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” NAVIGARE ” SULLA SABBIA

Benessere / 68

“Navigare” sulla sabbia

di Giuseppe Mazzocco

   Assolti i compiti burocratici per il passaggio della frontiera di Tumu, ci prepariamo una abbondante colazione, raccontandoci, come se non l’avessimo fatto assieme, la precedente giornata, pesantissima, ma molto “avventurosa”.

   Preso l’ennesimo caffè, l’addetto alla farmacia cambia la fasciatura del responsabile delle derrate alimentari, che si era procurato un profondo taglio alla mano, facendo un giro di bende che risulta essere una via di mezzo fra una imbracatura marinara di un fiocco ed un taping per lo stinco di un cammello da carovana (questo ultimo esempio è stato fatto per esaltare, scherzosamente, l’opera infermieristica del nostro amico e per citare il cammello, di cui, fino ad ora, abbiamo visto le sole bianche carcasse!).

   Velocemente togliamo le tende, mentre la nostra guida, che è anche un preparatissimo meccanico, monta il pezzo nuovo al camion che era rimasto in panne. Dai nostri due ospiti (gli autisti del camion, che avevamo portato con noi) comperiamo della nafta (abbiamo avuto la rottura di un fusto), per fare rifornimento delle nostre auto, senza intaccare la riserva: il camion si dirigerà in una zona con pompa di gasolio, per cui viaggerà più leggero e, gli autisti, mettono in tasca qualche dollaro.

   Un componente del nostro gruppo mi fornisce dei rullini fotografici che mi permetteranno di fare scatti dall’auto in corsa, di paesaggi e di persone, per affidare alle immagini quello che, per l’impossibilità di registrare o di scrivere, dovrei annotare. Spero che queste foto possano risvegliare le emozioni accese dal contatto diretto con i colori, nei quali siamo immersi, e dalla conoscenza di un ambiente dalla bellezza indescrivibile.

   Facciamo delle foto al camion, ormai riparato, ed ai viaggiatori che lo animano; scaldiamo i motori e ci mettiamo in marcia alle ore 8.30.

   Avanziamo fra cumuli di sassi rossi che spuntano da una sabbia di un giallo paglierino molto acceso e senza nessuna consistenza: è morbidissima. Il contrasto dei colori del terreno è fiabesco, con l’orizzonte disegnato da imponenti profili che si stagliano contro un cielo di un azzurro molto carico.

   La pista torna su un terreno piatto e molto polveroso. Incontriamo altre carcasse di cammelli. Il cielo è limpidissimo ed il sole incomincia a scaldare, mentre viaggiamo a 60/80 km/h, su una sabbia che, a tratti morbida ed a tratti dura, condiziona la velocità e costringe a fare delle brusche accelerate e frenate. L’andatura non è affatto piacevole, dovendomi reggere fortemente alle maniglie interne, per non sbattere sulle portiere e sul cristallo anteriore.

   Da lontano, vediamo l’ultimo avamposto libico (una sola capanna, con bandiera al vento) e, lasciandolo alla nostra sinistra, pieghiamo decisamente ad angolo retto verso la nuova meta: la pista per il Niger.

   Il terreno è, a volte, sabbioso, ma consistente, e, a volte, breccioso, ma sempre piatto, per cui possiamo mantenere una buona velocità, marciando a vista e con tracciati scelti personalmente dai piloti. Per chi guida è bellissimo “inventarsi” continuamente nuove piste, sempre tenendo d’occhio gli altri, per non allontanarsi troppo dagli altri, che, comunque, adottano la stessa guida: a vista, ma libera nella scelta del terreno!

   Avanziamo creando delle continue trasformazioni alla forma del gruppo delle auto; non più in fila indiana ed a distanza controllata, ma con formazioni a grappolo, a cuneo, in riga, tutte sulla stessa fila, a volte perdendosi d’occhio ed a volte rischiando il contatto. È incredibilmente strano viaggiare a queste condizioni, ma per gli autisti (ed il mio lo conferma continuamente) è bellissimo!

   Dopo qualche ora, torna la regina del suolo: la sabbia; distesa a perdita d’occhio!

   Si ricomincia a “navigare” su questo terreno vellutato e graffiato da tante “rughe” fatte dal vento e tracce lasciate dal passaggio di camion ed altre auto.

   “Navigare” sulla sabbia di questa parte del deserto è come andare alla deriva giù per un fiume dalla forte corrente, ma non veloce, con degli sbandamenti laterali da guida su ghiaccio. È fantastico questo andare sulla sabbia ed è difficile spiegare le emozioni che procura: è come il coinvolgimento totale, che rende bellissimo e pericoloso, ma assolutamente realizzabile, di chi, al circo, cammina sulla corda distesa a tanti metri d’altezza, in un affascinante e precario equilibrio. Tutto è emozione: la fortissima luce, i colori che cambiano a seconda del riflesso del sole, l’auto che sembra galleggiare, il senso di libertà che si genera dall’andare nella direzione che si vuole, alla velocità che ti detta la stessa sabbia e, soprattutto, il trovarsi immersi nel deserto!

   Stiamo avanzando in ordine sparso, a buona velocità, quando siamo raggiunti e sorpassati da una camionetta di soldati. Ci fanno cenno di fermarci e, con fare davvero gentile, ci comunicano che stiamo andando su una pista sbagliata, che ci porterebbe solo verso delle insormontabili montagne. Li ringraziamo di cuore, togliamo qualche “punto di merito” alla nostra guida (per lo smacco di aver preso una direzione sbagliata) e giriamo verso una gola, che si disegna in lontananza, fra due imponenti alture. Andiamo in direzione est-sud-est. 

   Nota: questo è assolutamente falso. Non so in che direzione stiamo andando, ma non posso scrivere un diario di un viaggio nel deserto senza, mai, dare delle indicazioni precise. D’altro canto, se le chiedessi alla guida, viste come sono andate le cose un momento fa, rischierei di riportare direzioni altrettanto sbagliate. Allora, tanto vale che faccia la mia bella figura e convalidi che … stiamo andando in direzione est-sud-est. 

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