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RESTITUIRE SPAZI O TOGLIERLI?

IL DUBBIO /  69

RESTITUIRE SPAZI  O TOGLIERLI? 

di Enea Di Ianni

<Io sono con te tutti i giorni (cfr Mt. 28,30) > è la promessa che il Signore ha fatto ai discepoli prima di ascendere al cielo e che oggi ripete a te, caro nonno e cara nonna. A te.

<Io sono con te tutti i giorni> sono anche le parole che da Vescovo di Roma e da anziano come te vorrei rivolgerti in occasione di questa prima Giornata dei Nonni e degli Anziani: tutta la Chiesa è vicina – diciamo meglio, ci è vicina -: si preoccupa di te, ti vuole bene e non vuole lasciarti solo…

E’ questo l’incipit del messaggio che Papa Francesco ha voluto rivolgere ai nonni e alle nonne e a tutti gli anziani nella prima Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, il 25 luglio 2021.

Due gesti belli: dar vita a questa Giornata Mondiale e accompagnarla con un messaggio che sa davvero di tanta vicinanza, anche fisica, quella che, anagraficamente, colloca il Papa a fianco di tanti nonni e nonne, di tanti anziani.

Non è un messaggio “politico”, di quelli fatti per il dovere di farli; è diverso nei contenuti e nei toni, nelle denunce e negli auspici.

Soli, in una solitudine socio-affettiva crescente, gli anziani – e con essi nonni e nonne – sono stati i più castigati in nome della pandemia “Covid”. 

La fragilità dell’età, vessata cinicamente da una reclusione selvaggia che i ha relegati a lungo entro le pareti domestiche, ha tenuto gli anziani lontani dai veri “farmaci salvavita”: gli affetti.

E’ vero, “anche San Gioacchino, il nonno di Gesù, fu allontanato dalla sua comunità”; ma San Gioacchino non aveva figli, non aveva provato la dolcezza dell’ indescrivibile complicità che lega nonni e nipotini, una complicità che li fa sentire non esclusi dai giochi della vita, quei giochi che si avviano con le innocenti finzioni intessute tra bimbi ed anziani e si protraggono, arricchendosi, con lo scambio-ascolto reciproco fatto di linguaggi incerti  (quello dei bimbi) e finti tali (quello dei nonni).

E’ bello augurarci che il valore ed il senso di questa Giornata Mondiale vogliano essere il dar vita ad un prosieguo di momenti in cui angeli terreni, in sembianze di nipotini, familiari e amici, possano sorprenderci e invaderci con la loro vicinanza fisica. E’ bello crederci e sperare che accada, soprattutto confidare che le parole del Papa arrivino all’udito di politici, amministratori e istituzioni capaci di “vedere” che il post-Covid non ha restituito la libertà di movimento e di vita sociale a tanti, anziani e non, che continuano ad imbattersi ancora, e  quotidianamente, in barriere, anche fisiche, che li tengono di fatto isolati anche senza divieti ufficiali. 

Tanti politici, tanti amministratori, diverse istituzioni negli anni trascorsi avevamo detto e promesso che avremmo avuto città a misura di bambini e di anziani, a misura di bambini, di anziani e di disabili. 

Avremmo avuto città con spazi e percorsi senza barriere, capaci di facilitare l’incontro e lo scambio generazionale. Si diceva di città, ma anche paesi “amici dell’infanzia”, poi “Città delle bambine e dei bambini”. 

A seguito della “Convenzione Internazionale dei diritti dell’infanzia”, ratificata dallo Stato Italiano nel 1989, a Fano, nel 1991, prendeva vita la “Città dei bambini”, sostenuta da Francesco Tonucci, psicopedagogista.

Fu facile intuire, convincersi e  condividere, allora, che una città, un paese, o solo degli spazi, se fatti davvero a misura di bambini, sarebbero stati anche a misura di anziani e di disabili. Città, paesi e spazi sì fatti avrebbero reso possibili e facilitati incontri, confronti, reciprocità di relazioni… Insomma tutto quello che il Santo Padre identifica nella “vocazione” che è propria di nonni e nonne, degli anziani: 

Custodire le radici, trasmettere la fede ai giovani e prendersi cura dei piccoli”.

E’ una vocazione alla quale si è chiamati al di là dell’età, indipendentemente se si è ancora lavoratori o pensionati, se si vive in famiglia o da soli, se si è autonomi o assistiti.

Non esiste un’età per andare in pensione dal compito di annunciare il Vangelo, dal compito di trasmettere le tradizioni ai nipoti”.

