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 “QUELLE CA DA VENI” 

ABRUZZESITA’ POETICA / 64 

 QUELLE CA DA VENI 

di Antonio D’Antuono

Non è niente dove siamo arrivati, è che quello, che deve ancor venire, è peggio! Come dire che al peggio non c’è mai un limite.

Antonio D’ANTUONO, poeta abruzzese originario di Loreto Aprutino, ma vissuto anche a Pianella e a San Salvo, riflette su un presente tanto ricco di “scoperte” e di invenzioni che avrebbero dovuto rendere migliore la vita all’ umanità, più autentici i sentimenti, più sincere le amicizie, più umano il vivere quotidiano… Tanti automatismi, tanti bottoni da schiacciare o solo sfiorare perché la tecnica potesse renderci liberi, finalmente liberi. Ma liberi da che e da chi? Imperversano le “App” che, servizievoli al massimo, sono lì, pronte a soddisfare ogni nostra richiesta.

Nelle case c’è Alexa o qualche sua cugina. Al buongiorno della nostra voce risponde premurosa “Buongiorno!”. Le chiediamo notizie sul tempo, sulla cronaca, sullo sport e lei, premurosa al massimo, è lì per soddisfarci. Dispone di ninne nanne, di ricette di cucina, di suggerimenti vari. Insomma rende inutile anche la vicina di casa che era ben lieta di donarci i fagiolini del suo campo e suggerirci una delle sue ricette per cucinarli.

Autosufficienza come aspirazione massima di benessere. Poi, una sera, non c’è corrente, magari imperversa un imprevisto temporale e Alexa tace, le “App” non rispondono.

Restiamo imbambolati perché non ricordiamo più di avere una vicina di casa favolosa, da sempre felice di poter esserci d’aiuto. Era lei, la vicina, che, lieta 

d’esserci amica, coglieva ogni occasione per poterci donare i fagiolini del suo orto e suggerirci, lì per lì, una ricetta speciale

Solo che è tanto che non ci si sente; è tanto che non la pensiamo che abbiamo scordato perfino il suo numero di telefono! 

Quelle ca da venì”, quello che dovremo attenderci è ancora peggio se non torniamo, noi, ad essere umani e a vivere da umani. 

la poesia “Quelle ca da venì”  da “L’altalena della vita” di Antonello D’Alfonso, Edizioni Histonium di Vasto (CH), 

Buona lettura.

QUELLE CA DA VENI’

di Antonello D’Antuono

A nu ci pare ca seme arrivate

a tutte l’invenziòne, le scupèrte,

invece nen ze fatte mèzza strade,

è state gna n’assàgge, gne n’uffèrte.

Nu tempe vè, li solde nghe lu sacche

a fatìà nen ce va cchiù nissciùne,

la gente a sta ’rripose ce se stracche,

le ferie se le va ’ffà su ’lla lune.

Pe l’avvenì ci sta cchiù garanzìje,

la màschere si porte sempre messe,

ma ggite se si fa nghe la famìje,

a ’ddò si va, sa da purtà lu stesse.

Nen ze camìne cchiù, nen è nu dette;

’n ’ze sanne move senza lu motòre,

chisà se tra le màchene e lu lette

ci-ànne da mette lu trasportatore.

Se quacche vecchie che sa caminà

la gente cchiù ccuriòse ci s’incante,

mentre camine ugnùne sta ’gguardà

gne quante passe nu dische vulànte.

Quante ce ne starà di cagnamente,

tutte se fa tucchènne nu bettòne,

arrive che nisciùne tè nu dente,

la gente magne nghe lu bibberòne.

QUEL CHE DEVE  AVVENIRE

A noi pare di aver avuto

tutte le invenzioni, le scoperte,

invece non se n’è fatta manco mezza di strada,

è stato solo un assaggio, uno stuzzichino.

Verrà un tempo, con i soldi in abbondanza,

che nessuno andrà più a lavorare,

la gente si stancherà di stare a riposo,

le ferie le trascorrerà sulla Luna.

Per l’avvenire ci saranno tante garanzie,

si indosserà sempre la maschera, 

le gite solo se con la famiglia

e, ovunque si andrà, indossandola sempre.

Non si cammina più, e non è tanto per dire:

senza motori non ci si sa più muovere,

chissà se anche (per andare) dalla macchina al letto

bisognerà metterci un trasportatore.

Se qualche vecchia ancora sa camminare

le persone più curiose rimarranno incantate

e ognuno la osserverà mentre cammina

come quando passa un disco volante.

Oddio quanti cambiamenti ci saranno,

si farà tutto toccando un bottone,

succederà, quando nessuno avrà più un dente,

che la gente mangerà col “Biberon”!

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