HomeLa RivistaFolklore e dialettiAfrica :Vivere in un sogno

Africa :Vivere in un sogno

Letteratura / 76 

di Giuseppe Mazzocco

 

Salutiamo i soldati del fortino e ci rimettiamo in moto, in fila e con buona velocità; viaggiamo per qualche ora ed arriviamo in un luogo che ritengo, alla fine del viaggio e dopo aver visto tutto il resto, il posto più bello di tutti quelli incontrati. Forse è anche lo splendore del mezzo mattino che accende i colori delle tre anime del deserto: la roccia, la sabbia e gli alberi, affogati in una luce così viva che sembra provenire da riflettori razionalmente posizionati. Uno scenario fantastico. Una bellezza unica.

È difficile descrivere un’emozione così grande ed il luogo che ci ospita ne accende più di una.

Per terra, una sabbia dalla grana grossa, del colore dell’oro, fa da base a delle rocce stratificate che, disposte in cerchio, accolgono piccoli alberi, dalla chioma verdissima. Il forte vento, sporco di sabbia, ha colpito la fragile arenaria, scavandovi dentro delle forme che scoprono intimità di vari colori.

La pietra, martoriata dal vento, esprime un profondo disagio: la sofferta morfologia litica è un lamento di figure rese plastiche dalle colorate venature. Stiamo attraversando un museo di moderne sculture, di figure immobili. Camminarci dentro mi dà la netta sensazione di profanare un’armonia secolare.

Il vento ha messo a nudo la trabecolatura intima della roccia, togliendo la fragile rena che, come patina protettiva, ricopriva l’intimità scheletrica della pietra. È un cimitero del tempo, pregno di religiosità geologica, all’interno del quale vivono, però, dei rigogliosi alberelli.

Ti viene il dubbio di profanare, con il semplice scatto fotografico, una testimonianza delle ere. Ti senti un intruso, uno sporco granello di polvere all’interno di un meccanismo dalla perfetta armonia.

Composizioni che appaiono statiche all’occhio frettoloso delle macchine fotografiche, ma che, invece, vivono la continua trasformazione che la storia della terra impone. Queste forme non sono opere morte: sono creature del silenzio epocale del deserto.

Per questo il Sahara è vivo.

Le varie polveri, che vengono alzate dalle ruote dei nostri mezzi quando profaniamo la magica religiosità di questo tempio, di un mondo non animale sono come finissimi brandelli di DNA che strappiamo alla lenta trasformazione della roccia. Sono dei cromosomi di sabbia e di pietra, continuamente riarmonizzati in un processo meiotico che dà vita ad altre forme, che l’apparente immobilità del deserto conserva per la storia del mondo.

Questo luogo si chiama deserto perché appare inanimato rispetto al “valore tempo” dell’uomo, ma i colori e le forme di quelle rocce, di quella sabbia e di quegli alberi urlano al cielo la loro presenza.

Davanti a tutto ciò resto muto, con lo sguardo che accarezza le forme e con l’orecchio che raccoglie i bisbigli del vento che corre fra le rocce. Non ho voglia di parlare, né di chiamare a gran voce gli altri che, rimasti indietro per altre osservazioni, non sono ancora arrivati a scoprire questo angolo di suggestioni. Godo ancora dell’armonia che regna fra queste rocce e mi accorgo dell’arrivo degli altri dal rumore del loro cammino sulla sabbia. Sento, però, che i passi si fanno più lenti, quasi impercettibili: anche loro sono stati conquistati dalla magia del posto e si avvicinano a me con una “religiosa” lentezza. Siamo tutti, attoniti, stretti l’un contro l’altro, con le bocche aperte e gli occhi sbarrati: nessuno si muove più!

Questo cerimoniale è stato imposto dalla potenza della natura e, quasi fossimo davanti ad un importante altare, arretriamo per allontanarci, senza girare le spalle, con la lentezza che si deve al distacco da un qualche cosa di molto prezioso.

Nessuno parla. Ci guardiamo in faccia e, sempre lentamente, ci dirigiamo verso la pianura dove abbiamo lasciato le auto. Ognuno sale sul proprio mezzo e, quasi da copione cinematografico, ci prepariamo per ripartire.   Solo la sera, durante la cena, abbiamo parlato della magia del posto che avevamo “vissuto” assieme.

Nessun Commento

Inserisci un commento