis”simboleggia la lotta tra una Chiesa mondana, coinvolta nelle trame politiche e materiali, ed una Chiesa spirituale, orientata verso ideali di povertà e santità. L’elezione di Fra Pietro di Morrone, un eremita noto per la sua vita austera e devota, diviene simbolo di speranza nella quale si sperava che la “Ecclesia Spiritualis” potesse prevalere sull’altra..

Il 5 luglio 1294, dopo lunghi e difficili anni di conclave, viene eletto papa Fra Pietro di Morrone, che prende il nome di Celestino V. La sua elezione viene descritta come un evento sensazionale, un fulgido raggio di speranza per coloro che desideravano una riforma spirituale della Chiesa. In quel particolare momento storico, la cristianità ebbe l’impressione che si fosse avverata la profezia di Gioacchino da Fiore, che parlava di un “Pastor Angelicus” destinato a inaugurare un’era di pace e spiritualità.

Risulta difficile  l’accettazione della carica papale di Celestino V e del suo programma di riforma, ma dopo le  riluttanze, Pietro accetta  e decide di essere incoronato a L’Aquila, davanti alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio, da lui stesso fatta costruire. L’analisi dei discorsi inaugurali di Celestino V mette in evidenza il suo programma di riforma e l’istituzione della “Perdonanza”, un gesto di misericordia e riconciliazione spirituale.

 Testo del discorso

        “Celestino Vescovo, Servo dei Servi di Dio, ai Venerabili Fratelli, L’Arcivescovo di Ravenna ed ai Suffraganei, Salute ed Apostolica benedizione.

        I mirabili giudizi di Dio, la cui ricerca manifesta ai mortali come sono tremendi e stupendi, eccedono talmente il debole intendimenti della nostra imbecillità, si che la sua luce destinata alla contemplazione dell’altezza e della ricchezza della sua sapienza e della sua scienza immensa, oltrepassa tutti i confini della terra, né alcuna umana comprensione vale a raggiungerla, né possono attingerla i sensi cosi depressi della nostra umana fragilità. Egli infatti, terribile nei suoi consigli sui figli degli uomini domina con la sua potenza in eterno; ed essendo di tutto spettatore, e di tutto avendo previdenza, essendo sempre presente l’eternità alla sua visione, e concorre con la futura qualità dei nostri atti e tutto dispone soavemente e con retto giudizio e modera col suo eterno arbitrio le singole cose create… Egli fondò la Sacrosanta Romana Chiesa sulla ferma pietra della fede, dandole nella fortezza dell’apostolica professione la stabilità. E sebbene al soffiar dei venti, pare che a volte ondeggi, non potrà mai dalle onde incalzanti di terribile tempeste essere sommersa…

         Benché frequentemente affaticata dal ripetersi di grandi persecuzioni da parte della mondana malignità, mai fu abbandonata dall’altezza del celeste consiglio per progredire tra simili tribolazioni si che non le mancasse il gaudio della speranza… La Chiesa Romana per non breve tempo ha dovuto deplorare i disagi della vedovanza.  Però il Benigno Spirito della Sapienza, irrigando i monti dall’alto, con improvvisa celerità e prevenendoli con misericordiosa ispirazione, riuni a unità i cuori degli stessi Fratelli (Cardinali) cosi discordi, portando a compimento quasi in un subito quello che in uno spazio di tempo cosi grande, appena si sarebbe riuscito ad avere.

         Gli stessi Fratelli, di nuovo, trovandosi concordi solo per la Provvidenza del sommo Padre e per mirabile permissione sua sulla nostra umiltà, unanimemente elessero all’apice del sommo pontificato.

NOI allora FRATE PIETRO DEL MORRONE dell’Ordine di San Benedetto, facendoci pervenire per mezzo di speciali messi il Decreto di siffatta elezione.

         E benché una mole di così grande peso fosse insopportabile alle nostre spalle, (poiché posti in umile stato e educati nella solitudine dell’eremo da molto tempo, e deposta ogni cura di cose terrene, avevamo scelto di essere solitari e sconosciuti nella Casa del Signore) considerando tuttavia che una troppo lunga tardanza nella sostituzione del Pastore portava pericoloso nocumento e alla chiesa e al Gregge del Signore, per non sembrare che resistessimo alla divina chiamata, finalmente, confidando in Colui che trasforma in forte il debole, che dona l’eloquenza ai balbuzienti, che viene benignamente in soccorso di quelli che lo temono ed invocano il suo nome, che guida meravigliosamente per le sue vie i passi degli uomini, né lascia mai privi di consiglio quelli che sperano in Lui e dal quale fedelmente supponiamo e umilmente crediamo che derivi questa nostra Chiamata. Ci assumiamo il peso impostoci e riponiamo tutta la nostra imperfezione nelle mani della Divina Misericordia, sperando che essa più benignamente diriga i nostri atti secondo il suo beneplacito e non voglia lasciare senza aiuto tra i flutti Noi inesperti e deboli posti in cos’alto mare.

         Colui che a questo stato ci ha chiamati custodisca e Noi e il Gregge a Noi affidato, onde cessati ovunque gli scandali, rinsaldata la pace, assicurata la libertà della Santa Madre Chiesa, la Virtù dell’Altissimo porti il bene dev’era rovina, ripari le divisioni, restauri le cose squassate, confermi ed accresca la provata fede cattolica… Del resto, Fratelli e figli, veniamo a Voi con l’affetto della caritatevole benignità proponendoci in Dio in quali cose possiamo essere devoti al vostro onore e potendo ricorrere a Noi con sicurezza, abbiamo in animo la benevolenza per promuovere il vostro bene e quello della chiesa.”

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