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L’UNIVERSITA’ FUCINA DELLA SOSTENIBILITA’:NOVITA’ DAL RIUSO NELL’ ARCHEOINDUSTRIA

Educazone e Ambiente / 60

L’UNIVERSITA’ FUCINA DELLA SOSTENIBILITA’

di Paolo Rico

NOVITA’ DAL RIUSO NELL’ARCHEOINDUSTRIA

La formazione di qualità a sostegno dei nuovi scenari di ecocompatibilità. Protagonista la qualificazione universitaria, che, quando non crea il ‘nuovo’, sicuramente lo interpreta, per condividerlo, intanto, con le sue leve di aggiornamento accademico. All’Aquila, ad esempio, l’ateneo promuove da alcuni anni una stimolante palestra di confronto tra eccellenze, giovani neo-laureati, utilmente allineati sulle rampe di lancio del nuovo ecosostenibile che avanza. Nella più recente edizione dell’iniziativa, aperta al coinvolgimento di numerose comunità accademiche italiane ed estere e di aziende e studi di progettazione più impegnati sul versante della transizione ambientale, questo aspetto della priorità ecologica è stato privilegiato nella selezione dei professionisti premiati. Autori di progetti in cui è prevalente l’interesse alla tutela del paesaggio e del contesto in esame assieme alla proposta di novità nella cura di materiali altamente sostenibili. E’ il caso di un’opera per la riabilitazione alternativa nel Lazio meridionale di uno stabilimento di archeologia industriale. Riguarda una fabbrica di laterizi sul litorale pontino, attivo tra il 1970 e l’84, quando ne fu dichiarato il fallimento proprietario. L’immobile  – ormai un rudere    è prigioniero negletto della cinta urbana, cresciuta negli anni del boom dell’edilizia speculativa e disordinata lungo i 4 km. del litorale, con cui l’impianto  – meglio, i suoi resti in deliquio su quasi 3 ettari –  non ha quasi più relazione.

E al prioritario consolidamento della struttura si applica l’abbrivio progettuale premiato. L’intervento si orienta ad una riqualificazione comunitaria della fornace, per attrezzarvi spazi ricreativi, polifunzionali, associativi, culturali, artistici e sportivi. Un contenitore di servizi al tempo libero, per un suo sfruttamento positivo, che possa svilupparsi tra previste passeggiate green; piste ciclabili; piazze aggregative; sale-lettura; piano-bar; moduli per la proiezione e la convegnistica; fiere e mercatini tipici, lungo una filiera della condivisione e della sostenibilità. Nel progetto si privilegia il raccordo tra l’edificato residenziale e il mare, sostenendo la vocazione turistica balneare del posto ed affiancando i cittadini nella quotidianità fuori-stagione, strizzando gli occhi alla wellness, diversamente declinata nella scansione delle componenti anagrafiche del territorio.

Insomma, un’esaustiva versatilità logistica alla base dello studio progettuale. In 40 anni, iniziative per ridar tono all’insediamento non sono mancate; neppure sono mancati coraggio ideativo e stanziamenti. A proposito dei quali, in particolare, da rubricare la perdita di cospicui fondi milionari, sicuramente sufficienti a restituire eminente vitalità alla struttura, colpevolmente inutilizzata e ammalorata. Dunque, destinata a ricacciare in archivio una pregevole tradizione produttiva dell’antichità romana locale. E’ l’epoca, cui ritrovamenti epigrafici e documentali ascrivono la fabbricazione di laterizi sul litorale, utilizzando il Tirreno come materia prima di lavorazione

L’operazione considerata   – da 4-5 milioni di eu, tanto meno di un allettante contributo europeo, perso anni fa dall’amministrazione locale pro-tempore –  privilegia abbattimenti soft, sostituiti con vuotamenti logistici da pannelli monocromi, strutture in acciaio e giochi di capriate e coperture sostenibili, con sfruttamento di luce naturale ed aperture a vetrata. Tutto, condotto in perfetta anastilosi e in armonia con il contesto di inserimento, le originarie dinamiche architettoniche e la destinazione d’uso deli spazi, ricavati a moduli seriali quadrati e rettangolari, nella fondativa articolazione produttiva del 1970. Questi ultimi, rivisitati adesso come unico perimetro di vasi volumetrici a perdita d’occhio, sovrapposti su un triplice livello ascensionale. Il primo orizzontale, deputato alla fruibilità aerobica tra la ciminiera e il vecchio pontile di attracco portuale per il carico commerciale delle lavorazioni. Poi, salendo di livello, un’area della pausa di ristoro e di intrattenimento engagé. Con incavi green a terrazzo pensile ed ampi orizzonti all’esterno. Fino alle sommitalità panoramiche e volte all’impiego sociale, convegnistico, polifunzionale. Focus, un invocato museo del laterizio, connesso a working-room, gallerie, servizi di comunità, comprensibilmente dotati di accessi privati per le personali esigenze.

L’attenzione progettuale si distribuisce tra la salvaguardia delle origini insediative; la valorizzazione delle suscettività e la plasticità di prospettive, aperte a cangianti scenari, imposti dall’evoluzione delle dinamiche collettive. Strizzando l’occhio, però, anche ad una potenziale condivisione comprensoriale, tale da interessare al destino del programmato adeguamento non la sola società residente, i suoi innesti stagionali, ma anche spaccati di una domanda, indotta magari da una richiesta esterna del circondario a corto-medio raggio. Perché la fungibilità del posto ad antologia antropologica dell’evoluzione territoriale potrebbe costituire occasione di godimento partecipato. Grazie alle novità, introdotte nel piano di rivisitazione edificatoria dello stabile e delle consistenti aree esterne di pertinenza. A dimostrare come una cultura al passo con le attuali prospettive di ecocompatibilità sia salutata con favore dai destinatari di interventi di trasformazione immobiliare, se non impattanti e in dialogo con la realtà circostante. Giovarsi di una formazione sensibile alle tematiche dell’habitat sicuramente è primaria richiesta delle comunità e del territorio. E a queste ultime espressioni della società e della realtà quotidiana di vita si rapporta la mission dei centri di eccellenza, come l’università, fucina formativa delle generazioni, chiamate all’innovazione tecnologica e alla premialità verso l’equilibrio della convivenza.

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