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TRENT’ANNI DOPO L’APERTURA, A SULMONA, VIGILIA DI RILANCIO DELLA FONDAZIONE CAPOGRASSI

Letteratura Poesia / 68

TRENT’ANNI DOPO L’APERTURA, A SULMONA,

VIGILIA DI RILANCIO DELLA FONDAZIONE CAPOGRASSI

A SPINGERE ANCHE UNA RECENTE MONOGRAFIA E L’AUSPICATA BEATIFICAZIONE DEL FILOSOFO

 di Paolo Rico 

Fortunato è colui che riesce a trovare rispecchiato il proprio essere nell’essere di un altro spirito

GIUSEPPE CAPOGRASSI

Operazione rilancio a Sulmona per il pensiero di Giuseppe Capograssi. Anche sulla spinta della più recente monografia, da poco in libreria, dedicata all’importante lascito etico del giusfilosofo, nato nel 1889 nel capoluogo peligno e scomparso a Roma nel 1956, nel giorno del suo, perciò frustrato, insediamento come giudice della Consulta. Vi era stato designato qualche mese prima della morte  – beffarda, è poco definirla così, nella strana, sfortunata coincidenza – dall’allora capo dello Stato, Giovanni Gronchi. 

«Il piano di rinnovata promozione culturale degli studi capograssiani ripartirà probabilmente da un’agenda di confronti tematici». Così l’auspicio del sindaco di Sulmona, il dr. Gianfranco di Piero, che ha insistito sul debito morale da saldare con il lavoro, purtroppo interrotto ormai da un decennio: dalla scomparsa del prof. Giuseppe Papponetti, primo presidente della sede abruzzese, a Sulmona, della Fondazione nazionale “Giuseppe Capograssi. Istituzione, con circa trent’anni di vita, fondata, infatti, nel 1991, costola dell’omonino ente nazionale, che, a Roma, presiede da sempre il prof. Francesco Mercadante. Così ha spiegato l’avv. Lando Sciuba, che ha ereditato la responsabilità del compianto Papponetti ai vertici della sede della Fondazione, a Sulmona. E’ ubicata proprio nella casa di famiglia di Capograssi. 

Dal 1319 l’antica magione appartenne anche ad altro ramo parentale dei Capograssi, la nobile schiatta dei Meliorati, un cui rampollo, Cosmato, fu papa tra il 1404 e il 1406 con il nome, appunto, di Innocenzo VII. Lo stesso toponimo in cui ricade, al civico 11, l’immobile  – di proprietà del Comune di Sulmona –  della Fondazione. L’organismo, promotore per 3-4 successive edizioni  – fino al 5 giugno 2018 – di un ambitissimo premio di filosofia del diritto e dottrine politiche, appannaggio di indiscusse autorità, insignite ogni volta di cittadinanza onoraria: dalla memoria di Gabrio Lombardi a Giovanni Conso e via via di questo spessore, studiosi delle teorie del Capograssi, rilanciate, come si anticipava, da un saggio appena sugli scaffali: FULVIO TESSITORE, La filosofia morale di Giuseppe Capograssi e Pietro Piovani, Mattia Papa (a cura di -), Roma, Edizioni di Storia e Letteratura 2022, pp. 587, eu 78, ISBN 9788893596497.   Opera, sicuramente destinata a richiamare l’acume dottrinario e la ricchezza lessicale delle analisi del Capograssi. 

Appuntamenti editoriali, che, assieme ad altri eventi, ha spiegato l’avv. Sciuba «sono sempre stati materia per le iniziative, a partire dal coinvolgimento delle scuole, indette dalla Fondazione, talvolta anche all’esterno della logistica istituzionale». Questo, sia per raggiungere, come dire?, domiciliarmente, la gioventù, interessata al pensiero capograssiano, in difficoltà, magari, nel maneggiare il composito panorama in cui si staglia l’eminente figura del giusfilosofo sulmonese. Ma anche per consegnare a nuove e più vaste platee l’attività della Fondazione, al fine di stimolare ulteriori nuclei organizzativi e culturali, ispirati all’attualità della lezione capograssiana. Occasione, per individuare inoltre opportune fonti di mecenatismo e sostegni pubblici e privati, che assicurino continuità operativa ad interventi in forme strutturate e coerenti con i propositi diretti, ma pure turistico-promozionali di un’agenda capograssiana. 

Senza tralasciare l’eventualità di dar sostanza perfino al percorso di beatificazione dell’illustre giusfilosofo. A questo aveva, infatti, pensato  – pur in difetto di iniziativa ufficiale –  nei primi anni ’70, il compianto Paolo VI, secondo quanto riferito dal teologo gesuita Giandomenico Mucci, deceduto 2 anni fa nella capitale. Quest’ultimo ha scritto di una confidenza, appunto, di papa Giovambattista Montini alla vedova di Capograssi, Giulia Ravaglia, deceduta a Roma il 3 febbraio 1976 e tumulata nel cimitero di Sulmona. Certo, una beatificazione non si consuma con un desiderio, per quanto motivato; ma a quasi un secolo dal matrimonio di Capograssi e a circa 45 anni dalla prima edizione (curata per Giuffré da Gabrio Lombardi) dei Pensieri a Giulia, ci si potrebbe rivolgere a papa Francesco. A S.S. Jorge Mario Bergoglio, all’Aquila il 23 agosto prossimo, per la “Perdonanza celestiniana”, andrebbe rinverdita memoria di quel pio auspicio di un suo predecessore, diventato «santo» grazie a lui. 

Perché non si deve rinunciare  – convincimento generale –  ad affidarsi all’eredità migliore del passato locale per promuoverne la valenza come prospettiva, non come vagheggiamento di un Eden perduto, che blocca ogni possibile leva di ottimale utilizzo del patrimonio, in specie, culturale sedimentato nel territorio. D’altronde, il Premio associato, come detto, alla cittadinanza onoraria dovrebbe proprio dimostrare il desiderio di ancoraggio dell’intellettuale, salutato nell’oggi dal Premio, alla prospettiva di un sviluppo, declinato in divenire per le fortune della realtà del circondario. Programma quanto delicato da padroneggiare tanto impegnativo da allestire. Di qui, «la volontà dell’amministrazione», insiste il sindaco di Sulmona al telefono «di dar seguito alle previsioni in proposito del mandato, nel riconoscimento dei vantaggi attesi dalla popolazione nell’attuazione degli interventi».

In linea con considerazioni dello stesso Capograssi, impegnato sul testo costituzionale, là dove il pensatore sulmonese invita a radicarsi in «un punto fermo, in cui si deve raccogliere e trovare unità e dare sostegno all’infinita mobilità della vita storica di un popolo». Talché commentatori insigni del giusfilosofo peligno come Ulderico Pomarici sembrano autorevolmente approvare , spiegando che: «di fronte alla crisi di autorità statale conviene fissare il diritto come vitale relazione di persona e verità». Quasi a ribadire che di Capograssi occorre far propria la sollecitazione a costruire concretamente sulla base di solidi princìpi condivisi ed oggettivi. Diventeranno per questo, nello storico palazzo Meliorati-Capograssi, prioritarie le opere di ordinaria manutenzione: preludio, quando in agenda per intervenire, ad ogni promessa di incardinare su questo «centro» immobiliare, in quanto perno di servizi, i bisogni culturali di «infinita mobilità» identificati nella comunità.

L’Aquila, lì 27 luglio 2022  

                                                                                                                                                                    Paolo Rico   

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