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LA LUCE IL VERO STUPORE DELL’AFRICA

Benessere / 67

La luce è il vero stupore dell’Africa

di Giuseppe Mazzocco

   Facciamo il campo in pieno deserto, a 750 metri sul livello del mare e dopo aver percorso, in tutta la lunga giornata, solo 283 km! È stato molto faticoso ed impegnativo, ma finalmente montiamo le tende ed attrezziamo l’“angolo cottura”. Annoto che, durante la preparazione dei cibi, il responsabile delle derrate alimentari si taglia profondamente un dito. Il responsabile della farmacia (che non vede l’ora di mettere punti chirurgici) ha già indossato la mascherina da sala operatoria ed ha alzato le mani, chiedendo: “bisturi”! Il tutto si risolve con l’applicazione di un cerotto ed una bella fasciatura!

   L’addetto alle cucine prepara una cena che dire squisita è offensivo per il cuoco e per i nostri palati. Su quei piatti, al di sopra del gusto, vi sono le emozioni ed io, questa sera, le sto mangiando! Sarà la fame o la stanchezza o il fatto che ci sentiamo bene, ma i sapori di questi cibi e l’accurata preparazione di chi li ha armonizzati mi accendono corposi stati emotivi e non solo l’equilibrato appagamento fisico. Beviamo, per inciso, un vino che si accompagna così bene con i cibi che, a posteriori, non saprei trovarne uno migliore.

   Prima di andare a letto, tutti si allontanano dal campo, fra le dune, cercando di isolarsi per realizzare il benessere di … “personali stati di raccoglimento”. È bello guardare un cielo stellato, che ha del fantastico, e farlo, per essere più in sintonia con l’ambiente arabo, raccolti in meditazione e … accovacciati! Nei dintorni si disperde una … leggera puzza! Andiamo a letto alle 23.30, in un campo piantato a pochi passi dal posto di confine di Tumu che, per l’incredibile oscurità, non abbiamo visto, ma che immaginiamo come un fortino molto ben protetto e difeso da agguerriti militari. Domani sarà un altro giorno.

   Allungandomi nel mio sacco a pelo, ripenso ai colori ed alle forme che avevo visto il giorno prima: ci eravamo fermati immersi nella … luce! Una sensazione mai provata che, sebbene “gustata” insieme agli altri, mi aveva dato l’impressione di essere solo, nel bel mezzo del deserto!

   Durante la notte soffia un forte vento che, trasportando i grossi granelli di sabbia, fa “suonare” la tenda con un incredibile picchiettio: quasi un’armonia di xilofono, con delle variazioni assolutamente fantasiose, legate al capriccio del vento che soffia con folate discontinue! È un momento di grossa armonia, fatta di suoni del vento e di luci di stelle, che mi fa addormentare, accompagnandomi verso il prossimo giorno. 

   L’alba, purtroppo per me, non arriva né presto, né bene!

   Mi sveglio per gli acuti dolori di una potente colica renale. Al buio della tenda cerco delle medicine e, frugando nell’apposito contenitore, trovo più di una pillola. Sicuramente assumo Buscopan (dicono, miracoloso per i dolori da colica), ma credo di aver preso (contorto dai dolori ed in assenza di qualsiasi luce) anche qualche lassativo, ricordando il “va e vieni” che ho fatto la mattina fra le dune! Comunque, risolti in parte i dolori, riesco a dormire qualche ora e mi sveglio all’alba del 7 febbraio 1999, con la tenda in parte ricoperta dalla sabbia accumulata dal vento, nei pressi della stazione di polizia di frontiera dei Tumu, della quale, la sera prima, non ho visto niente. Sono curioso di vedere la struttura e, ricordando le urla del soldato (poi tacitato dal nostro capo spedizione), ansioso di fare il controllo dei documenti per riprendere il nostro viaggio.

   Uscendo dalla tenda, ammiro quello che, per il grande buio, non avevo visto la sera precedente: niente!

   Attorno non c’è nulla, che non i nostri “coinquilini”.

   Tumu, importante posto di frontiera, è fatto da solo due traballanti baracche, fatte di pezzi di lamiera! Naturalmente le fotografo, per opportuna testimonianza.

   Il soldato che, imperiosamente, la sera prima ci aveva bloccato è giovanissimo e vestito di pochi stracci; viene la mattina a salutarci, a riportare i passaporti vistati ed a prendere con noi un goccio di caffè caldo.

   Potenza del buio africano: ingigantisce le emozioni, accende le recondite paure, fa lievitare dentro i cuori le poesie più belle e negli animi i sentimenti più strani e trasforma un “povero” soldato di uno sperduto ed assolutamente inutile posto di frontiera in una sentinella di segreti che non esistono. 

     

    

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