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VIAGGIARE A ZIG ZAG …SULLA SCONFINATA SABBIA DEL DESERTO

Viaggiare a zig zag … sulla sconfinata sabbia del deserto 

   Viaggiamo a 60/80 km/h, sotto il vero sole africano, immersi in una luce accecante, ma accarezzati da lievi soffi di vento, in direzione di una gola che, man mano che si avviciniamo, appare sempre più alta ed incuneata fra due pareti di roccia. Non c’è più la sabbia, il terreno è piatto e ghiaioso, privo di ogni riferimento di passaggi di altre auto tanto che la guida avanza a serpentina larga, per tentare di incrociare piste che possano orientarlo. Infatti, con il fiuto tipico del navigato esploratore, non solo trova un fitto fascio di tracce di pneumatici, ma ne sceglie, decisamente, una, che segue a grande velocità. Come farà, in mezzo a tante, a scegliere sempre quella giusta. Ah! Dimenticavo! La monetina. Grazie, cara guida, per averci sempre tirato fuori da ogni incognita e scusa il mio tono irriverente: è, da un lato, volgare invidia per le tue chiare capacità da … boy-scout e, dall’altro, vuole essere un rimprovero perché ci stai portando in giro fra paesaggi bellissimi, senza mai darci il tempo nemmeno di fare una foto. Rilevo questo unanime giudizio da tutti i componenti del gruppo: non si può sempre andare. Qualcuno (taccio il nome) ipotizza di spararti alle gomme, per arrestare la tua folle corsa!

   Sono le ore 9.30 ed il caldo incomincia a farsi sentire.

   Ci fermiamo perché il nostro capo spedizione, che siede davanti, vicino all’autista, ha chiesto di cambiare posto e passare sul sedile posteriore. E’ la magnanima democraticità del comandante, che vuol far provare a chi viaggia dietro la gradevole posizione di stare davanti.  

   Nota: in verità, il nostro capo spedizione ha chiesto di passare dietro perché il medico (che continua a stare sempre più male) accusa violenti conati e crampi allo stomaco e lui, per non farsi vomitare sul collo, si vuole mettere dietro all’ammalato! Come dargli torto! Su questa pista non sono segnalate aree di servizio fornite di bagni per cui, in caso di necessità, non si trova acqua per lavarsi e telini per asciugarsi.

   La nostra guida, con i guizzi illuminati del vecchio pioniere, cambia improvvisamente direzione, abbandonando la pista ed incominciando a fare un’andatura marcatamente a zig-zag: questo, penso fra me e me, è il vero “andare a zonzo per l’Africa”. In verità, la nostra brava guida, ubbidendo alle chiare indicazioni del suo GPS e volendo la sicurezza di trovare sicuri passaggi, ha cambiato senso di marcia ed ha “chiesto conferma” alle tracce lasciate da precedenti viaggiatori. Troviamo, infatti, un altro fascio di impronte di pneumatici e, seguendole, ci dirigiamo velocemente verso un punto non identificabile dell’orizzonte.

   La polvere sollevata dalla macchina che ci precede è tanto densa che sembra una pesante nebbia e ci fa rischiare il tamponamento.    

   La guida si ferma un attimo per dirci “si va, si va” e riparte prima che uno solo di noi possa mettere il piede per terra. Mi ripeto, ma una sola cosa potrebbe fermarlo: quattro colpi di una 44 Magnum, alle gomme!

   Rileggendo le note che sto scrivendo in macchina, in movimento, mi viene in mente che la scrittura araba deve essere stata inventata da un mio antenato che, a  dorso di cammello, correva per il deserto, dietro ad un antenato della mia guida. E’ difficilissimo scrivere, seduti su di un’auto che avanza a buona velocità e su terreni che neanche la spedizione di Overland ha mai attraversato!

   Continuiamo a viaggiare su una pista disegnata molto bene, ma dal fondo sconnesso. In macchina fa caldo, con i vetri chiusi per difenderci dalla polvere che, comunque, entra (la sento sotto i denti). Ricomincia un’andatura a saliscendi, delle montagne russe che realizzano uno dei più pesanti torcibudella che abbia mai subito. Incontriamo carcasse di cammello. L’assenza di vento non sposta i nuvoloni di fitta polvere che ci nascondono alla vista degli altri e rende difficile il cammino.

   Facciamo una piccola sosta. Il capo spedizione, dopo pochissimo, dà il via alla ripresa del viaggio, come se fosse lo starter di una gara di auto fuori strada: abbassa la bandiera (il fazzoletto, che porta legato sulla testa come una bandana), urlando: “via, via, via”! Il caldo ha richiesto le sue prime vittime!

   Si riprende a viaggiare sulla sabbia, con la singola pista scelta da ogni pilota, ad una velocità di 60/80 km/h, sollevando nuvoloni di polvere. Avanziamo a volte a ventaglio, a volte in ordine sparso; a volte con inspiegabili rallentamenti ed a volte a folle velocità: il caldo miete vittime, anche fra i piloti!

   Le direzioni personali si annullano quando la nostra guida ci indica una traccia più marcata che, man mano che andiamo avanti, diventa unica: è la strada maestra, da cui non dobbiamo più uscire. Sul bordo strada, noto delle pietre miliari, di cemento, a forma prismatica e con una borchia metallica al centro. Dove mancano questi segnali, annoto la presenza delle carcasse di grosse gomme di camion che, con una successione quasi geometrica, segnano la direzione esatta.

   La presenza di questi pneumatici è rassicurante: un segnale del nostro mondo che stride con l’ambiente assolutamente incontaminato che sto attraversando, ma che mi fanno tanto bene, psicologicamente!

   

   

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