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DIVENTA “DOLCE” LA LAGUNA VENETA CON “INIEZIONI” DI FIUME SILE CON IL CORSO D’ACQUA DESALINIZZATO E RIGENERATO L’HABITAT

Educazione e ambiente / 68

DIVENTA “DOLCE” LA LAGUNA VENETA CON “INIEZIONI” DI FIUME SILE

CON IL CORSO D’ACQUA DESALINIZZATO E RIGENERATO L’HABITAT

 di Paolo Rico 

 

Mi permetto di dedicare questo interessante articolo di  P. Rico  al mio amico e collega Benito Sanmarco che a Sile vive da anni con la sua splendida famiglia e  mi ha fatto conoscere a fondo il territorio e le specialità enogastronomiche  del trevigiano

P.L. Pamieri – Direttore di Centralmente – La Rivista della Domenica

Vieni (…) all’imbrunire./Dalla laguna, senti?/Il vento infuria./Ma tra le raffiche l’orchestra suona Chopin…

                                                                                                                              Evgenij REIN, poeta russo,1935

Significa «piovere»  – fors’anche nell’ estensiva accezione di “rinascita” –  in dialetto trevigiano, il fiume Sile. Alle cui foci, in Adriatico, è avvenuto appunto il miracolo di rigenerazione ambientale per la Laguna Veneta. Desalinizzata con eccezionali, ma opportune, immissioni di acqua dolce. Sulla base di un piano quinquennale Ispra, assistito da finanziamenti europei, con cui la bonifica idraulica, il riassetto fluviale e il monitoraggio qualitativo delle acque hanno di concerto prodotto, per l’habitat circostante, un pratico recupero originario ed ecosostenibile. Si è assistito, insomma, alla ricomparsa di canneto; alla fioritura di diverse specie barenali sulle piattaforme emerse di terreno, diventato nel tempo  malauguratamente salmastro ed alla dimenticata frequentazione da parte di uccelli acquatici: in specie, giovani esemplari, abituati a riprodursi o ad utilizzare zone lagunari dissalate.

Colto, pertanto, l’obiettivo dell’investimento, legato al cosiddetto Life Lagoon Refresh. L’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientali) ha attuato sostanzialmente dal 2017 un intervento di controllata immissione in laguna di acqua pulita del Sile. Il proposito è consistito nella ricolonizzazione di un’area umida di poco più di venticinque ettari, in modo da restituire l’habitat ideale ad avifauna, alla flora e all’ittiofauna, perente    di fatto sotto l’avanzare della crescente salinizzazione, insostenibile per il tradizionale equilibrio ambientale del posto. Si è determinato in meno di un lustro un dimezzamento del livello salmastro della zona. Tutto, dimostrato dalla fioritura, ad esempio, di aster trifolium nel periodo compreso tra fine-agosto e prima decade del successivo mese di ottobre dell’anno scorso. Non solo, dallo scorso giugno si è notata la diffusione di inula, che colora in giallo i bordi dei terrapieni ripuari. Un marcatore biologico da tempo negato a causa dell’elevata salinità marina. Gli esperti Ispra hanno, inoltre, annotato la ripresa di colonie dimenticate di zostera marina; zostera notei; ruppia cirrosa; fioritura sommersa, distribuitasi in diversi nuclei, talvolta simbiotici. Sull’agenda, che nomino, “Sile-Laguna Veneta” compaiono, nel censimento Ispra, 32637 uccelli di 128 diverse specie. Tra queste ultime figurano ben 62 comunità ornitiche, che prediligono comprensori umidi di acqua, prevalentemente o esclusivamente, dolce.

Non manca, nella pianificazione del programma riabilitativo dell’Ispra-Ue, l’indirizzo educativo e formativo. Sono stati, infatti, coinvolti nell’intervento studenti delle superiori e delle università di Venezia e di Padova. Hanno seguito seminari e ricevuto istruzioni in aula e sul campo. Quest’impiego ha permesso ai discenti l’approfondimento di particolari segmenti di discipline bionaturalistiche e, soprattutto, l’approccio a metodi di ricerca scientifica integrata, con ricorso ad analisi statistiche, conoscenze curriculari e novità tecnologiche. I docenti hanno dato vita a percorsi culturali di prospettiva, finalmente connessi alla realtà e ai bisogni della quotidianità. 

Si è, perciò, compreso l’impatto della biodiversità nella gestibilità del nostro ecosistema. Infatti, il 25% circa di specie animali e vegetali esaminate è a rischio-estinzione. E più della metà del PIL del mondo dipende  – direttamente o mediatamente –  dall’equilibrio della varietà bionaturale. Una persona su cinque lega il suo fabbisogno nei paesi meno fortunati alla salute di flora, fauna; degli stessi funghi selvatici o di alghe, spessissimo destinate ad impieghi, non solo alimentari, ma di possibilità di sopravvivenza in comparti i più svariati: edilizia; salute; energia; cosmesi. Insomma, un quadro estremamente sommario dell’infinita relazione tra polimorfismo protetto dell’habitat e aspettative di cura e vita dell’umanità, non soltanto della più svantaggiata.

E il programma per la Laguna Veneta si inscrive in questo schema. Osservando, infatti, le sorgenti dello stesso Sile  – 25 km. a N di Treviso –  si evince come la qualità ambientale è condizione necessaria per un’organizzazione naturale efficace ed efficiente, tanto più per l’uomo. Lungo i 95 km. del corso d’acqua, che si giova pure di 13 affluenti, l’ecosistema è ovunque garanzia di salubrità ed armonia ambientali. La rinaturalizzazione dell’igiene idraulica, compromessa dalle produzioni antropiche, ha, infine, permesso che le foci del Sile tornassero “dolci”, davvero nel significato più ampio, al fine di sostenere l’opera di ripascimento naturale di tutta la Laguna Veneta. Perciò, alle due estremità: sia la risorgiva di Vedelago (TV), dove il Sile principia, come pure lo sbocco a mare, sono diventate oggi praticamente terminali di un’identica porzione naturale. In ciò il successo dell’investimento di biosostenibiltià, varato dall’Ispra, su delega Ue.

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