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PARABOLE DI IERI O DI OGGI? 

IL DUBBIO / 62/

PARABOLE DI IERI O DI OGGI? 

di Enea Di Ianni

Non ci si pensa tanto, però capita a tutti ed anche con una certa frequenza che se ci si pone  a riflettere su tante delle nostre abitudini, su tanti comportamenti e atteggiamenti che siamo soliti assumere in determinate situazioni, alla fine ci troveremo a scoprirne l’origine, la provenienza fino a individuare il modello dal quale provengono.

Impegnandoci un poco, riusciamo anche a dare un volto a chi ci ha sorpreso in quel modo d’essere, di fare o di dire… ma ci ha dovuto davvero sorprendere tanto che, quasi involontariamente e da subito, abbiamo imposto a noi stessi di tenerlo a mente, anzi di farne tesoro per sempre.

La convivenza in un contesto sociale è sempre uno scambio tra soggetti, uno scambio fondato sulla reciprocità del “dare” e del “prendere”. Sempre e in continuità. 

La società e il consorzio umano  comportano per forza un’immersione degli individui in una fioritura,  spontanea o voluta, di esempi buoni, meno buoni e cattivi, che si fanno “semi” stimoli, occasioni per chi li incrocia, per chi li sperimenta e per chi li propone. 

C’è sempre,  in ogni occasione d’incontro, spontaneo o mirato, la reciprocità del “dare” e del “prendere”, dell’accettare e dello scartare. Che si accetti o no l’offerta, ogni volta che la stessa si “crea” come occasione, al di là dell’accettazione, qualcosa cambia comunque nel proponente e nel destinatario. Perché? 

Perché  la freccia è scoccata e fermarla non si può, anzi tutt’intorno al suo “sfrecciare” può generarsi meraviglia, sorpresa, ma voglia di essere contagiati, contaminati. In questi ultimi tempi la “contaminatio” si è fatta arte vera e propria con una capacità enorme di attrarre.

I modelli di vita che si vogliono veicolare, ma anche gli stili di pensiero, passano in maniera soft, subliminale e ti ritrovi adepto senza accorgertene. Una volta su tanto si rimuginava tantissimo e con tanti; oggi ci si confronta pochissimo tra persone e non perché manchi il tempo, ma perché sono cresciuti di tanto  gli esperti   che fanno consulenza su ogni cosa. Siamo imbrigliati in gabbie che ci stiamo costruendo da soli, una sorta di camicia di forza che più ti muovi più ti imbriglia lasciandoti poca libertà di movimento autonomo. Se ti capita di cercare col telefonino che so? Un paravento? Da quel momento sei bersagliato da immagini e offerte di paraventi d’ogni tipo, foggia, presso. Tutti sono pronti per esserti d’aiuto. Ma è sicuro che ci aiutino? Quando frequentavamo la parrocchia, da ragazzi, la catechista  ci proponeva l’ascolto di alcune parabole del Vangelo, quelle che avevano più riferimento col nostro ambiente abituale di vita. Così ascoltavamo, attenti, la narrazione del “Seminatore”, l’uomo di campagna che, levatosi di buon’ora, si prendeva cura della semina del grano. Lo vedevamo con gli occhi della fantasia e aveva, per ciascuno di noi, le sembianze di uno dei tanti nostri contadini mentre si dava da fare a spargere sventagliate di grano evitando, per quanto possibile, di farlo ricadere sul pietrame laterale. Eppure una parte di quel grano si perdeva comunque. Al nostro atteggiamento di dispiacere, la catechista, pronta, ci rassicurava: “Ma solo un poco, proprio poco, è finito tra le pietre. Tantissimo è caduto nel terreno buono e darà al contadino un abbondante raccolto!” A quella notizia andavamo via felici, ognuno pensando al proprio “contadino” di riferimento. L’altra storiella che ci piaceva era quella della pecorella smarrita. Mentre l’ascoltavamo, mentalmente scorrevano le immagini di un film tutto nostro: tante teste, altrettante immagini e scenografie. I pastori erano non più di tre e su tutti aveva la meglio Peppino, che non usava mai il bastone col suo gregge, eppure lo sapeva guidare. Immaginavamo la pecorella smarrita al buio, nascosta dietro una siepe, tutta tremante e poi… Poi arrivava Peppino, le carezzava la testa e, insieme, tornavano all’ovile rassicurati e con i cani che gli facevano festa intorno. 

