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CAMPAGNA ELETTORALE CON CICERONE jr:  E’ CAMBIATO QUALCOSA?

CAMPAGNA ELETTORALE CON CICERONE jr: 

E’ CAMBIATO QUALCOSA?

di Paolo Rico

Voto alle porte: utile interrogarsi, pertanto, sul primo a scrivere un manuale di comunicazione politica. Pioniere il fratello minore del celeberrimo Marco Tullio        Cicerone: Quinto Tullio. A lui si deve, infatti, sul finire del I sec. a. Cr. un portolano per la campagna elettorale: Commentariulum petitionis ovvero ‘Manualetto del candidato’. Una lettera (epistola), indirizzata nel 64 a. Cr. all’illustre oratore di casa, per motivarlo a buone pratiche in vista della corsa dell’Arpinate al consolato nelle elezioni   – stravinte –  del 63 a. Cr. 

Davvero, un’agenda implementata di raccomandazioni il Commentariulum; una sorta di planning strategico; key in ogni sua perfomance  – come amerebbe oggi il mondo social  con avis, precetti, massime, consigli, aforismi e analisi-flash. Spaziano dall’etica dei princìpi al comportamento routinario; dall’osservazione empirica al buon senso; dalla scommessa all’intuizione, alla deduzione, alla conseguenza, ritenuta fondata e logica. Tutto, certamente finalizzato a ‘scucire’ il consenso dell’elettore, per la carriera del fratello 42nne, il cui precoce cursus honorum, avviato 11 anni prima, da under 35, aveva invero già marcato tappe significative ed appaganti. 

Alla luce, peraltro, di una società politicamente in mano all’élite aristocratica, gelosa di doversi aprire alle scalate di outsider; di ‘campagnoli’ parvenu quale era il grande oratore arpinate. Professionista stimato, si direbbe oggi; privo, però, di elevato ed aulico lignaggio. 

E, nel trattatello per la campagna elettorale, subito un invito dello stesso Cicerone jr a Marco Tullio alla tolleranza sempre e comunque, nei confronti soprattutto di avversari politici.  Ciò, perché più importa  – spiega il Commentariulum   «l’universale riconoscimento dell’umanità del candidato che non la sua abilità politica» (VI,  24). 

D’altronde, Quinto aveva chiaramente sintetizzato nella missiva elettorale al fratello la formula di successo in politica: lotta alla corruzione; disponibilità all’ascolto; immagine impattante del candidato. Insomma, un profiling di tutto punto, che rimanda immediatamente a quella mediazione dell’idealtipo dell’influencer: alla sua originalità costitutiva di natura quantitativa, perché deposito del maggior numero di followers, principale dote della preferenza da parte di committenti per quel target, capace, appunto, di persuadere la più ampia fetta di mercato possibile. Persuadere, non imporre, perché sempre più spesso la moral suasion significa paradossalmente far fare ai più quello che vogliono in tanti. Insomma, un ‘facilitatore’ pluriverso del ‘follower’, in modo da manifestarsi contemporaneamente sostegno al prodotto (il candidato elettorale) e guida del consumatore (l’elettore): condotta mercatista, si obietterà, ma per necessità paradigmatiche. Esattamente l’obiettivo dichiarato nell’incipit del manualetto, dove l’A. sottolinea che «la capacità di apparire più che di essere possa avere un maggior peso delle qualità naturali» (I, 1) del candidato che aspira alla vittoria nello scrutinio. 

Anche se Quinto riconosce ben presto al fratello il peso, che l’eccezionale talento oratorio di Marco Tullio dovrà avere prioritariamente nella campagna elettorale per il consolato. Carica, che, secondo il Nostro, ne farà un homo novus, un ronzino, nonostante la pruderie aristocratica di sbarrare il passo ad aspiranti di non alto ceto, come anticipato, alludendo alle origini borghesi e provinciali di Marco. Disagio di classe, da compensare  – riflette Quinto –  con decise pressioni sui beneficiati dal lavoro forense dell’Arpinate. Clientelismo avant-la-lettre? comunque, un passo da effettuare assieme ad un altro tipo di moral suasion, scalfendo segnatamente quella riottosità della nobiltà ad accettare un popolano. Perentorio al riguardo Quinto, rivolto al fratello: «Chi mai potrebbe pensare che uomini di nobilissima origine, ma privi di personalità (sine nervis) possano starti alla pari per qualità personali» (II, 7). E giù l’elenco di depravati, concorrenti di Marco Tullio nelle elezioni consolari, con la fedina penale sporca, riprovevole lista di malvagità: corruzione, malversazione, sacrilegio, spergiuro, omicidio, addirittura; poi, spionaggio politico, affarismo, perfino pedofilia, contestata, in particolare, all’acerrimo avversario di sempre: Catilina; proprio come aveva denunciato il coevo storico aquilano, Caio Sallustio Crispo. Di qui, l’insistenza per una propaganda ficcante, diretta, propositiva: da vero regista, concentrato sulla prospettiva effettuale del messaggio, perché sia subito metabolizzato dal destinatario. Vale anche nell’attuale campagna elettorale?   

