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LA NOSTRA GUIDA IN AFRICA

Letteratura / 73

La nostra guida in Africa

di Giuseppe Mazzocco

   Voglio spendere due parole sulla nostra guida, a cui dobbiamo la sicurezza del viaggio, ma al quale abbiamo sempre inviato improperi e paroloni! È un tipo tosto, ma per guidare, in Africa, una “ciurmaglia” come la nostra il carattere è essenziale.

   Ammetto che lui è, contemporaneamente, guida e navigatore: deve stare attento a dove passa (per non farci correre rischi) ed alla direzione giusta (per non andare fuori rotta). Non ha un copilota che lo indirizza con sicurezza. Convengo che è molto bravo e che quello che è accaduto non ha presentato rischio alcuno. Siamo noi che abbiamo vissuto con troppa apprensione un evento che si sarebbe risolto da solo! Infatti, dopo un po’ arrivano gli altri e, trascorsa una buona mezzora a dare pacche sulle spalle della guida ed a chiamarlo con svariati titoli, ci fermiamo per raccontarci degli insabbiamenti di alcuni “scellerati” che, distraendosi, erano usciti dalle “rotaie” sulle quali ci aveva detto di viaggiare. Hanno dovuto scavare col badile, mettere le corsie grigliate e attaccarsi al camion (meno male che c’era) che con la forza del verricello ha sempre rimesso le auto sulla pista.

   Guidare sul deserto, a volte in fila indiana ed a volte in formazione sparsa, su terreni sabbiosi o pietrosi, senza strade disegnate, stando attenti a non perdere di vista gli altri, a non insabbiarsi ed al seguito di una guida che impone velocità e direzioni, è dura, ma bellissimo e con emozioni distinte!

   Chi guida è felice di fare l’esperienza di viaggiare su un terreno che genera sensazioni particolari, ma nella concentrazione più viva (senza distrazioni) e chi gli siede accanto è felice di “gustare” un ambiente fatto di luci, di colori e di forme assolutamente insolite, non avendo la responsabilità di concentrarsi, per schivare quei tanti ostacoli che solo un’accorta guida può evitare!

   Ecco, perché, i racconti della sera, davanti al fuoco, dopo aver mangiato, sono di due livelli: chi si esalta per aver guidato su un terreno mutevole e ricco di insidie evitate e chi rifarebbe la stessa esperienza per poter dire: “Ho visto la luce farsi colore e dare forma ad emozioni profonde”. Per questo, la nostra guida ci ha consigliato di turnarci nel ruolo di pilota ed in quello di viaggiatore, così tutti porteranno il deserto nel cuore: per averlo attraversato e per averlo osservato! Le foto scattate, sia da dentro l’auto e sia nelle rapide soste richieste per immortalare degli spunti emotivi, rappresenteranno, ne siamo tutti certi, il motivo più intenso per rivivere momenti emozionanti! Godremo, un’altra volta, la magia dell’Africa!

   Le soste sono dei momenti molto importanti, sia per sgranchirsi le gambe e stiracchiarsi e sia per mettere su degli amicali sfottò nei riguardi di chi si è insabbiato o è uscito fuori pista! Da questo rito non si è salvato nessuno! Mentre noi facciamo baldoria, la nostra guida controlla i nostri mezzi!

   Riprendiamo il viaggio, dopo una breve sosta, è ci dobbiamo, subito, fermare perché l’auto del capo spedizione perde liquidi: è nafta. Si è spaccato il fusto di riserva.

   La guida, l’equipaggio del camion ed altri organizzano il travaso del gasolio dal contenitore grande in altri più piccoli, dopo aver scaricato, completamente, il cassone. La guida aveva preteso, e ne sono lieto, di portare dei contenitori vuoti, puliti e pronti per ogni evenienza: è stato un grande!

   Fatto il rifornimento forzato, in pieno deserto, si ricarica l’auto di tutti gli scatoloni che erano stati tolti dal cassone, mentre un fortissimo vento, pieno di sabbia tagliente, sferza i nostri visi. Si riparte dopo una corale minzione.

   Da Tumu a Seguedine sono, secondo la cartina della nostra guida, 365 km. Siamo in marcia dalle ore 9.30; sono le 16.30, probabilmente abbiamo ancora altre tre ore di luce ed abbiamo percorso solo 196 km.

   Cara guida, gli dico davanti a tutti, a questi ritmi, difficilmente stasera arriviamo nel Nepal!

   Nota: il Nepal è lo stato più lontano che mi viene in mente, che non c’entra niente con l’Africa, ma è talmente distante da scoraggiare chiunque, perfino la guida che, davanti ai nostri occhi pietosi, decide di fermarsi. Naturalmente, il riferimento al Nepal è stato oggetto di scherno da parte di tutti; però ci siamo fermati, e questo è quello che conta! Una sosta in più non farà cadere il mondo: siamo stanchi, davvero.

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