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L’IRREALE SCENARIO DI LUCI ED OMBRE

Benessere / 65

L’irreale scenario di luci e di forme

di Giuseppe Mazzocco

   

   Ci rimettiamo in viaggio e, facendo una brusca deviazione per uscire dal fiume di sabbia, ci inerpichiamo su per una ripida salita e, sul colle, scopriamo un orizzonte piatto, delimitato, in molta lontananza, da montagne a forma di panettoni. Scendiamo dal colle senza fare curve che, data la cedevolezza del terreno, avrebbero potuto creare problemi di ribaltamento. Riprendiamo a correre sulla piana: brevi percorsi sabbiosi si susseguono a tratti rocciosi.

   Una fortissima vibrazione viene prodotta dal viaggiare sullo strato di pietra che, quasi come una colata di lava, si distende davanti a noi, a perdita d’occhio, lasciando vedere bene delle profonde crepe: rughe del tempo, scavate dalla sabbia trasportata con violenza dal vento.

   Il paesaggio si apre di nuovo e l’orizzonte si anima, ancora, di monti a “panettone”, che il sole, al tramonto, colora di un marrone molto scuro.

   Sono le 17.30. La pista è tornata sabbiosa. Un punto del GPS ci rimanda indietro. Dovremmo essere quasi al confine. Aggiriamo un folto gruppo di piccole alture rotondeggianti.   

   La nostra guida, improvvisamente, lascia la pista disegnata dal vento e si addentra su un terreno molto accidentato, di sassi che sembrano messi a bella posta per provocare sobbalzi che ti spaccano lo stomaco. Continuiamo dritti per un po’, poi, appena il fondo si fa sabbioso, la guida incomincia ad avanzare in maniera curvilinea, disegnando delle ampie volute: dei cerchi concentrici sempre più larghi! È alla ricerca di un segnale e noi, dietro a lui, in fila indiana, viaggiando sempre nei solchi di chi ci precede, per non creare falsi riferimenti. Sta tentando di incrociare qualche traccia di passaggi di altri viaggiatori. Una frenata brusca è il segnale che ha trovato quello che voleva: due profonde carreggiate “amiche”. La nostra guida aveva intuito che quel posto doveva essere un punto d’incontro di più itinerari per cui, avanzando in cerchio, ne avremmo sicuramente incrociato uno: aveva ragione da vendere! Se fossimo andati dietro alle vie tracciate dal vento (lo abbiamo capito dopo) saremmo tornati indietro!  

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   Quasi cavalchiamo le due carreggiate per un lungo tratto dritto, fino a quando si “spengono” su dei veri muri di roccia. Siamo costretti, per evitare quello che sembra cumuli di materiale da demolizione, a fare dei lunghi giri, cercando di riprendere la direzione giusta dopo ogni deviazione: anche in questo caso, la nostra guida si è rivelata esperta e molto sicura del fatto suo!

   Intanto, scende la sera e, accendendo i fari per essere ben visibili da chi ci precede e fare strada per chi ci segue, riduciamo di molto la velocità. La stanchezza incomincia a farsi sentire e facciamo fatica a vedere bene il paesaggio che ci circonda.

   Fra le nere rocce tornano, appena visibili, gli stretti fiumi di bianca sabbia. In uno di questi ci insabbiamo: è incredibile quanto il terreno sia molle!

   In lontananza, fra i monti, appaiono delle profonde gole. Il viaggio sulle lingue di sabbia non sempre è possibile e quando ne usciamo, per evitare insabbiamenti, ci sconquassiamo sui sassi, mentre la luce del giorno incomincia a spegnersi.

   La guida si fa veramente difficile, dovendo superare dei profondi solchi, che si aprono all’improvviso: ci mancavano solo i solchi! Continuiamo a “precipitarvi” dentro, fino a quando un fitto buio ne impedisce la vista stessa. 

   Il buio arriva così all’improvviso che non ho il tempo di “gustare” un colore straordinario, fra il marrone ed il rosa, che si è acceso tutto intorno. Dopo questo “bagliore” colorato torna un po’ di chiaro, quasi stessimo passando sotto una lama di luce, ed improvvisamente, il buio più marcato ci avvolge, dando un senso di freddo.

   La nostra guida si ferma più volte a “tastare” la sabbia; alza ed abbassa i fari per leggere i contrasti del territorio e risponde con ampi gesti delle braccia ai nostri disperati urli: non ne possiamo più! 

   Capisco che non vuole fermarsi in un luogo dove non avremmo riparo da una tempesta di sabbia e, probabilmente, ha calcolato che non manca molto per arrivare nel punto che ha individuato come base per il nostro accampamento. Chi non fa tutto questo ragionamento, però, non può fare altro che … suonare ripetutamente il clacson! 

   Comunque, continuiamo ad andare! 

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