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VOTARE… PERCHE’?  PER CHI?

VOTARE… PERCHE’?  PER CHI?

                                                                            di Enea Di Ianni

C’è un silenzio elettorale dalle mie parti malgrado manchino soltanto quaranta giorni alle votazioni. Sicuramente dipenderà dal fatto che ci siamo appena tuffati nel cosiddetto clima vacanziero o, forse, che siamo a malapena venuti fuori dai tanti tran tran connessi con la pandemia e la guerra in Ucraina ci ha presi e abbracciati con tantissimi altri  timori che non lasciano di sicuro spazio all’ottimismo.

Mentalmente si è davvero stanchi e provati da tante  recenti incertezze che si fa sul serio fatica a spendere energie intorno al tema “elezioni”, incerto anch’esso. E poi c’è una certa fredda  posizione di distacco da quello che per anni ha costituito, soprattutto nei piccoli centri di provincia, un “vivace” atteso momento di confronto-scontro tra posizioni politiche e partitiche differenti.

Gino Cervi e Fernandel, nei rispettivi ruoli di Peppone e Don Camilo,  ci hanno fatto sorridere e pensare ad una stagione elettorale in cui le loro “posizioni” politiche si contrapponevano sui principi, ma, nei fatti, ricercavano e trovavano accomodamenti e conciliazioni di fronte a bisogni urgenti e comuni a tanti, se non a tutti.

Nell’emergenza durante lo sconfinamento del Po e nella conseguente e successiva  di Brescello, appariva davvero difficile distinguere chi fosse della fazione del prete e chi di quella del sindaco.

Accadeva di più anche quando il bisogno toccava  un indifeso cittadino, che fosse di fede parrocchiana  o comunista, compagno o sagrestano, il concorso della collettività c’era tutto e indistinto nei ruoli.

Due credi, due mondi, un paese e su tutto a prevalere era un alto senso di umanità, di impegno sociale e cristiano, di solidarietà. Beni primari erano il paese, la sua gente, l’amicizia al di là del colore politico che pure rimaneva ben delineato: da una parte i rossi, dall’altra i bianchi, dall’una “Bandiera rossa”, dall’altra “Noi vogliam Dio”.

Non si tossiva: rimanevano ben distinti nelle parate e nelle contrapposizioni, senza scolorire o lasciar sbiadire, per convenienza del momento, i singoli contrassegni. Tant’è che quando Don Camillo si lascia andare ad una pericolosa astinenza dal cibo e gli altri, i rivali, si accorgono che non scherza ed è allo stremo delle forze, nottetempo e segretissimamente si introducono nella cucina del Parroco e gli “iniettano” oralmente la cura del momento: cibarie di vario genere, colorite dal rosso nettare delle uve locali.

Il “popolo”, nelle tornate elettorali di quei tempi, veniva contagiato ovunque, attratto e coinvolto nel vivace fermento che si avvertiva nell’aria. Mi ronza in testa uno spot, visivo e vocale, della Democrazia Cristiana che, sull’onda del successo di Modugno con “Nel blu dipinto di blu”, invadeva i piccoli centri irrompendo da auto adibite alla propaganda elettorale:

Votare, sì sì / votare per la DiCci/ lo scudo dipinto di blu/ lo devi votare anche tu!”

Certo non era quella parodia  a determinare la scelta dell’elettore, però influenzava.

Poi arrivarono le elezioni stile “Vota Antonio”, con il grande Totò  e “Il vigile”, con Alberto Sordi, usati, nella trama di quei  film, come esche per attrarre consensi. Una faccia per un voto, una storia per commuovere, un personaggio per convincere. E sono arrivati, così, gli improvvisatori della politica: personaggi pubblici del mondo dello spettacolo, della canzone, dello sport, volti della televisione e professionisti vari prestati, si diceva, alla politica e che, una volta eletti, non venivano più “restituiti” ai legittimi ruoli.

Scompare il senso e la funzione della “militanza”, della “gavetta”, quella che muoveva dal primo passo di “attacchino” riferito all’incollaggio dei manifesti di propaganda e, piano piano, ti collocava candidato ai Congressi di partito (comunali, provinciali, regionali e nazionali), candidato alle elezioni (comunali, provinciali e regionali) e a ruoli particolari in seno alla compagine politica o presso enti a partecipazione statale.

