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CODESTO GAZ IDROGENO E’ UNA SOSTANZA ASSAI GRAZIOSA

di Paolo Rico

Codesto gaz idrogeno è una sostanza assai graziosa

Michael FARADAY

Individuare più siti produttivi inattivi, per implementarne il riuso al fine di attrezzarvi un vero e proprio polo coordinato di stoccaggio green. Puntare, insomma, a dotarsi di una tipicizzata Hydrogen Valley, tesaurizzando il prezioso elemento, da trattare come si fa con la principale dote di una banca. E’ questa l’ambizione di tre amministrazioni regionali del Centro-Italia – Abruzzo, Lazio ed Umbria –  per rispondere alla prima sfida riorganizzativa, deputata alla disponibilità di strutture, incapsulate nella filiera dell’idrogeno. Elemento, quest’ultimo, al centro della rivoluzione delle energie pulite da realizzare in tempi piuttosto cadenzati e ravvicinati, secondo l’agenda europea e i conseguenti impegni degli stati fin nelle loro articolazioni territoriali.

In fase di combustione, l’idrogeno rilascia solo vapore acqueo e non emette particelle di zolfo e ossido di azoto. Il prezioso elemento  – il più leggero ed abbondante nell’universo –  brucia con bassissima tossicità: da 1 kg. di idrogeno si rilasciano 3 volte meno inquinanti della benzina. Osservazione, utile ad insistere sull’altissima versatilità da parte dell’H nell’acquisizione, per disporne alla bisogna. E’ diverso ricorrendo ad eolico e solare. Immagazzinare idrogeno è operazione relativamente sollecita, se si valuta che alla ricarica di una batteria di veicolo elettrico si provvede in molte più ore. Ma non ci sono solo queste premesse di convenienza a supportare preferenze energetiche per l’H. Perché è proprio il ritorno economico, produttivo e, prioritariamente, ambientale ad attrarre sulla scelta-idrogeno.

Opzione, che giustifica ampiamente l’obiettivo della supposta “Hydrogen Valley interregionale” come presupposto di ogni ulteriore passo nel ricorso all’elemento, per scopi produttivi e civili nei territori di competenza. Sottolineatura, che potrebbe convincere più rapide azioni positive nelle 3 Regioni, al fine di conseguire i risultati proposti in conformità ai termini delle previsioni nazionali ed europee nel settore dell’energie rinnovabili.

Quanto all’interesse per l’idrogeno, va preliminarmente ribadito l’impegno preferenziale per quello cosiddetto “verde”, distinto  – con simbolismo cromatico –   dal “blu” e dal “grigio”. Quest’ultimo, prevalentemente prodotto con il ricorso ad energie da combustili tradizionali; ad esempio, oggi dal gas naturale. Quel che si osserva ora nell’incidenza pressoché esclusiva entro i confini dell’offerta, negativamente influenzata, difatti, da elevatissime emissioni in atmosfera di CO. Non così per l’idrogeno, noto come blu. L’altro tipo, detto verde è, comprensibilmente, il più corteggiato: soprattutto, perché ad emissioni Ø. Il che ci solleva dalla perniciosa crescita di gas serra: di quel mix di anidride carbonica, metano e protossido di azoto, responsabili di intrappolare il calore, riuscendo, Infatti, ad assorbire le radiazioni infrarosse, in grado di far filtrare la luce, ma non di disperdere il calore, appunto. Né va taciuto l’esponenziale incremento nel XX secolo delle percentuali di gas serra, indotto dall’attività industriale ed antropica: in quest’ultima fase, specialmente nella porzione metanifera, esaltata dal potenziamento di allevamenti bovini intensivi; di coltivazioni di riso e di impieghi petroliferi oltre all’incontrollato sviluppo di fonti artificiali e di interventi umani per nulla ecosostenibili.

Ecco che l’idrogeno  – tornando a bomba –  può essere usato come vettore energetico o materia prima al fine di immagazzinare elettricità e rinnovabili stagionalmente. L’idrogeno assiste nei processi di decarbonizzazione  di industrie strategiche: metalmeccaniche, ad esempio. Non si deve  trascurare ancora il valore connesso all’idrogeno come carburante green quando utilizzato, specialmente, per il trasporto pesante , che oggi non può far ricorso all’impiego di batterie elettriche. Di qui, la direttiva Ue per promuovere maggior produzione, consumo e mobilità attingendo all’idrogeno. Che, comprensibilmente, dovrà essere disponibile soprattutto per alimentare le reti elettriche, attivandosi per conservare in costante equilibrio sia la domanda energetica (esposta a variabili socio-economiche), sia l’offerta di alimentazione. Perciò, necessita stoccare l’idrogeno. L’Ue indica la disponibilità di scorte al 2024, da sestuplicare, addirittura, entro il 2030. Si fa l’esempio virtuoso di Svezia ed Austria, grandi detentori già oggi di elettrolizzatori ovvero di tecnologie per la resa di idrogeno.

Difatti, quei dispositivi, alimentati elettricamente, funzionano  – grazie ad un elettrolita e ad una membrana di filtraggio –  da pompe di rottura e deviazione per la scomposizione di molecole di acqua. Azione, che consente di ottenere ossigeno (da trattenere operativamente o da disperdere in aria) e, particolarmente, idrogeno, spinto da una pompa a concentrarsi in un serbatoio di accumulo. Attualmente, l’impiego di 55kw di elettricità permette ad un elettrolizzatore di mettere da parte poco più di 1 kg. di H. Ma è vicino il tempo in cui tecnologie molto meno dispendiose  – in grado, cioè, di rese elevate con limitata alimentazione energetica –  permetteranno di accantonare alte riserve con consistente risparmio elettrico, con vantaggioso contenimento di costi e, perciò, con attesi riflessi favorevoli sui prezzi di consumo. Un quadro, dunque, che evidenzia l’importanza del passo che Abruzzo, Lazio ed Umbria avrebbero in animo di condividere verso un proprio serbatoio di idrogeno, in grado di soddisfare ad ogni esigenza di sviluppo interno.

Obiettivo, che è perseguito anche in ambiente scolastico. Lì dove cresce la cosiddetta “febbre del pulito”: l’ansia di ecosostenibilità, alla base di qualsiasi misura, improntata alla trasformazione del contesto energetico. L’ipotizzata Hydrogen Valley del Centro-Italia vuole rappresentare lo sbocco di quelle sinergie in essere per la transizione ecologica di territori, peraltro già ambientalmente connotati da importanti emergenze naturali dalla consolidata fisionomia istituzionale. Se l’idrogeno è futuro, occorre prepararlo subito, sembra significare la riferita triangolazione interregionale: forse paradigma di analoghi percorsi da battere lodevolmente da parte di amministrazioni territoriali, che vogliano dimostrarsi all’altezza della sfida dell’energia pulita.

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