HomeLa RivistaFolklore e dialettiRon Galella: il più grande fotografo delle stelle

Ron Galella: il più grande fotografo delle stelle

Recensioni / 83

Ron Galella: il più grande fotografo delle stelle

di Giuseppe Mazzocco

 

   Conegliano (Treviso). Davanti al portone di Palazzo Sarcinelli troneggia un totem che, sotto il nome RON GALELLA, riporta l’immagine di un fotografo che, con la macchina in mano, corre dietro a Jackie Bouvier Kennedy Onassis e sotto una scritta a tutta pagina: PAPARAZZO SUPERSTAR.

    Basterebbero solo queste quattro parole per essere “costretti” ad entrare per visitare, come riportato su un pieghevole illustrativo, “La prima retrospettiva mondiale del più grande fotografo delle stelle”, dal 7 ottobre 2022 al 29 gennaio 2023, a cura di Alberto Damian, della casa editrice coneglianese Sime Books.

   La copertina del pieghevole riporta la stessa immagine del totem d’ingresso (assolutamente unica) e nell’interno impagina notizie sulla mostra (con una riflessione, del curatore Alberto Damian, sull’impresa impossibile di presentare tutto Ron Galella, ma con lo sforzo di sintetizzare l’incredibile produzione di uno straordinario artista della fotografia). Seguono delle considerazioni del Prof. Lucio Spaziante, del Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna; due note delle Autorità locali; la biografia, i temi del percorso della mostra e le ventidue regole del “Paparazzi Approach”.

La mostra si sviluppa attraverso nove stanze, più una dedicata alla proiezione di alcuni spezzoni di “Smash His Camera” di Leon Gast, su Ron Galella: film vincitore per la miglior regia nell’edizione del 2010 del Sundance Film Festival.

   Le oltre 180 foto della mostra (tutte accompagnate da preziose didascalie) riportano, da un lato, la potenza dell’immagine e, dall’altro, un modo inconsueto, ma formidabile, di penetrare nei ricordi ed accendere dei fari su personaggi di ieri che ti porti dentro, ma che, senza la provocazione dell’opera del paparazzo, non avresti mai riportato all’oggi.

 

La nostalgia che accende la mostra su Ron Galella fa rivivere (soprattutto in chi è più avanti negli anni) epoche giovanili piene di fermenti, avendo per testimoni quei divi che vengono immortalati “senza veli”. Le foto, che l’attenta regia della mostra ha coordinato in un viaggio tematico preciso, ti ricordano che è esistita una celebrità attraverso un’immagine, che la ritrae in un modo assolutamente occasionale, ordinario, non precostituito, banalmente quotidiano!

   Ron Galella amava guardare negli occhi il soggetto della sua “incursione” fotografica e scattare prima che lo stesso si “nascondesse” dietro un sorriso di circostanza: rubava un momento della vita reale quotidiana, con primi piani ravvicinati che ti mettono a contatto diretto col personaggio. Per avere il tempo di scattare senza preavviso aveva escogitato uno stratagemma: bloccare, con un nastro adesivo, gli obiettivi delle macchine fotografiche da usare, ad una distanza preordinata e con un diaframma fisso. Si avvicinava al soggetto che, ignaro dell’“attentato”, non era pronto a farsi riprendere e, mentre chiedeva di poterlo fotografare, scattava, scattava, scattava (una regola che il buon paparazzo non deve mai dimenticare), aspettando che il soggetto uscisse dall’espressione abituale, passasse a quella della sorpresa e si mettesse la maschera della posa!

   Il suo contatto col soggetto da fotografare è sempre avvenuto fuori da ogni schema e dai riflettori di un set, per questo gli scatti riportano meraviglia, stupore, noia, abitudini quotidiane, e sono stati diffusi da giornali come Time, Harper’s Bazaar, Vogue, Vanity Fair, People, The New York Times, Life e in mostra presso importanti musei come il MOMA di New York e di San Francisco, la Tate Modern di Londra, l’Helmut Newton Museum di Berlino e La Fabrica di Madrid.

   Ron Galella è nato nel Bronx (New York) nel 1931, da padre italiano (Vincenzo) e madre di origini italiane (Michelina) e morto, a 91 anni, nel New Jersey, il 30 aprile del 2022. Laureato in fotogiornalismo all’Art Center College of Design di Los Angeles ha, da sempre, fotografato l’espressione quotidiana, non condizionata da preparativi allo scatto, dei più famosi personaggi del mondo dello spettacolo, dell’arte e della società statunitense, negli anni 1960, ’70, ’80 e 90. Ha girato l’Europa e l’Italia in particolare (il Comune di nascita del padre, Muro Lucano, in Basilicata, gli conferì, nel 2009, la cittadinanza onoraria) fotografando Federico Fellini, Anna Magnani, Gianni Versace, Luciano Pavarotti, Claudia Cardinale, Gina Lollobrigida, Valentino e tanti altri.

