“DANTE ABRUZZESE”

 

 

ABBRUZZESITA’ POETICA / 81

“DANTE ABRUZZESE”

di Vincenzo De Meis 

Vincenzo De Meis, nato a Rocca Pia (AQ) il 20 giugno 1893, seminarista prima e poi, nel 1914, maestro, ha coltivato, in tutta la sua vita, amore e passione per la poesia e la scrittura in genere. Lettore, ma anche scrittore come accade a chi, affascinato dai libri, inizia col chiosarli e poi, pian piano, le annotazioni si fanno riflessioni sempre più elaborate fino a diventare esse stesse creature letterarie nuove di cui autore è il lettore. Ovviamente amò tanto anche il dialetto, soprattutto quello della sua terra d’origine, la parlata dei suoi compaesani, l’abruzzese della “Rocca”. Lo ascoltava, lo parlava, lo rifletteva, lo scriveva. Scrisse tanto da lasciare manoscritti ghiotti per chi cerca novità in questo settore. Trai suoi scritti in vernacolo c’è una elaborazione della “Divina Commedia” dell’Alighieri in versione abruzzese e nel dialetto di Rocca Pia. La pubblicazione, rilevata dal manoscritto, è stata curata dalla  professoressa Daniela D’Alimonte, ricercatrice in ambito linguistico e dialettologico, e data alle stampe nel 2015, per i caratteri della “Tabula Fati” di Chieti., col titolo “Dante Abruzzese”.

Partiamo, oggi, con l’inizio: Inferno, canto 1°, l’incontro con Virgilio, l’autore dell’ “Eneide”.

I CANTICA  –   LU ’MBIERRE

I CANTO: LE TRE FIERE E VIRGILIO

A mità d’ì camine de lla vite

me retruviette pe’ na selva scura…

Trendacig’anne! Avete ben capite,

se no’ i cumenze nghe ’na burlatura,

decenne cose chiù astruse e ardite

da nen farme capì’ adderettura…

Dande vede ’na bestia ’nveperita,

po’ nu lione e ’na lopa, e tè pahura.

Ma gli-apparette ’n’ombra d’ome: – Oh gioia!

Chi sié? Pietà di questo mio martorio -.

E quiglie-aldre: “Cantai l’eroe di Troia

Dunghe… Vergilie?! – “Già! Viéneme ’mbracce:

passéme pe lu ’Mbierre e i Prihatorie,

po’ Biatrice te leva da ’ssu ’mbicce.”. 

 

I CANTICA  – L’INFERNO  

A metà del cammino della vita

                   mi ritrovai per una selva oscura…

Trentacinque anni! Avete ben capito

Altrimenti inizierei con una presa in giro,

dicendo cose più astruse e ardite

da non farmi addirittura capire…

Dante vede una bestIa inviperita,

poi un leone,  una lupa e si spaventa.

Ma gli apparve l’ombra di un uomo: – Oh gioia!

Chi sei? Abbi pietà per questa mia sofferenza -.

E quell’altro: – Io fui il cantore dell’eroe di Troia

Dunque… Virgilio?! –“Già! Vienimi in braccio:

passiamo per l’Inferno e per il Purgatorio,

poi, Beatrice, ti toglierà da quest’ impiccio”.

 

 

 

 

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