“SUONNE”

Abruzzesità Poetica / 73

 “SUONNE”

di Antonia Anna Pinna 

Il 20 agosto scorso ho avuto il piacere di presentare, a Villalago, nell’alta Valle del Sagittario, il recente lavoro di Antonia Anna PINNA: ”L’Eco  della Valle del Sagittario”, edito nella Collana Tesori dell’Altosannio a cura di Enzo C. Delli Quadri.

Nativa di Villalago, Antonia Anna PINNA racconta, nel volume, gli affetti vissuti, la gente, i vicinati, i personaggi, le storie. Racconta un mondo che ha fotografato da bambina e che, cresciuta, non ha più lasciato andar via, neppure quando lei ha lasciato il paese.

Forse proprio dopo quella separazione ha cominciato a cercare in sé un angolo dove tornare a sentirsi protetta, un poco carezzata e coccolata, difesa, e in quell’angolo c’erano affetti, luoghi, fatti, storie  che,  ravvivandole, l’hanno arricchita donandole la voglia di scrivere, di scrivere anche in dialetto, nella lingua che, appresa a Villalago, le era rimasta dentro ed era ed è ancora viva. Così, dopo la parte narrativa, il volume si arricchisce di poesie: poesie in lingua e in dialetto “villalaghese” (vellacchiàne). Tra queste ultime ho scelto “SUONNE”.

Chi non ha sogni? Tutti abbiamo sogni e sui tanti qualcuno maggiormente prevale, vorremmo riviverlo. Cosa sono i sogni? Forse desideri inespressi o segreti rifugiatisi nell’inconscio? O, magari, speranze che non ci abbandonano e che riusciamo a tenere a bada con la ragione e poi, quando questa, la ragione, riposa o si rilassa, ecco che le speranze riaffiorano in superficie e si fanno “sogno”?

Certo è che i sogni aiutano a vivere e che una vita, senza sogni davvero è povera cosa. Antonia Anna Pinna ce l’ha il suo sogno (“suonne”) preferito, l’ha fatto solo una volta eppure ne è rimasta fortemente presa.

 “S U O N N E “              

                             di Antonia Anna Pinna

Me vulésce fa’ ne suonne

abberretàte,

de  quije che nen tròvane la véje.

Vulésce fa’ l’amore nghe ’ne Ddéje

che me chiamésce sèmbre

amore méje,

che me renchiésce la faccia de carézze,

de basce, de pìzzeche i dulcézze.

Sole ’na vote me le so’ sunnàte

i quéla notte nen me la so’ scurdàte:

che mane longhe i che chepille nire!

Putìsce remenì’ n’ àvetra vote

pe’ cunzulàrme i  fa’ ride’ ’ste core!

 

S O G N O

Vorrei fare un sogno

aggrovigliato,

di quelli che non hanno via d’uscita.

Vorrei fare l’amore con un Dio

che mi chiamasse sempre

amore mio.

Che mi riempisse la faccia di carezze,

di baci, di pizzichi e dolcezze.

Soltanto una volta io l’ho sognato

e quella notte non l’ho dimenticata:

che mani lunghe e che capelli neri!

Potresti ritornare un’altra volta,

per consolarmi e far sorridere il mio cuore!

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