ABRUZZESITA’ POETICA N. 61

L’ESTATE

di Vittorio Clemente

L’estate incalza. E’ lì lì per arrivare e ognuno pensa, sogna, spera di poterla vivere bella come quella… Manca un riferimento preciso perché  l’immagine non vive negli occhi, e neppure nella mente. L’immagine  è nel cuore e lì, nel cuore, l’estate è calore, colore, sapori, odori… E’ ricordare e sperare insieme, per poi confondersi in un nuovo sogno che stimola e illude, qualche volta inebria, ma senz’altro fa bene e rinnova il vigore, la voglia di vita.

L’estate è in ognuno di noi e, quando arriverà, sarà anche fuori di noi. Ma la vedremo così com’è o, piuttosto, così come la pensiamo?

L’estate del poeta Vittorio Clemente è quella di dentro, è l’estate del cuore e viene da lontano, dalla sua Bugnara. Scorre come un film, visto e rivisto perché capace di suscitare sempre emozioni nuove. In quell’estate c’è tutto il bello di una stagione che sa di caldo, di natura, di canti di cicale tra gli ulivi assolati. Sa anche tanto, però, di giovinezza che passa, a gambe nude, tra il grano e il grano pare si inchini al suo incedere.

Si inchina il grano e si lascia andare il poeta ad immaginare due occhi che bruciano, un corpo  che emana calore e l’eco di un coro che inneggia ad un lontano San Giovanni, preludio del bello della mietitura di un tempo e sapore di  nostalgia che non muore. Il dialetto è quello “bugnarese”.

L’ESTATE. 

                                  di Vittorio Clemente

Cuscì a prima  matine già se sente

lu calle forte; l’aria nen refiate

e lu grane nen fa nu muvemente,

pare ca sta spettà d’èsse avvampate.

Na giovane che tè lu sole ardente

dentre agli uocchie e alla carne, scamiciate,

a gambe nude, se ne va cuntente

tra lu grane cantenne: Ecche l’Estate!

Addò passe lu grane se fa d’ore

e piglie lu culore de lu rame.

S’alza lu sole; le cicale allore

acchiàppene a cantà su pe gli ulive

e tutta la campagne nfoche e chiame:

A mète! A mète! San Giuvanne arrive!

L’ESTATE

Così a prima mattina già si sente

Il caldo forte; l’aria non respira

e il grano non si muove,

pare che aspetti d’essere avvampato.

Una giovane che ha il sole ardente

negli occhi e nella carne, scamiciata,

a gambe nude, se ne va contenta

tra il grano cantando: Ecco l’Estate!

Per dove passa , il grano si fa d’oro

E prende il colore del rame.

Si alza il sole, le cicale allora

Cominciano a cantare tra gli ulivi

e tutta la campagna arde e chiama:

A mietere! A mietere San Giovanni arriva!

(E. Di ianni)

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