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“FERTUNA E DORME!”

ABRUZZESITA’ POETICA / 60

“FERTUNA E DORME!” di Walter  Cianciusi

Fortuna o disgrazia? Benessere o miseria?

Quante alterne vicende sulle spalle di chi, lavorando la terra, doveva, poi, fare i conti con l’andamento delle stagioni. Con troppa o troppo poca pioggia, con periodi di siccità, con dirompenti temporali, con i rigori invernali, con le fioriture improvvisamente colpite dalle  gelate.

C’è poco da dire, ma è sempre accaduto che, malgrado il solito abituale impegno nel preparare i terreni, fare la semina e tenerli  sotto controllo, la riuscita del raccolto aveva a che fare anche con qualcosa che non dipendeva dall’uomo, solo da lui.

E allora che fare? Imprecare? Rammaricarsi?  Oppure fare salti di gioia, celebrare ringraziamenti, mettere in programma riti propiziatori?

Il segreto nella vita, nella vita di tutti, sta sempre nel detto “Aiutati che Dio ti aiuta”, ovvero “Datti da fare, fai la tua parte e falla bene…”, alla fine qualcosa accadrà.

Perciò, ragazzo”, e il poeta Walter Cianciusi si rivolge al “ragazzo”, alla giovane leva, facile a cadere tra le maglie della delusione perché più fragile per mancanza di esperienza, e gli suggerisce  il segreto per ogni coltivazione, anzi per la stessa vita:

“Ragazzo, preoccupati di seminare, di avere i campi seminati per poter sperare in una raccolta. Non lasciarti andare pensando alla Disgrazia o alla Fortuna. Pensa a fare la tua parte, che è fondamentale e senza la quale nulla avviene solo per caso!”

C’è la saggezza dell’uomo abruzzese e marsicano, conoscitore della terra e degli umani, e c’è la sincerità del poeta: se vuoi vincere, mettiti in gioco! Sempre.

“FERTUNA E DORME !”

di Walter Cianciusi

Tu po’ dice: “E’ la sorta!”. – “Scì, è la sorta,

tante z’è bbona che z’è mmalamente:

la prima te tracìna a fune corta,

l’àutra te spianta quéle che seménte.

E’ véstia caprecciosa, che te porta

fin’a cche ce repassa pe lla mènte:

alla mprevvisa la Desgrazia è scòrta

e la Fertuna z’ascite a tsammènte.

Allora chi tè i campe sementate

a lùjje e ttè j’arcone rase

e chi campéva a ppizza e sciammellate

senza fa gnente, resta all’addejuna.

Tu semènta, vajjiò, senza fa case

se corre le Desgràzia o la Fertuna!”

F0RTUNA E DORMI!

E tu dici: “E’ la sorte!”. – “Sì, è la sorte,

tanto se è buona quanto se è cattiva:

la prima di trascina a fune corta,

l’altra ti spianta quello che semini.

E’ una bestia capricciosa che ti porta (in groppa)

fino a quando gli ripassa per la testa:

all’improvviso la Disgrazia finisce

e la Fortuna si siede a guardare.

Allora chi ha il campo seminato

a luglio miete e ha l’arca colma

e chi viveva a pizze e ciambelle

senza mai lavorare, resta a digiuno.

Tu semina, ragazzo, senza fare caso

se corra la Disgrazia o la Fortnuna!”

(E. Di Ianni)

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