Oggi siamo sommersi dalle notizie, scorrono come l’acqua dalle fontane; ci sfuggono tante cose, è vero, ma è anche vero che di tante faremmo volentieri a meno. 

In comune con gli anni del catechismo, resta ancora in auge e attuale la parabola del Seminatore, solo che il seme caduto tra il pietrame sta diventando sempre di più, forse troppo…

 HYPERLINK “https://www.iltempo.it/esteri/2020/10/19/news/joe-biden-sapeva-affari-figlio-hunter-pc-intelligence-elezioni-presidenziali-usa-donald-trump-24933889/” “Biden sapeva del figlio”. Le rivelazioni bomba che terremotano il voto Usa e fanno sorridere Trump”.

Tra le chiavi di ricerca utilizzate in soli sei giorni, a marzo del 2019, spuntano frasi come “18 anni”, “vedova solitaria”, “porno cocaina crack MILF” mentre il tabloid ha potuto visionare “decine di video” che “rivelano anche la propensione di Hunter a filmarsi mentre fa sesso con prostitute e a pubblicare i filmati sul proprio account Pornhub con il nome utente ‘RHEast'”, si legge sul Daily Mail che specifica come il figlio del presidente nei filmati non mostri mai il suo volto… “ 

Fortunatamente non sono finiti i “buon pastori” ed anche se sono “Pastorelle” la dolcezza d’animo che rivelano, unita alla determinazione e alla tenacia, è tanta che ci danno il coraggio di credere che il “meglio” ci possa ancora essere, anzi senz’altro c’è e va socializzato: 

“Una ragazzina infila il braccio in un canale di scolo per salvare un gatto, prima la paura poi la gioia”

03 Giugno 2022 alle 10:01

“Monique è una di quelle ragazzine a cui non piace vedere nessuno soffrire. E così quando ha sentito un miagolio provenire da un canale di scolo sotto un marciapiede non ci ha pensato due volte a infilare il braccio per cercare di tirare fuori il cucciolo di gatto. Il salvataggio è avvenuto a Belo Horizonte, Minas Gerais: Monique e i suoi compagni di classe stavano uscendo da scuola a fine lezione quando hanno sentito un miagolio provenire dall’interno di un canale di scolo sotto al marciapiede vicino all’ingresso dell’istituto. Quando hanno capito dove si trovava il gatto hanno deciso di intervenire. La prima a farlo è stata proprio Monique che si è coricata a terra e, incurante, degli eventuali pericoli, ha infilato il braccio dentro l’apertura. Il salvataggio, come mostra un video pubblicato su Instagram dal padre Felipe Poggiali Bretas, non è stato per nulla facile: dopo molti sforzi la ragazzina è riuscita a tirarlo fuori. E così dall’apprensione dei compagni si è passati alle urla di gioia mentre Monique, visibilmente emozionata e soddisfatta, teneva fra le braccia quella piccola creatura pelosa.”

Monique e i suoi compagni di classe, studenti giovanissimi, ragazzi che si affacciano alla vita degli adulti, sono quell’altra parte di seme caduto nel terreno buono e ben coltivato da attenti agricoltori. Sono essi la speranza, devono esserla, per un buon raccolto. Per questo vale la pena sperare e, perché no? Tornare a commuoverci senza vergognarci di farlo.

 INCLUDEPICTURE “https://www.gedistatic.it/content/gnn/img/lastampa/2022/06/03/083546051-1271e52e-0405-4bb4-b955-80f502596de8.jpg” \* MERGEFORMATINET 

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