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AUTO ELETTRICA: COSTI E BUROCRAZIA DA FRENO ALLA PRESENZA DI DISTRIBUTORI

Educazione e Ambiente / 65

AUTO ELETTRICA: COSTI E BUROCRAZIA DA FRENO ALLA PRESENZA DI DISTRIBUTORI

di Paolo Rico

«In futuro ci saranno soltanto quattro o cinque persone interessate all’acquisto di un computer»

Thomas WATSON, 1943, presidente Ibm

Incentivi all’auto elettrica? Non dal fronte ricarica. Le colonnine in Italia sono ancora pochissime; quasi fantasma lungo la rete autostradale. E per i dispositivi privati  – il wall box in garage, per esempio -,  l’installazione  – ovviamente, onerosa –  è grandemente ostacolata da riserve individuali, incomprensioni normative, farraginosità procedurali e pregiudizi collettivi fino a veri e propri atti ostativi: consueti, peraltro, quando si affrontano novità, tanto più se tecnologiche. Insomma, il quadro, che accompagna la promessa rivoluzione della mobilità elettrica, sembra oggi tutto a tinte fosche.

I punti di ricarica ammontano a 27.857. Non tutti funzionanti, a dirla fuori dai denti; perché il 12% attende i collaudi indispensabili alla prima efficientizzazione degli impianti nuovi di zecca. Sui 7.318 km. delle nostre autostrade la presenza di colonnine non supera i 150. Sono 115 le stazioni di rifornimento ultraveloci: con potenza erogatrice, cioè, superiore ai 50 kW. Rappresentano l’unica possibilità di assicurare una certa rapidità di approvvigionamento energetico, evitando code di mezzi in attesa della  – chiamiamola ancora così – “pompa”. Quel che certamente nuoce ad un’azione di sostegno all’acquisto di un’auto elettrica. E non solo questa la motivazione disincentivante alla transizione verso una mobilità pulita e sostenibile. Si anticipava la difficoltà di collegare wall box domestici, pur se la spinta al privato fai-da-te in questo ambito è chiaramente ammessa dalla legge. Succede, però, che insufficienti conoscenze al riguardo maleorientino allacci al contatore condominiale. Pratica, subito frenata, però, dalle perplessità delle assemblee degli inquilini, scettici sulla sicurezza degli impianti in garage privati, e, perciò, assai poco benevole nel concedere autorizzazioni ai singoli. D’altronde, senza attaccarsi al contatore di casa le aziende rifiutano tariffe meno gravose, comunque di un certo gravame se si considera che gli allacci di wall box impongono comunque incrementi di potenza erogata e, conseguentemente, ritocchi automatici di fasce tariffarie nelle concessioni di energia. Pare tutto congiurare, così, contro la sostituzione del vecchio veicolo di proprietà con un’auto elettrica, peraltro costosa.

Senza dimenticare la critica, pesantissima situazione dell’assenza di colonnine nel nostro Paese, come si è chiarito poco avanti. A causa  – va pur detto –  degli elevati oneri finanziari e procedurali nelle operazioni di installazione. Almeno 150mila euro di investimento per posizionare un impianto e, in tanti casi, non meno di 22 passaggi burocratici per conseguire l’autorizzazione insediativa. Altro che incentivi del 40%! piuttosto, dannata sfida contro lentocrazia e risorse, quando pure chiare, generose ed attingibili. Nonostante il Pnrr contempli la creazione di 7.500 nuovi punti rapidi al posto dei 150 attualmente censìti e almeno 13.755 nelle città a più alto carico demografico. E’ vero: le previsioni più accreditate fissano una crescita entro il 2030 di 15-18mila impianti l’anno; ma il trend non corrisponde affatto alle aspettative. Nonostante le norme impongano di diversificare l’offerta di “pompa” con almeno due distinti marchi per ciascun punto di distribuzione. Un’opportuna spinta alla concorrenza: ma anche qui non sarà facile adeguarsi né sarà certo il successo, con il rischio che si determinino imprevisti ritorni monopolistici secondo la più esecrabile eterogenesi dei fini.

Per la statistica, si conferma la Lombardia la regione più virtuosa nell’apertura di punti di ricarica: sono il 16% a fronte di percentuali davvero irrisorie, particolarmente in taluni comprensori del Mezzogiorno e delle Isole. Così, si genera una presenza infrastrutturale leader al Nord con il 57% di colonnine di ricarica energetica disponibili. 23% al Centro; 20% nel resto debole del Paese. Dove pure  – succede in Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sardegna –  il ritmo di attivazione di ulteriori impianti sembra finalmente conoscere interventi accelerati; talvolta, in controtendenza perfino comparando con  aree costantemente virtuose del Nord Italia. Almeno nel segmento mediano di potenza erogata: quella che si inscrive tra i 7 e i 43 kW, costituita dal 77% della presenza impiantistica italiana. Dove siamo fanalino di coda in Europa nella disponibilità di colonnine, in grado di offrire ricarica elettrica oltre un impegno di 150kW. Così al 16% situa da noi la diffusione di “pompe” da 7 kW; al 7⅟₂ le colonnine di erogazione compresa tra 43 e 50 kW di energia elettrica e al 2% le strutture di servizio con potenza tra i 50 e i 150kW.

Davvero una realtà senza spessore a fronte del gran dibattito sulle rinnovabili e sulle potenzialità del mercato dell’auto elettrica, per intanto, chimera nei desiderata domestici e strano oggetto da accademia nel confronto pubblico. Soprattutto, per quella grave carenza di punti lungo le autostrade, ha tuonato una recente inchiesta di PANORAMA (pp. 37sgg,; n. 27 [2924], anno LX del 29.06.’22). Una documentata disamina sui buchi di condotte pubbliche assai poco facilitatrici nel settore, nonostante proclami istituzionali di strategie mirate e di rilevanti aiuti. Colpa della solita burocrazia ostativa, ma anche di inadeguate campagne di promozione all’altezza di aspettative ingenerate nella comunità nazionale, sempre attenta ai nuovi orizzonti della mobilità sostenibile.

Che fare? Intanto, suonare la sveglia nell’organizzazione deputata alla procedimentalità, senza trascurare che ogni intervento incentivante si accompagni a conformi stili di permeabilità sociale, soprattutto per il livello finanziario del target da raggiungere. Educazione ed Ambiente debbono, pertanto, proseguire parallelamente, intervenendo l’una sull’altro secondo princìpi di compatibilità teorica e pratica.

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