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JU PUCURALE CHE RREVE’

Abruzzesità poetica /  63

JU PUCURALE CHE RREVE’

di Donato Ciccotti.

Col bel tempo e la buona stagione torna ai suoi monti, col gregge, il buon pastore. Torna ed è felice, tanto felice… L’aspetta la sua “bella” che, più che bella, gli si mostra come , nell’inverno, l’ha sognata.

Amore, lavoro, sogno di vita a due e il desiderio forte di un “sì” da sussurrare a Dio, che tutto sente, e agli uomini, davanti al sacerdote, sull’altare.

Non so se è solo storia di ieri o di ieri l’altro e se, oggi, può trovare ancora spazio tanto desiderio frenato e tanta delicata attesa. Certo è che tante storie si sono davvero nutrite di attesa, di faticosa attesa che, intanto, alimentava  meravigliosi sogni e, poi,  rendeva stupendo il semplice, sopportabile la povertà, speranzoso il faticare.

L’attesa delle dolcezze dell’amore, il desiderarle era già di per sé vivere senza l’amaro in bocca. Quando, poi, il sogno sta per realizzarsi, nessuno può frenare il poeta che, nei versi, non scrive solo la sua di storia, ma immortala una storia comune a tanti e che lui ha avuto solo il dono di saperla “cantare”.

I suoi versi non sono più suoi, passano di bocca in bocca, di cuore in cuore e accendono altri amori in un contagio pandemico benevolo.

A ricordo di Donato Ciccotti , poeta scannese già presentato in questa rubrica, “Ju pucurale che rrevé” ovvero il ritorno del pastore.

JU PECURALE CHE RREVE’   di Donato CICCOTTI

Eccheme bbela c’hàjje remenùte:

le bellézze té l’hiéne revulùte!

Pe revedérte che tante letizie,

repòrte vainelle e reulìzie.

Doppe c’hajje fatte suole stu trattùre,

ce rabbraccéme stritte, core a core.

Quande è deméneca e facéme festa:

me piéce che ssu cappellìtte ’n testa.

J lécce, che tu puorte a fantasìe,

mìttene a tutte tanta sempatìe.

Quande alla Messa priéghe e te renghéne

tu mitte mmidia pure alle reggéne.

A dirle a màmmuta nen ce la facce

quande héma fa’ pe’ nu’ ju catenàcce.

Ju prèute m’ha ditte ’n sacrastié:  

– Ahuànne v’éta spusà ’n grézia de Ddiè! –

IL RITORNO DEL  PASTORE

Eccomi, bella, sono tornato

(perché) le tue bellezze l’hanno (ancora) voluto .

Per rivederti con tanta gioia

porto carrube e liquirizia.

Dopo aver percorso da solo il tratturo,

ci abbracceremo stretti, cuore a cuore.

Domenica faremo festa:

mi piaci col “cappelletto” in testa.

Le fantasiose catenine che indossi

      ti rendono simpatica a tutti.

      Quando, alla Messa, preghi e ti sollevi

      rendi invidiose anche le regine.

Non ce la faccio a chiedere a tua madre

quando dobbiamo fare il “corteo” matrimoniale.

Il prete, in sagrestia, mi ha detto:  

Quest’anno, in grazia di Dio, dovete sposarvi!-

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