Come non essere in linea con quanto dice Papa Francesco? 

I nostri nonni e anziani l’hanno fatto con noi e noi non dobbiamo avere remore nel continuare a farlo coi nostri figli e nipoti e i nostri figli, a loro volta, con i loro. Non  c’è un’età per smettere di essere madri e padri, nonne e nonni;  non c’è neppure un’età, però, per smettere di essere figli e nipoti: nessuno va in pensione da questi ruoli e c’è bisogno, oggi davvero più di ieri, che ci si incontri tra generazioni proprio per meglio sapersi e potersi calare in un ruolo che non s’apprende da manuali, ma solo da contagio affettivo determinato da contatti costanti, ravvicinati, e da sogni condivisi.

Tutti  possono togliere tutto a tutti, ma nessuno potrà mai sottrarre all’essere umano la libertà di sognare. Nessuno!  

I Nonni e le Nonne, gli Anziani sono ancora capaci di “fare sogni”, come diceva il profeta Gioele e hanno fortemente bisogno di chi s’innamori dei loro sogni, di chi li abbracci con entusiasmo e li porti avanti, a realizzazione.

Sono anche capaci di testimoniarli i loro sogni e i Nonni e gli Anziani lo fanno nella quotidianità della vita dando prova e testimonianza di buon senso, di solidarietà, di equità, di pace, di amore e, purtroppo, sempre più spesso, anche di rassegnazione. 

Troppe volte si sentono trasparenti perché sono tanti gli altri, i distratti, quelli che vanno troppo di fretta e non hanno mai tempo per i meno veloci: per anziani, bambini, disabili. Sì, ci sono servizi specifici… ci sono i centri sociali, le associazioni di categoria… Ci sono e sono impegnate a “fare per loro” e non a “fare con loro” Anche i “telefoni amico” li accolgono , ma con la formalità di una voce registrata che gli chiede di  digitare 1, 2, 3, 4, 5 a seconda del tipo di bisogno, di problema, di motivo della chiamata. Manca l’informalità, caratteristica dell’essere umano che ti è o vuole esserti vicino e magari ti accoglie con un “Ciao, sono Maria. Tu chi sei? … Nonno Piero?  Che bello sentirti…  posso esserti utile?...” 

Anche la Chiesa va di fretta. Pochi sacerdoti per troppe parrocchie e incombenze sempre crescenti. Tutto è scandito a tempo, rigorosamente a tempo. 

Si son fatti sempre più rari gli spazi parrocchiali, gli oratori, quegli spazi votati ad accogliere insieme ragazzi, adolescenti, giovani, adulti e anziani, ambienti che promuovevano e facilitavano  contatti e scambi intergenerazionali consentendo un sano impiego del tempo  libero. 

Sono in tanti, oggi, i sacerdoti che si domandano come mai ragazzi e ragazze,  una vota fatta la prima comunione, diradano i rapporti con la parrocchia. Forse perché fino alla prima comunione è vivo l’interesse della famiglia per arrivare al giorno della “festa”, quella che impegna sempre più e tanto nella scelta della location  del ristorante e nella definizione  della sfiziosità del menù, cose che poco o nulla hanno a che fare con la spiritualità del momento anche se vanno facendosi sempre più preminenti

rispetto alla dolcezza dell’incontro con Gesù. Sembra che a prevalere, ormai, sia più una visibilità sociale che di fede.

E allora c’è sì bisogno che ci si affretti a restituire spazi  ad anziani e bambini, a nonni, nipotini e disabili; restituire spazi e renderli luoghi di vita e d’incontro, di confronto affettivo, linguistico, ludico e sociale. Parimenti importante ed urgente è che le parrocchie, nei piccoli e grandi centri, dismettano quell’aria di “burocratichese” e tornino a farsi vivai di relazioni umane.   So che non è facile; so anche, però, che, almeno per le cose di cui abbiamo parlato e scritto, non c’è da scomodare Santi in Paradiso. C’è bisogno, sì, di un miracolo, ma di un miracolo umano, a nostra portata nel senso che possiamo determinarlo noi, ciascuno di noi nella veste di genitore-genitrice, nonno-nonna, padre-madre, sacerdote, parroco, parrocchiano-parrocchiana, cittadino-cittadina, amministratore, politico. 

Ho dimenticato bambini-bambine, ragazzi-ragazze, adolescenti e giovani?

No, non li ho dimenticati, ho voluto solo tutelarli e, un poco, risarcirli per tante promesse non mantenute, per momenti di affettività non facilitati, per tante attese andate deluse. 

     

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