La sosta a Madama

Letteratura / 71

 

La sosta a Madama

di Giuseppe Mazzocco

L’imperioso stop, dato dai soldati della frontiera di Madama al nostro viaggio, crea un clima di penosa impotenza che, rifletto, ci scombinerà tutti i piani.

Mentre mi avvilisco per l’impossibilità di non poter prendere una qualsiasi decisione su cosa fare, e noto che gli altri manifestano la mia stessa penosa situazione psicologica, vedo che il capo spedizione apre la portiera, scende dall’auto e, con passo lento, ma fermo, si avvia direttamente verso il cintato fortino militare dove, si presume, alloggi il comandante del presidio. Il suo incedere è talmente sicuro ed autorevole che nessun soldato fa un solo gesto per fermarlo, mentre poco prima, ad uno che si allontanava dagli alberi, era stato intimato, spianando la mitraglietta, di fermarsi. Il nostro capo spedizione invece va, incontrastato, verso la caserma e, incredibilmente, davanti a lui si apre l’ingresso. Sparisce dentro, mentre il portone si richiude con un pesante rumore.

Passa del tempo e noi siamo anche un po’ preoccupati perché il nostro amico non si vede! Lo scorgiamo, solo dopo una mezz’ora, mentre torna, praticamente a braccetto con quello che, per alcuni strani gradi che porta sul braccio, dovrebbe essere il comandante della guarnigione di frontiera.

Penso: vuoi vedere che il nostro capo spedizione ha parenti anche da queste sperdute zone africane?

Così è. Il comandante, quasi con deferenza, ci riconsegna i passaporti e le carte di circolazione e chiede, con un altro inchino, l’indirizzo al nostro amico (forse per inviargli gli auguri della prossima Pasqua!) che, sprovvisto dei propri biglietti da visita, scrive qualcosa su pezzi di carta verde filigranata (di provenienza americana) che consegna al comandante che, per paura di perderli, li arrotola e li mette velocemente in tasca.

Dopo cinque minuti, sotto gli occhi sbalorditi degli altri ospiti della “sala d’attesa” della frontiera nigeriana (che aspettavano da giorni il visto per poter transitare), noi ci rimettiamo in cammino con il saluto augurale dello stesso comandante che viene (nonostante il vento e la polvere) quasi a correrci dietro, per un saluto più lungo ed affettuoso.

Scusaci, capo spedizione, se per un attimo abbiamo dubitato delle tue capacità e della potenza della tua diplomazia! Tu, comunque, molto umilmente, hai sempre detto che avevi parecchi parenti in Africa (non ricordo se da parte di tua madre o di tuo padre) e che i parenti, quando ne hai bisogno, sono sempre al tuo fianco! Questa è la forza del richiamo del sangue! Beato lui che ha tanti parenti e, per nostra fortuna, sparsi anche da queste parti!

Lasciamo velocemente l’avamposto nigeriano, riflettendo sull’accertato fato che in Africa non esiste la parola impossibile, almeno per quelli della nostra spedizione, avendo l’appoggio di numerosi fratelli di sangue! Neanche il silenzio civile imposto dalle elezioni, che tutto impedisce, ha fermato la nostra marcia. Forse, amico, sei un novello re magio che, per portare tangibile solidarietà a dei bambini di una poverissima zona africana, attraversi paesi sconosciuti e tutti ti danno aiuto? È un dubbio che vibra dentro ognuno di noi e che non potrà mai essere chiarito!

La pista è ben disegnata, anche se il fondo è pieno di profonde buche. Avanziamo a 30/50 km/h. La sabbia ha nuovamente cambiato colore: è di una bella tonalità di rosa. All’orizzonte si intravede qualche lontanissimo profilo montuoso. Il cielo è di un azzurro squillante ed il sole scalda molto all’interno delle auto, mentre fa difficoltà a farsi sentire all’esterno. Nota: fuori è ancora freddo.

Vien da chiedersi: ma siamo sicuri di essere in Africa e non in qualche diverso e sperduto deserto di un freddo continente? Si può guardare il deserto indossando un eskimo?

Il colore della sabbia cambia in continuazione. Le ruote delle auto sollevano una vivissima polvere bianca e scoprono tracce colorate di una bella tonalità del marrone. Il terreno, che appare piatto, nasconde tratti di pericolosa sabbia cedevole che, come una potente calamita, affossa le gomme. Il minimo che ci possa succedere è insabbiarsi, ripetutamente!

Tutta la piana si accende di un luminosissimo colore rosato. L’orizzonte si frastaglia in bellissimi giochi di luce che hanno il sapore dei miraggi: appaiono delle isolette, dei lunghi profili di città, delle distesissime lagune ed è viva la sensazione che, dopo ogni duna, debba apparire il mare!

Ma è solo un gioco del caldo! Tutto attorno è deserto: una distesa e piatta vista di colorata sabbia, accesa da un sole che sembra troppo lontano per scaldare.

Nessun Commento

Inserisci un commento