Col tempo sono andati scomparendo anche i “colori” delle distinzioni partitiche e vanno crescendo, per confondere e confondersi,  le “sfumature”. L’azzurro diventa celeste, poi celestino che, scolorendo, finisce nel grigio-cenere. Così il rosso si è andato facendo arancione e poi è scivolato nel giallo slavato, quasi bianco-nuvola, un poco grigiastro anch’esso. Il verde foresta si fa  pisellino, poi verde chiaro per finire in un tè verde e poi quasi grigio. Ma la cosa più sorprendente è che si sono facilitati e accresciuti i “traslochi”, i passaggi da una tinta all’altra, una specie di “Quattro cantoni” che porta a movimenti repentini da una posizione all’altra con conseguente cambio di casacca e colore.

Si è dato vita anche ad una sorta di calcio-mercato della politica che, alla fine, toglie senso alla stabilità di una compagine e al ruolo del giocatore anche perché il cambio di maglia e casacca può avvenire in partita  e puoi ritrovarti che il tuo portiere smette di parare e si fa, di punto in bianco, marcatore della squadra avversaria e, da difensore della porta, la viola segnando per la squadra avversaria. Come avviene? Semplice: il portiere di una squadra, da parare il tiro dell’avversario, si tuffa e fa in modo da provocare l’autogol che assegna il trofeo alla squadra avversaria.

Chi puntava a fare tredici al totocalcio si ritrova, per quel portiere “venduto” alla controparte, deluso e gabbato. Tra-di-to!

E’ legittimo chiedersi, a quaranta giorni dalle elezioni, perché andare a votare?

Perché ci stiamo e ci  stanno privando quasi di tutto, non possiamo e non dobbiamo privarci  anche della  dignità personale, perché non ha senso rassegnarci all’esistente e non provare a reagire, a risollevarci.

Per poter guarire da un malanno, prima ancora dei rimedi, delle terapie e dei medicinali, è importante che il malato “voglia guarire” e si impegni a farlo. Perciò l’espressione del voto deve tornare ad essere un atto autentico di scelta personale.

“Scegliere” perché? Perché “non scegliere” è davvero un atto di vigliaccheria nei confronti di se stessi e delle persone che ci sono care.

“Votare per chi?” Ecco, questo è un poco meno facile e non lo si può lasciare al caso. Non posso e non devo votare “coso” perché me lo ha chiesto “tizio” o “caio”. Devo provare a riflettere sul serio ed evitare di lasciarmi condizionare dai tanti “si dice…”, “pare…”, “lo porta…”

Proviamo a sbagliare da soli…! Se già ci convincessimo  nel non votare chi…      …Chi ha cambiato casacca… Chi viene candidato per “attrarre” voti… Chi ci ha deluso nell’ultima legislatura… Chi ci ha usati come “mezzi” e strumenti… Chi, dopo eletto, si è eclissato dai nostri luoghi di vita… Chi non ha risposto quando lo abbiamo cercato o l’abbiamo fatto cercare… Chi ha lasciato che il nostro territorio e la nostra gente rimanessero allo status quo… Chi  non si è impegnato per i nostri bambini e ragazzi, per i nostri anziani, per i nostri disabili… Chi si è visto solo nelle “parate” religiose e civili…

Chiarito che VOTARE è un diritto-dovere di cui non dobbiamo privarci scioccamente, cominciamo col cercare “chi non votare” e sarà già tanto anche perché in questi ultimi giorni torneranno a farsi vivi i “processionari” del voto e non solo i “questuanti”.

Tanti candidati e uomini di partito si ricorderanno di noi, dei luoghi in cui viviamo e li vedremo tornare a sfilare dietro le processioni, a presenziare le sagre delle Pro Loco.

Ci accompagneranno anche all’ora di pranzo e cena,  con volti e sorrisi accattivanti, dalle emittenti locali per dirci che si sono impegnati tanto, loro, per noi… che hanno fatto parecchio per il nostro territorio… e che quel poco che non s’è potuto fare è dipeso dal Covid e da “quegli altri”, dalla loro controparte.

E qui diventa davvero difficile capire di chi si tratta perché tante controparti di oggi erano, ieri, parte di loro e tanta parte di loro oggi era, ieri, loro controparte. Lo so che è difficile da capire…

Facciamo ricorso al “dubbio” e  scegliamo chi ci lascia, al momento, meno dubbiosi e godiamoci quel che resta di questo agosto pre-elettorale.

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