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CON PAPA DELLA CHIESA UNA TEOLOGIA ABRUZZESE DELLA PACE

Recensioni / 62 

Con piacere pubblichiamo su La rivista della Domenica l’interessante recensione di Paolo Rico  del testo di p. Simonetti Principi di teologia della pace nel magistero di Benedetto XV. E’ questa un’interpretazione di calzante attualità  della profonda ricerca  fatta dal francescano    su G.P. Giovanni Battista della Chiesa ed in particolare sulla sua enciclica Pacem, Dei munus Pulcherrimum (1920)..Con la  Profetica indagine archivistica” sottolinea argutamente Rico “ tornano cogenti,   nello scenario bellico a noi vicino, questioni trattate quattro lustri fa”..  Il postulato?  “ La pace meraviglioso dono di Dio “.

 Buona lettura                                                              (PLP)

CON PAPA della CHIESA UNA TEOLOGIA ABRUZZESE DELLA PACE

di Paolo Rico

La pace non era allora una priorità quando, nel ‘2003, nella comunità francescana di san Bernardino, curò la tesi di dottorato il celanese padre Nando Simonetti. Governa oggi il convento di sant’Antonio a Lanciano: così gli riesce agevole tener cattedra di teologia a Chieti nel Seminario regionale. Quegli studi di 20 anni fa di fra’ Simonetti illuminano oggi. Come si evince dal suo saggio plurirecensito: Principi di teologia della pace nel magistero di Benedetto XV (Santa Maria degli Angeli (PG), Porziuncola editrice, pp.376, eu 15).  Profetica indagine archivistica nel trattare, appunto quattro lustri fa, questioni, tornate cogenti oggi nello scenario bellico a noi vicino. 

Opera attuale, legata al corrente centenario della scomparsa di papa Giacomo Paolo Giovanni Battista della Chiesa, il Benedetto XV, autore – assai poco familiare alla vasta platea – dell’enciclica Pacem, Dei munus Pulcherrimum. Ma a questo pontefice, insufficientemente lumeggiato, si deve – importante per noi abruzzesi – anche la canonizzazione 102 anni fa del giovane passionista Francesco Possenti: san Gabriele dell’Addolorata, poi riconosciuto patrono dell’Abruzzo e protettore della Gioventù di Azione Cattolica. Insomma, campione della spiritualità, come tale, idealtipo del programma di pastorale della riconciliazione e della trattativa, a base della via della pace, tracciata da papa della Chiesa, che vorremmo denotare come tutta nostra, abruzzese. 

Così il magistero di pace di Benedetto XV è attentamente ricostruito nel saggio del teologo Nando Simonetti. Con lo scrupolo e la profondità del ricercatore, trasformatosi in topo-di-biblioteca, per penetrare con accurata competenza nella mole archivistica delle carte preliminari alla stesura dell’enciclica di Benedetto XV. Occasione, per autorizzare – magari, come si anticipava, con un po’ di parzialità campanilistica – voli pindarici, comunque ben pianificati, verso stagioni, contesti e personaggi non irrelati, distinti e distanti dai fondamenti della pastorale di pace di papa della Chiesa. 

Ma la riflessione di p. Nando Simonetti conforta nel considerare, ad esempio, come il messaggio della Perdonanza sia proprio premessa alla perseguita raccomandazione di Benedetto XV per cessare le ostilità in guerra con cristiana apertura. Al fine di permettere almeno iniziative umanitarie, sollecitate dai lutti e dalle rovine, arrecati dal conflitto, segnatamente la 1^ guerra mondiale nel caso di papa della Chiesa, senza escludere il tremendo fall out del dopoguerra, quasi prodromico alla successiva deflagrazione davvero totale. Quindi, un contesto – mutatis mutandis – universale come poteva apparire lo scontro tra corona e Chiesa nel medioevo della Bolla celestiniana. Natura intensiva e carattere strategico di una destabilizzazione, evidentemente considerata dal pontefice-eremita minaccia incompatibile con l’indispensabile ordinarietà, l’equilibrio della vita civile, della società, delle relazioni umane.

 Materia, che l’enciclica di Benedetto XV sembra sussumere nella formulazione di condotte solidali in tempo di guerra (fornitura di armi occidentali all’Ucraina?), comunque rivolte ad una costante ricerca di addurre, inaspettatamente, beneficio al nemico stesso (negoziato con Putin?), secondo l’interpretazione del teologo Nando Simonetti. Il quale insiste, però, sui possibili rinvii alle tematiche fondative dell’enciclica di papa della Chiesa, che troverebbero sicuro ancoraggio spirituale e concreto alla vita di penitenza e perdono, condotta – comunque, in gioia, nonostante la salute malferma e i torbidi giovanili – da san Gabriele. Tanto, che la sua canonizzazione potrebbe essere apparsa a Benedetto XV – suo definitore – la traduzione comportamentale degli elementi teorici della missione pacificatrice pontificia e, più estensivamente, ecclesiale, se si sta anche ai richiami odierni di papa Francesco.

  Insomma, accogliendo l’analisi di p. Nando Simonetti, sembra di poter alzare vessillo abruzzese – per quanto, confinato alla sola dimensione agiografica – sul campo, in cui la pace sfida l’irrinunciabile tendenza bellicista, all’origine di un’esistenza, che si dà contraddittoriamente tanto dolore da non poter rinunciare, per contro, a starsene in pace: sempre. Così, nell’appello di Celestino V alla comunità nel giorno della Perdonanza, come san Gabriele nella sua testimonianza quotidiana, purtroppo non più desumibile dall’agenda personale, cestinata dal confessore, per adempiere proprio ad una richiesta formulatagli dal giovane passionista sul letto di sofferenze. E una tale possibilità esegetica, cui apre il puntuale saggio di p. Nando Simonetti su Benedetto XV, non può che inorgoglirci come abruzzesi, del pari che impegnarci ad operare come chiesa locale per la proposta di riflessioni, itinerari, giudizi, condotte, ispirati alle pastorali di san Gabriele e san Pietro Celestino. Il tutto in continuità teologica con le considerazioni di p. Nando, ispiratrici di una forza di pace, che contraddistingue la Chiesa, nella dimensione abruzzese, per noi, quanto nella sua valenza Urbi et Orbi.

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