Viaggiare nella luce

Letteratura /80

Viaggiare nella luce

di Giuseppe Mazzocco

Ho riempito il primo quaderno di appunti per il diario africano; cerco di trovare nelle mie cose dell’altra carta, ma senza nessun risultato. Uno del gruppo, che mi ha visto trafficare ed imprecare per la mancanza di fogli, mi sporge un intero blocco. “Non ero preparato a prendere appunti cartacei”, dico con un certo imbarazzo, “Avevo portato il registratore, ma all’inizio del viaggio si è rotto!”. Il mio amico sorride e, per tirarmi su, mi offre una buona caramella.

Dopo un incredibile viaggio nella luce, arriviamo a Dirkou, alle ore 14.30, dopo 202 km; il paese è un comune rurale, nella regione di Agadez, situato nel Niger centro occidentale. La cittadina è un importante centro della rotta migratoria, per arrivare in Europa o nei paesi del Maghreb, attraversata da camion e fuoristrada, che trasportano persone e merci, sotto il controllo, anche, di organizzazioni criminali. Noi, comunque, non abbiamo mai visto o avuto sentore di violenze o visti degli abbandoni, in mezzo al deserto, di persone e mezzi. Stiamo viaggiando sull’antica via carovaniera, percorsa da lunghe file di cammelli, carichi di merci, che da Agadez, passando per Dirkou, viaggiano verso Madama. l percorso che abbiamo fatto, ma noi al contrario (da nord a sud), è antico, anche se oggi i cammelli sono stati sostituiti da mezzi meccanici e con fini non solo commerciali. La via è stata chiamata la rotta degli schiavi, ma noi non ne abbiamo avuto nessun sentore.
A Dirkou, il nostro capo carovana fa i soliti “numeri” con le pratiche doganali, mentre la guida individua il problema del nostro motore e, cambiando i filtri del gasolio, ripara l’inconveniente dell’auto. Controlla, minuziosamente, tutte le altre vetture, si assicura della fissità dei carichi e della pressione delle gomme.
Facciamo una breve sosta. Tutte le tappe intermedie sono, sempre, per fare la pipì. Il buffo è il momento in cui ci si ferma: tutti schizzano fuori, con le mani che già armeggiano sulle chiusure lampo, correndo verso inesistenti ripari (nel deserto non ce ne sono) ed incominciando (per chi si allontana troppo) a perdere urina in corsa! Mi piace, con un pizzico di cattiveria, riferire (senza citare i nomi dei soggetti) che le “pisciate”, osservate da dietro, appaiono altamente condizionate da situazioni prostatiche arrivate a stadi patologici, con l’urina che, espulsa a corolla, lascia vistose tracce sulle scarpe e sui pantaloni! Non tutti i soggetti, comunque, sono in queste situazioni, ma quelli individuati (e fatti segno di un simpatico scherno) sono stati definiti gli “innaffiatoi del Sahara”!
Ripartiamo dopo aver messo a posto i permessi di transito; controllate le provviste, il carburante e l’acqua; dato uno sguardo a questa famosa cittadina dei cammellieri e salutato un signore del posto che, parlando uno stentato italiano, ci ha chiesto notizie di una squadra di calcio (non ne riferisco il nome per non accendere una discussione da curva sud), della pizza napoletana e di Venezia!
Il nostro motore gira in modo rassicurante (le mani del nostro meccanico sono state provvidenziali); avanziamo a 80 km/h, su una pista coperta da un velo di leggero borotalco e con leggeri scarrocciamenti. Ci fermiamo per sgonfiare le gomme, portando la pressione a 1,4 atm, sotto il vigile controllo della guida che, controllando tutte le operazioni, ci raccomanda, per i prossimi chilometri, di prestare particolare attenzione alle guida, cercando di non insabbiarsi!
Fa molto caldo.
L’ambiente è bello, ma inquietante. Una luce stranissima, molto viva, sembra venire (quasi di rimbalzo) dalla stessa sabbia e sbiadisce verso la linea dell’infinito, fondendosi con la diafana corposità del cielo, che presenta sfumature di chiaro incredibili.
Le tracce che lasciamo sulla pista, resettata dal vento, sembrano pesanti sfregi su un terreno che appare liscio e vellutato: sembrano, quasi, delle cicatrici.

Avanziamo, viaggiando nella luce. Ci fermiamo per “camminarci dentro”: a spasso sulle dune.
Tutto è irreale; non siamo abituati a vivere emozioni così grandi!
Siamo talmente presi da questo “sogno” che non ricordiamo di essere in macchina; di avanzare quasi per inerzia; di guardare intorno con la bocca aperta e gli occhi sgranati; di non sentire alcun rumore: quasi avviluppati in una soffice ovatta bianca!
Queste sensazioni sono state vissute da tutti, perché tutti le hanno riferite!

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