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Africa: Un piccolo problema in un mare di sabbia

Letteratura / 78

Un piccolo problema in un mare di sabbia

di Giuseppe Mazzocco

 

Ripartiamo dal pozzo di Séguédine, salutando un piccolo gruppo di donne che raccoglie acqua, e percorriamo una pista tracciata su sabbia bianca, quasi accecante, a 60/80 km/h. Il terreno attorno appare come un lago di morbido formaggio.

La guida deve essere attenta, sembra di viaggiare sul sapone! I profondi solchi delle due carreggiate stabiliscono la direzione delle ruote; bisogna mantenere alta la velocità: rallentare significa insabbiarsi subito.

Sono le 10.30 ed incominciamo a sentire il primo, vero caldo africano.

Ricomincia il “viaggio a vista”, la “guida navigata”, mentre sentiamo che il nostro motore perde potenza: sembra che faccia uno sforzo immenso a mantenere la velocità delle altre auto. Pensiamo che potrebbe essere il tipo di sabbia (ha cambiato colore e consistenza) che risulta essere più cedevole, ma, cambiando direzione e salendo su piccoli dossi, continuiamo a perdere velocità ed a distanziarci dalle altre auto.

Il motore, anche con l’acceleratore a tavoletta, non va oltre i 2.500 giri. Accendiamo i fari, per segnalare la nostra anomalia e ci raccomandiamo al Signore perché qualcuno ci veda.

Tutt’intorno è luce bianca, appena offuscata dall’Armatan; per terra le tracce di chi ci ha superato; in lontananza è sparita l’ultima nuvoletta di polvere sollevata dall’auto che ci precedeva!

La velocità è di appena 30 km/h ed il mezzo fa fatica a mantenersi in movimento.

Vediamo, da lontano, la forma del Pajero blu, che ci precedeva e che stava tornando indietro, seguito dalla candida sagoma del camion del “Pirata”, che hanno intuito il nostro problema. Si avvicinano, ma a debita distanza, per non farci fermare e per lasciare spazio ad una nostra, eventuale, manovra allargata e ci fanno cenni per capire se possiamo continuare ad avanzare, aumentando la loro distanza per avere ampio margine di curvature, per seguire la rotta con deviazioni significative e per scansare avvallamenti, evitando di entrare in collisione.

Avanziamo a velocità ridottissima, sempre scortati dalla rassicurante presenza del camion. Gli amici dell’auto blu, dopo averci chiesto (a gesti) se siamo in grado di viaggiare, ci superano e corrono avanti per raggiungere la guida: la vera volpe del deserto che, preso dalle letture delle mappe e dalla scelta della pista, non si è più curato di guardare dietro e tenere sotto controllo il resto del “branco”.

Due ripidi costoni, che delimitano una larga gola, ci impediscono di avere un orizzonte largo, per cui non riusciamo a vedere le auto che sono davanti e nemmeno l’ultima, partita di gran carriera per raggiungere il gruppo di testa. D’altro canto, non possiamo fermarci del tutto per non correre il rischio di insabbiarci; per questo abbiamo ridotto al minimo la velocità, scegliendo accuratamente la sabbia che, a vista ed a nostro giudizio, sembra più compatta.

Controlliamo che la temperatura dell’acqua non raggiunga livelli preoccupanti; scambiamo segnali con l’equipaggio del camion (che si è messo, a distanza, ma alla nostra stessa velocità) ed aspettiamo che l’auto blu, correndo a fari accesi dietro a quei disperati che, a loro volta, stanno rincorrendo la guida, per comunicare la notizia del nostro guasto.

La velocità molto bassa ci consente di gustare il paesaggio circostante, nonostante la preoccupazione di trovarsi a “motore spento”, in mezzo al deserto e senza nessuna indicazione direzionale! La luce attorno a noi conferisce alle piccole dune un aspetto rassicurante; il silenzio è rotto solo dal rumore ovattato del nostro motore: non sentiamo quello del camion, sia perché va pianissimo e sia perché è abbastanza lontano! Ci diciamo che è bello viaggiare così: braccio fuori dal finestrino, nessuna polvere nell’aria, assenza di sobbalzi, guidando a “caso”, perché molte volte non riusciamo a vedere le tracce dell’auto blu, che è corsa avanti a fermare il convoglio, per recuperarci.

Siamo permeati da una palese incoscienza e da una sensazione di tranquillità: viaggiamo su un terreno quasi morbido, senza fastidiose scosse, con una guida rilassatissima, ma con un’auto che potrebbe fermarsi da un momento all’altro, in mezzo al nulla! E’, comunque, una sensazione bellissima; un benessere psico-fisico palpabile che non vorremmo finisse mai: due incoscienti nel cuore dell’Africa!

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