   Il “Paparazzo Superstar” ha lasciato scatti che ci ricordano, in pose assolutamente non convenzionali, Marlon Brando, Sean Penn, Leonardo Di Caprio, Clint Eastwood, Robert Redford, Sophia Loren, John Travolta, Elizabeth Taylor, Richard Burton, Paul Newman, Robert De Niro, Al Pacino, Steve McQueen, Twiggy, Brigitte Bardot, Dustin Hoffman e Jack Nicholson. Per le icone musicali, ha fotografato John Lennon, Mick Jagger, David Bowie, Madonna, Michael Jackson, Cher, Elvis Presley, Bob Dylan, Paul McCartney, Diana Ross, Steve Wonder e, in pose assolutamente inedite, Liza Minelli, Grace Jones, Truman Capote, Steve Rubell, Andy Warhol, Roy Halston, Edoardo VIII e Wallis Simpson Duchi di Windsor, Diana la Principessa del Galles, ma soprattutto, Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis: soggetto prediletto ed ossessione!

   Io credo che siano pochissimi (non riesco ad immaginare quali) i personaggi famosi non immortalati dal più grande fotografo delle stelle!

    Andy Warhol (pittore, grafico, illustratore, editore, regista, sceneggiatore: un completo artista statunitense dell’immagine) è stato una colonna portante del movimento della Pop Art e protagonista dei movimenti artistici dell’America (New York, in particolare) degli anni ‘60, ‘70 e ’80. Di Ron Galella, nel 1979, ha detto: “Secondo me, una buona fotografia deve essere a fuoco e ritrarre una persona famosa mentre fa qualcosa di non famoso. Il suo essere nel posto giusto (per uno scatto), al momento sbagliato (per il soggetto della foto). Ecco perché il mio fotografo preferito è Ron Galella”.

   Ron Galella, nei 50 anni di carriera, ha scattato più di tre milioni e mezzo di foto (perfettamente catalogate nel suo archivio e tutte sviluppate e stampate, personalmente, nella sua camera oscura); ha scritto 22 libri e si è fregiato del titolo di “Paparazzo”, termine inventato (nell’ipotesi più probabile) da Ennio Flaiano, sceneggiatore de “La dolce vita”, e da Federico Fellini che raccontò, allo stesso Ron Galella, una bizzarra versione del neologismo che, da quel momento, è entrato in tutti i vocabolari delle principali lingue e pronunciato in italiano.

   La mostra PAPARAZZO SUPERSTAR offre un libro dal titolo “100 fotografie iconiche, la mia retrospettiva”, con l’introduzione firmata dallo stesso Ron Galella e datata luglio 2021, in Montville, New Jersey. La copertina incanta con una foto, in bianco e nero, di un indimenticabile incontro fra Mick Jagger e John Lennon, durante una serata organizzata dall’American Film Institute, in onore di James Cagney. La prefazione è firmata da Bob Ahern, Direttore dell’Archivio Fotografico del Getty Images, nell’agosto del 2021 e con l’apertura dello stilista Tom Ford (Ron Galella era un maestro della sorpresa …) e dell’attrice Diane Keaton (… Ron Galella ci ha donato il vero ritratto della celebrità attraverso i volti di persone famose …).

   Le 100 foto (pochissime a colori) parlano con la vitalità del bianco e nero e scandiscono la storia di un’epoca attraverso degli “istanti decisivi” (definizione di Henri Cartier-Bresson), di volti e gestualità, presi senza l’inquinamento della posa: lo scatto di Ron Galella entra nell’intimità del soggetto fotografato e ne ruba la spontaneità espressiva, consegnando alla cronaca, prima, ed alla storia, dopo, un momento che, in un periodo in cui mancava del tutto il concetto di privacy, riporta una testimonianza di un’epoca.

  Ron Galella ha fotografato i personaggi che hanno riempito di emozioni la vita degli anni scorsi e la mostra sul Paparazzo Superstar, riportando solo 180 foto scelte fra più di 3,5 milioni di quelle archiviate, accende intense sensazioni ed uno stato di nostalgico “Amarcord”.

 

Nessun Commento

Inserisci un commento