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AFRICA; Il “Campo delle due pentole”

Letteratura / 81

AFRICA; Il “Campo delle due pentole”

di Giuseppe Mazzocco

 

   L’orizzonte incomincia a presentare dolci salite e discese. Sono le prime “timide” dune, dalle pendenze molto blande, ma sicuramente visibili a distanza.   La sabbia, finissima, entra ovunque. Ci avviciniamo ad una radura senza alberi e con, al centro e quasi ricoperto, una vera da pozzo: una preziosità perduta! Il pozzo risulta asciutto (per questo non c’è vegetazione) e, così, il posto è stato escluso dalle piste dei cammellieri. La guida decide di fare il campo non in prossimità del pozzo, ma sceglie un luogo, uno spiazzo di pulitissima sabbia bianca, al centro di formazioni di roccia nera, che sembra fatto apposta per passare la notte: un riparo protetto, molto bello, quasi una scenografia di un film!

   Nel cielo si accendono le prime, vivissime stelle che si stagliano su di uno sfondo che è tanto nero da far risaltare la dimensione della profondità. Lo scuro del firmamento, su cui risaltano in modo nettissimo delle stelle dalla luce “esagerata”, è così marcato che, fissandolo, credo di guardare all’interno di un pozzo senza fondo. So che può sembrare assurdo, ma dal cielo “piove un corposo silenzio” che si traduce, poco prima di arrivare in terra, in una sensazione di abbraccio: mi dà l’impressione di essere avvolto dalla notte! Le stelle sembrano muoversi, sul velluto scurissimo del cielo, provocando un flebile suono che arriva a noi impastata con la loro nettissima luce.

   Eppure, è solo un cielo stellato, di una sperduta zona desertica, ma è fra gli elementi primari delle sensazioni che portano alla nascita del “mal d’Africa”! Una nostalgia da cui non si guarisce!

   La magia del posto dove ci siamo accampati è reale. Giustamente, elencate alcune delle emozioni che suscita, ne subiamo il fascino e ci godiamo l’armonia che si vive all’interno di questa piccola valle.

   Il posto è il famoso “Campo delle due pentole”. La leggenda vuole che due tribù beduine, in perenne lotta tra loro, avessero come discendenti dei figli unici: un ragazzo ed una ragazza, fra loro innamorati. Disubbidendo alle volontà dei rispettivi genitori, i due ragazzi scapparono dalle loro tende portandosi dietro una pentola a testa, con del poco cibo. Nel loro felice peregrinare per il deserto, arrivarono in questo posto e, come avevano sempre fatto, accesero un solo grande fuoco e vi misero sopra le loro due pentole: una sola fiamma per scaldarle, così come un solo grande amore scaldava i loro due cuori.

   Il chiarore, però, fu visto dai soldati delle due tribù che li cercavano e che si affrontarono con le armi davanti a quel grande fuoco. Nella feroce colluttazione, i due giovani rimasero uccisi. I loro corpi furono trovati davanti alle due pentole, posate sui resti di un unico fuoco spento.

   Da allora, il luogo fu chiamato il “Campo delle due pentole” e si dice che, in particolari momenti di luna, per il campo vaghi il giovane beduino alla ricerca del proprio amore.

   La notte, ormai, è scesa regalandoci, per contrasto con la luce del giorno che non c’è più, un chiarore insolito, dato da un cielo strapieno di vivissime stelle. La piccola valle, dove abbiamo posto il campo, sembra un’antica arena, protetta da dune di sabbia che, col passare delle ore, diventa sempre più fredda. Armiamo la cucina al centro delle tende, messe a cerchio, e ci prepariamo per la cena.

   Il cuoco prepara antipasti di salumi vari; pasta corta con lenticchie, innaffiata da un ottimo vino; panettone, liquori e caffè. È la prima e completa cena, dopo una sfibrante marcia nel deserto del Sahara! Ne avevamo voglia e bisogno. Tutti gradiscono questo momento di riposo, di buon cibo e di godimento di un posto che ha qualcosa di magico!

   Si va a letto tardi, dopo aver parlato a lungo di tutto quanto abbiamo visto. Il gruppo si è molto affiatato ed è veramente piacevole stare assieme.

   Finito il via vai, dal campo ad oltre le prime dune (per espletare i propri bisogni), un silenzio piacevolissimo (dopo i mille rumori del viaggio) ci accompagna dentro le tende.

   Un tetto di stelle “pesa” sul nostro campo ed illumina quello che resta della cucina, non ancora messa a posto: due grosse pentole che hanno cotto la nostra cena!

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