HomeEdizioniNEL PALAZZO DOSI, A RIETI, “GLI SPETTACOLI DISEGNATI” DI GIORGIO DE CHIRICO

NEL PALAZZO DOSI, A RIETI, “GLI SPETTACOLI DISEGNATI” DI GIORGIO DE CHIRICO

Recensioni / 64

di Federica Consolini

Pictor optimus per via di un autoritratto di notevole introspezione dove l’uso della lingua latina, nel titolo, completa l’informazione culturale data allo spettatore nel sottolineare l’amore e la notevole cultura classica della quale l’artista è in possesso. acquisita durante il suo soggiorno in Grecia.

   

La mostra di Giorgio De Chirico copre un arco di tempo di  mezzo secolo. La rassegna presenta i temi più cari a Giorgio De Chirico, dove si riscontrano i forti richiami alla cultura tedesca che hanno ispirato l’artista durante la sua carriera. Difatti nella creazione della Pittura Metafisica risultano fondamentali sul piano pittorico Arnold Böcklin e Max Klinger e, dal punto di vista filosofico, lo sono invece Schopenhauer e Nietzsche.

  

Giorgio De Chirico, chiamato anche il Pittore del Mistero, ama mettere in luce ciò che non si può vedere, il mistero e l’enigma insiti nelle cose fisiche. Ogni forma, immagine ed oggetto trae il suo vero valore dalla coscienza dell’osservatore per le infinite associazioni e ricordi che può suscitare. De Chirico dipinge quindi basandosi non sull’apparenza ma sulle possibilità di significato. Rompe i nessi logici e le classiche prospettive. Le relazioni con gli oggetti quotidiani vengono ribaltate, creando insolite composizioni ricche di inquietudine, enigmi e mistero.
Dipingendo per associazioni e non per logica, ha cambiato per sempre la storia dell’arte, gettando le basi per i successivi altri grandi movimenti, quali il Surrealismo e riconsiderare, rileggendolo pittoricamente, il fenomeno della pittura metafisica tanto da far dire a qualche critico di “neometafisica”

De Chirico immagina vedute di città antiche che si sovrappongono a visioni di città moderne riprese da luoghi di vita vissuta. Sono luoghi in cui lo spazio pubblico disabitato dall’uomo viene popolato da oggetti che estraniati dal loro abituale contesto emergono con tutta la loro forza iconica diventando irreali, misteriosi, enigmatici.

Una successione di quadri dove l’elemento scenico è evidente; si passa da una sala all’altra del bellissimo palazzo Dosi dalle tappezzerie e dai soffitti a cassettoni, lampadari di cristallo che illuminano artificialmente delle opere straordinarie, colori e immagini che colpiscono per la loro chiarezza, sipari che si aprono su interni metafisici, giocattoli, trovatori e muse, archeologi, gladiatori, il sole e le piazze d’Italia fino alla presenza divina.

Le linee geometriche segrete nascoste nella struttura compositiva di un impianto architettonico e scenico unico.

       

Una parte della mostra è dedicata all’arte sacra dove l’artista privilegia la rielaborazione dei meccanismi pittorico-scenici tipica della pittura barocca per dar vita al suo “teatro della pittura” dove il tempo è il “non tempo”…“il tempo non esiste … sulla grande curva dell’eternità il passato è uguale all’avvenire… come nell’immagine di Giano, il dio dai due volti che nel sogno, ogni notte, nell’ora più profonda del riposo, ci mostra il passato uguale al futuro, dove il ricordo che si mescola alla profezia in un imeneo misterioso”, la cifra dell’intera esperienza artistico-culturale di De Chirico, l’esplorazione ininterrotta del tempo ciclico, in una sorta di eterno ritorno nietzschiano.

Una visita irrinunciabile, nonostante la canicola di una domenica estiva: Giorgio de Chirico, “Gli spettacoli disegnati” a Palazzo Dosi-Delfini fino al prossimo 31 luglio

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