D’altronde, Quinto è chiarissimo (VI, 21) quando spiega al fratello nel Commentariulum petitionis che la preferenza elettorale è accordata da: a) chi ha già ricevuto un beneficio (l’assoluzione nei processi; nel caso, ad opera proprio di Marco Tullio Cicerone); b) da coloro che sperano di ricevere grazia e c) dalle cerchie di prossimità: amici, conoscenti, parenti, ignoti, stimolati dalla supposta empatia con il candidato. La raccomandazione (VIII, 29-31) allora, di promuovere banchetti (cene elettorali oggi); poi, di ospitare con liberalità in casa, per mostrarsi familiare e avvicinabile dall’elettore; battage elettorale porta-a-porta in tutte le circoscrizioni e, ove irraggiungibili, affidarsi a circoli di supporters del posto, galoppini. Siano preferibilmente giovani, ai quali Quinto riconosce la sorgente da cui si attingono  energia e generosità, che rendono i giovani trascinatori in ogni competizione elettorale.  Insomma, il ricorso a leader di opinione, facendo leva sulla psicologia di ciascuno secondo dettami di pubbliche relazioni, branding e marketing oggi penetrabilissimi dagli specialisti della comunicazione politica, sempre pronti ad allestire campagne elettorali. Appuntamenti  – saccheggio le identificazioni di Quinto (XIII, 52) –  solenni, brillanti, splendidi, popolari, proprio come ne conosciamo nella nostra quotidianità. Eppoi, ecco la perla in XIV, 55: «suscita nei tuoi interlocutori il profondo timore di poter  subire  – non si sa mai nella vita –  un processo, dal quale potrebbero venir fuori assolti solo in virtù del tuo competente patrocinio (…) sappiano che la tua autorità, la tua eloquenza, la tua astuzia li osservano sempre e li sorvegliano». 

Difatti, torna il Commentariulum a riconoscere che: «gli uomini (…) desiderano promesse non soltanto generiche, ma generose e onorevoli» (XI, 44). Bagaglio della pratica social di influencer, esaustivamente rintracciabile nel Commentariulum: «Tra i vari fastidi la candidatura presenta questo beneficio: puoi stringere amicizia» (VII, 25). Con  il che, avverte Quinto, rivolto al fratello: «Puoi scoprire conoscenze importanti di vitale aiuto in campagna elettorale; ma potrebbero emergere alcuni, privi di influenza e capacità (…) quelli, che vanno immediatamente isolati, per evitare l’inconveniente di riporre fiducia in chi non può realmente giovarti in campagna elettorale» (VI, 24). Ma, concludendo, nel Commentariulum si conferma la lucidità delle preoccupazioni etiche di Quinto, sicuramente ispirate dalla pensosità morale di Marco Tullio Cicerone, concreto pilastro della piena coscienza di romanità. Recita, infatti, Quinto: «Cerca di non rifiutare aiuto ai casi impossibili» (XI, 45) «e, se proprio non ti riesce, motiva con chiarezza  – intima a Marco Tullio –  ancorando le tue giustificazioni al rispetto dei valori in cui credi e che ti rendono  stimabile da parte di tutti, cosicché sarai beniamino degli elettori, in grado sicuramente di riconoscere candidati furbi e sciatti» (XII, 47).

Perciò, appare fondamentale far tesoro del famoso detto di Epicarmo, celebrato commediografo siracusano del IV secolo a. Cr.: «I nervi e le articolazioni della saggezza consistono nel non fidarsi troppo». Di qui, opportuna la chiosa di Quinto: «la tua reputazione non arrivi al popolo attraverso quelle persone che ti conoscono da vicino, ma che il popolo stesso nutra questa convinzione» (XIII, 50).

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