Un cucito d’autore

Arte / 81

Un cucito d’autore

di Giuseppe Mazzocco

Scelti pezzi di stoffa rappresentano il pentagramma sul quale vengono coordinati i colori dell’opera, ma non con l’uso del pennello o della spatola. L’artista non usa né la matita, né il pennino, né il pirografo; non utilizza gli oli o le tempre o le polveri, ma adopera un ago, nella cui cruna passa fili colorati che, con l’arte dei punti, insinua nella trama di una stoffa di sostegno, disegnando, come in un quadro o in una incisione o in un acquerello, una narrazione, fatta di colorati chiaroscuri, che appagano e catturano.     

Lucina Dorigo ha seguito i corsi biennali di nudo all’Accademia di Belle Arti di Venezia, mentre a Padova ha frequentato quelli sulla tecnica dell’acquerello e della tempra, diretti dal prof. Corazzina. Dopo la scuola di iconografia, con i maestri iconografi Mezzalira, Nones e Orlando, è stata assistente all’insegnamento degli stessi a Pordenone, dove ha realizzato importanti icone.

È pittrice, acquerellista ed incisore, con mostre con le quali, dal 1981, cerca il “confronto” col pubblico più vario. Dove, però, non ha confronti, usando un linguaggio artistico unico, è nella ricerca della contestualità che poggia sull’antico verbo del cucito.

   Il cucito dell’autrice è arte contemporanea e ricostruzione di un linguaggio antico; è fatto con soli due tipi di “punti”, pietre miliari di un percorso lentissimo, fra i più semplici, quelli che le nonne insegnavano alle nipotine nella preziosa continuazione di una trasmissione culturale di gesti importanti.

   Lucina Dorigo da quindici anni ha sostituito la tavolozza dei colori con un cestino con tanti rocchetti di preziosi fili, colorati nella maniera più disparata. Non usa nessun pennello, ma degli aghi, nella cui cruna passa fili colorati. Non si serve nemmeno del cavalletto da pittore per reggere la tela, perché la stoffa su cui crea viene appoggiata, direttamente, sul ginocchio della gamba accavallata. Non si avvale di un telaio per mantenere il tessuto di base, perché lo stesso è arrotolato sul dito di supporto ed è costantemente accarezzato, leggermente disteso ed osservato in controluce, mentre l’ago ci infila un punto dopo l’altro, in un fraseggio artistico raffinato.

   Nell’ultima mostra di Lucina Dorigo non si ammirano, quindi, quadri o acquerelli o incisioni o icone, ma … cuciti. Non un tessuto, come intreccio di fili, o un ricamo, come ornamento creato su un disegno, ma un cucito, creato, su un vecchio pezzo di stoffa, con dei punti, messi secondo l’idea artistica dell’autrice. Nelle opere si legge una narrazione fatta dai colori dei preziosi fili che entrano ed escono dalla “tela madre” per formare geometrie piene di pathos; i colori parlano il linguaggio di chi li ha dominati e li ha piegati in messaggi che si rivolgono all’anima, suscitando strane emozioni.

   Un rapporto magico fra un punto e l’altro, con i colori dei fili che sono posseduti da un’autonomia comunicativa in un frasario che cattura l’immaginazione e fa nascere singolari emozioni.

   Ogni tela è un manufatto artistico che, con l’accoppiamento dei punti, distribuisce colori che raccontano forme straordinarie che non vengono da sperimentazioni tecniche, ma dall’antico ritmo del cucito, in un susseguirsi di accavallamenti che la casualità dell’ispirazione crea con un movimento di dimensione spirituale.

   Nelle opere dell’artista la contemporaneità risiede nel movimentato susseguirsi di colori tenui e vivaci che, “cuciti” assieme da fili che non si vedono, tracciano binari che portano fuori dal tempo, con una ricchezza poetica senza confini.

   Un’altra particolarità delle opere di Lucina Dorigo è quella di non essere incorniciate e di non avere né titoli, né firme! Le sue creazioni non si possono confondere, perché il risultato finale è fuori dalla norma: non c’è bisogno di scrivere un titolo, perché ogni osservatore ne mette uno, e non devono essere firmate, perché l’artista vive in ogni punto che ha messo.

Tutto questo è godibile, nell’Officina di Villa Frova, del comune di Caneva (PN), con la mostra “E-leganze: fili, punti e racconti”.

 

 

 

 

 

 

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