HomeLa RivistaCORRERE INCONTRO AL VUOTO

CORRERE INCONTRO AL VUOTO

Benessere / 62

Correre incontro al vuoto, là dove sabbia e cielo si incontrano!

di Giuseppe Mazzocco

Foto imm.ne in evidenza

   È il giorno 5 febbraio 1999

   Oggi partiamo per fare l’ultima tappa libica: ci aspetta il vero deserto!

   Faccio il primo caffè della spedizione. Ci fermiamo a fare il pieno dei serbatoi e quello dei fusti di scorta, che ogni auto porta sul rispettivo cassone.

   Incominciamo a viaggiare sulla sabbia. La “guida” ci fa sgonfiare le gomme ad 1.6 bar di pressione, con degli ottimi risultati sulla tenuta e sulle vibrazioni. 

   Arriviamo all’ultimo paese libico ed incominciamo il lento, ma inesorabile, calvario dei controlli: dovremmo farne cinque.

   Dico dovremmo perché, in verità, non ne facciamo neanche uno. È il giorno di riposo del villaggio per cui tutto si ferma; la forzata pausa inizia con il “lamento” del muezzin, che apre il periodo delle preghiere.

   Il nostro capo spedizione, comunque, parlando quell’internazionale lingua che gli ha aperto tutte le porte, non ci fa fare alcun controllo, tacitando il soldato controllore, tale Mustafà Saracino El Soldà Innamurà (naturalmente, il nome l’ho inventato adesso, perché non si può sapere il nome del soldato a cui si consegnano i passaporti di tutti, mentre ci prepariamo ad accamparci all’interno di un’oasi, parecchio fuori dal villaggio, durante un pomeriggio di preghiere!). Solo la sicurezza del nostro capo spedizione ci fa sperare in meglio! E se una capra (fra le capanne ce ne sono tantissime, curiose, fameliche e libere: vanno dappertutto) mangiasse i nostri passaporti, ammucchiati all’interno della capanna del soldato? Sarà meglio non pensarci! 

     Facciamo il primo accampamento della spedizione, lontano dal villaggio, in mezzo alle dune, in un’oasi bellissima, disponendo le auto in cerchio a proteggere le tende, piantate all’interno; un forte vento agita le palme e solleva nuvole di polvere e sabbia che penetrano dappertutto; la guida ci rassicura che il vento calerà di intensità, prima del tramonto: speriamo, perché se dovesse aumentare di potenza, andremmo a raccogliere le tende nel deserto!

   La prima esperienza del montaggio tende si presenta in tutta la sua difficoltà: avanzano i picchetti e mancano le funi! Un vero disastro! Però, dopo un ragionevole tempo, tutti hanno montato i rispettivi alloggiamenti; aperti e messi dentro i sacchi a pelo e provate le cerniere d’apertura e chiusura. Siamo stanchi, ma soddisfatti e ci apprestiamo ad accendere il fuoco, per cucinare la prima cena consumata in un’oasi, che ha tutte le caratteristiche di quelle che si immaginano esistano nei deserti: sabbia, palme, il sole all’orizzonte e … tanta fame! 

   Pianto il “sacro vessillo” (il leone di San Marco) fuori dalla mia tenda ed aspettiamo che il capo spedizione prepari la cena: antipasto di prosciutto, cipolline e filetti di tonno; pasta corta alla grancevola; vino, liquori, dolci e caffè. 

   Andiamo a raccogliere la legna (rami secchi delle palme e varia ramaglia) ed accendiamo un gran fuoco, mentre all’interno dell’oasi scende la notte.

   Il falò, che servirà anche per cucinare, con il suo chiarore rossastro, produce un leggero passaggio cromatico che lega le ultime luci del giorno con le prime ombre della notte. Il crepitio della legna che brucia “compone” un sottofondo musicale per questa atmosfera magica che si sta creando, sotto lo stormire delle palme ed immersi in un lieve odore di fumo. La sabbia, man mano che passa il tempo, si raffredda incredibilmente come l’aria che, adesso, con le prime ombre, crea un brivido che ti consiglia di andare in tenda ad indossare un giubbino. Siamo tutti raccolti attorno al fuoco, facendo compagnia a chi sta cucinando, ed incominciamo a scambiarci le impressioni di questi primi giorni africani. 

   L’Africa accende sopra di noi un cielo meraviglioso, mentre un piacevolissimo venticello (la guida l’aveva preannunciato) rinfresca le nostre gote, rese leggermente paonazze dalle abbondanti libagioni che, durante e dopo la lauta cena, tutti hanno fatto! Anche gli astemi! 

   Assieme, ognuno con le personali e diverse caratteristiche canore, partecipiamo ai canti iniziati dal medico che, ristabilito dall’emicrania, intona vari brani con bella ed accordata voce.

   Andiamo avanti cantando e ridendo per un bel po’ e solo a notte fonda e con qualche brivido addosso (nonostante la protezione delle maglie) alcuni vanno a letto, mentre attorno al fuoco si canta e si beve ancora. Molto più tardi gli ultimi nottambuli “rotolano” verso le rispettive tende, farfugliando incomprensibili “sogni d’oro”.

   L’ambiente è assolutamente da fiaba e questa serata africana appare magica.

   Quando tutti sono chiusi in tenda, da una di esse (lascio l’anonimato dell’occupante, per la legge sulla privacy) si alza un sommesso, ma profondo “ronfo”. È in questo momento che, da tutto il campo, si levano vibrate proteste (parolacce ed epiteti non riferibili) all’indirizzo dell’incauto “russatore”, sulla cui tenda piovono scarpe, zaini ed anche qualche martello: una vera ed incisiva azione di dissenso! Forse le urla o i lanci contro la tenda svegliano il nostro comune amico che, biascicando incomprensibili parole, si gira nel suo sacco a pelo e smette di russare. Un miracolo! 

   Sull’oasi e sui suoi stanchi, ma felici, ospiti scende il silenzio del deserto, illuminato da un cielo così pieno di stelle che sembra finto; abbiamo chiuso, così, il primo e vero giorno di deserto.

   “Domani ci aspetta una dura giornata di viaggio”: così, fra il serio ed il faceto, la guida ci urla, mentre chiude la zip della sua tenda. 

   Buonanotte a tutti! 

Nessun Commento

Inserisci un commento