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Crisi della democrazia, difesa dell’ambiente e cittadinanza globale

  • Il Limite / 71

Crisi della democrazia, difesa dell’ambiente e cittadinanza globale

di Raniero Regni

Preparandoci ad affrontare la campagna elettorale d’autunno i temi politici balzano  inevitabilmente in primo piano. La disaffezione dei cittadini elettori, che caratterizza tutte le democrazie mature, il populismo che vorrebbe un rapporto diretto con il popolo, con licenza di parlare a nome di questo, le “democrature”, ovvero quelle democrazie autoritarie che hanno alcuni tratti delle vere e proprie dittature, sembrano sintomi preoccupanti di una crisi della democrazia, soprattutto in situazioni difficili come quella che stiamo vivendo.  Ma chi è il popolo se non la somma delle singole volontà che costituiscono il corpo elettorale? Nessuno può parlare a nome della volontà generale ma molti sono tentati di semplificare le procedure democratiche tipiche della democrazia deliberativa, molti si propongono come risolutori dei problemi che affollano l’agenda dei nostri amministratori, ignorando che non ci sono soluzioni semplici per problemi complessi.

Poi ci sono il nazionalismo e l’imperialismo, i due nemici storici della democrazia, che tanti danni hanno fatto nel secolo scorso, che sembrano sollevare la loro testa mostruosa. Il rinascente imperialismo russo, lo strisciante imperialismo cinese, l’ambiguo imperialismo americano, che oscilla tra neo-isolazionismo e pretesa imperiale, e non riesce a trovare un’alternativa alla “pax americana”. Non sono eguali tra loro, questo è evidente, ma sono comunque implicati in dinamiche che li portano a fronteggiarsi per il domino del mondo, ignorando il fatto che un dominio globale,  un unico stato appare quanto mai impraticabile oltre che non auspicabile. L’Unità del mondo se sarà, sarà il contrario dell’unificazione sotto uno stesso potere.

Un sintomo preoccupante della crisi delle democrazie è la crisi della più antica democrazia moderna che è quella degli Stati Uniti. Anche lì il trumpismo ha fatto danni enormi e la società americana appare spaccata e con forti tentazioni populiste.

La crisi della democrazia è legata ad una crisi della cultura che invece di nutrirla si fa sempre più asfittica, ne siano un esempio la scarsa cultura dei nostri candidati di punta alle elezioni politiche che pure avrebbero bisogno di essere nutriti dei saperi umanistici dell’Occidente.  Sia detto per inciso, senza i libri non si va lontano!

Una delle radici di questa crisi è quella che vede il nesso tra passato e futuro, tra storia e profezia allentarsi sempre di più. Un’immagine di futuro è necessaria per guidare l’azione politica, perché cercare di decifrare il futuro significa contribuire a realizzarlo. La democrazia è un grande frutto spontaneo di una lunga storia, è il prodotto della storia della società civile occidentale, che attraverso corsi e ricorsi, ha dato vita ad un regime politico fondamentale e che molte altre regioni del mondo cercano di imitare. Credo che sia un frutto prezioso che dobbiamo tenerci caro e difendere, nonostante tutti i suoi limiti e le sue disfunzioni che pure dobbiamo correggere.

La durezza dei tempi e il ritorno dei nazionalismi e degli imperialismi ha comunque qualcosa di scandaloso che non ha molto futuro. La guerra come risoluzione dei conflitti appare a molti come impraticabile, come qualcosa di scandaloso e di insopportabile, sia eticamente che socialmente. “Un cupo rumore di fondo che arriva dal passato”, come l’ha definita recentemente A. Schiavone (vedi il suo L’Occidente e la nascita della civiltà planetaria), in questo simile alla schiavitù, che ieri era la norma oggi fa semplicemente orrore.  Chi pensa diversamente non potrà comunque portare indietro le lancette della storia.

Di questa indispensabile visione del futuro, di questa “pedagogia del futuro”,  fa parte quello che si chiamava e si chiama ancora, con un termine sempre più inadeguato, ambientalismo o più propriamente politica ambientale. Le battaglie per l’ambiente vengono accusate di localismo se non di egoismo. I Nimby (coloro che non vogliono una centrale nucleare o un inceneritore o un’industria insalubre nel proprio territorio) in realtà rappresentano l’avanguardia della cittadinanza del futuro, una cittadinanza che sarà necessariamente globale. Il clima e l’ambiente sono probabilmente gli aspetti più universali per i quali una democrazia all’altezza dei tempi può impegnarsi. I movimenti per la tutela dell’ambiente sono l’avanguardia di una società civile globale che va ben oltre il locale, ben oltre la nazione, pensando al mondo.

Qual è la differenza tra progressisti e conservatori, per non dire tra destra e sinistra? Il lavorare in vista di questa democratica cittadinanza globale forte ed inclusiva. Il capitalismo senza democrazia di Russia e Cina non è un modello, anche se le democrature e i regimi autoritari sembrano affascinare anche una qualche percentuale dell’elettorato e dell’opinione pubblica occidentale, compresa quella italiana. Ma chi di noi vorrebbe davvero diventare russo o cinese? Dobbiamo difendere l’Europa, l’Occidente e la sua democrazia piena di limiti, non negandola ma migliorandola, e utilizzando le sue contraddizioni interne non per distruggerla ma per renderla più giusta e umana.

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