HomeLa RivistaEducazione e AmbienteCON… RABBIA DALL’UCRAINA. ARRIVANO TROPPI ANIMALI NON VACCINATI

CON… RABBIA DALL’UCRAINA. ARRIVANO TROPPI ANIMALI NON VACCINATI

EDUCAZIONE-AMBIENTE / 55

di Paolo Rico

Ah, figura del creato/ Quanta tenerezza infondi nel mio cuore/ Quanta umiltà mi insegni/ Quanto amore»

(adatt. da un songwriting di ORLANDA SASSU ed EFISIO SANNA)

Rabbia canina e non solo. Ulteriore problema no-vax, che potrebbe determinarsi con l’arrivo in Italia, di decine di migliaia di espatriati ucraini. Al loro seguito bestioline domestiche potenzialmente a rischio, ma anche randagi, recuperati tra  le macerie dei bombardamenti russi. Animali per lo più non vaccinati proprio come diversi padroncini, potenziali vettori di infezione, causata  – si sa –  da lyssavirus, perfino letale.

D’altronde, l’Ucraina è la più esposta alla rabbia in Europa. In assenza di diffuse pratiche preventive. Un po’ come la Russia. Così, da vero record mondiale ed europeo, e l’una e l’altra nazione in guerra registrano, ciascuna, 14mila dei 100mila casi censiti annualmente dall’Oms. Gli epidemiologi sottolineano che con il 70% di animali inoculati la sicurezza sanitaria sarebbe assicurata. D’altronde, l’esodo di rifugiati ha consigliato all’Italia di aderire alla misura europea di ingresso libero, derogando all’obbligo di passaporto controllato e, quindi, allo strumento più efficace e diretto per una sorveglianza sanitaria preventiva.

Perciò, un recente convegno veterinario dell’università statale di Milano ha fatto suonare il campanello d’allarme, preoccupandosi di salvaguardare l’immunità, acquisita finalmente dall’Italia nel 2013. Nonostante nel 2008 il Nord Ovest abbia fatto nuovamente e inaspettatamente registrare alcuni casi dopo un lungo periodo di assenza di rabbia. Pochissimi episodi, indotti da animali rabici, arrivati al seguito di turistici in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e anche in Lombardia, particolarmente dalla Slovenia e, in genere, da altri paesi balcanici, parimenti, a prevalenza no-vax.

E’ vero: i relatori nell’assise scientifica meneghina hanno ricordato che la trasmissione è diretta, per contatto con l’animale rabico, tramite morso, graffi (specialmente, su pelle sbucciata o allergizzata), leccate dell’epidermide screpolata. Però, l’incubazione è piuttosto lunga: da qualche settimana, a 3 mesi o addirittura anni). Nell’uomo i sintomi della malattia sono aspecifici: come febbre, cefalea, malessere non meglio identificato e attribuibile. Non mancano casi di paralisi  – rari, invero –  e di encefaliti con evidente stato di confusione; agitazione; allucinazione, comportamento dissociativo. Possibile vera e propria idrofobia, con eccesso di salivazione incontrollata; impossibilità a bere a causa di spasmi e dolori alla muscolatura, che presiede alla deglutizione. Pure l’animale colpito da rabbia presenta comportamenti anomali: aggressività mai osservata in precedenza; propensione a mordere, anche alla cieca ovvero senza bersaglio predeterminato. Nelle bestie selvatiche diminuisce la solita diffidenza alla vista dell’uomo, incentivando appunto l’aggressione cruenta.

Unica prevenzione rimane il vaccino, che Pasteur mise a punto a fine ‘800 e dal cui ceppo originario sono stati ricavati i recenti preparati, in grado di assicurare una copertura di 2-5 anni per l’uomo e, per la bestia, tra 1 e 3 anni. Ad evitare almeno le 55mila morti l’anno e l’amplissima casistica, il cui negativissimo primato, si è detto, mette assieme Ucraina e Russia.

Nel richiamato convegno di Milano si è insistito sui meriti di una corretta educazione ad affrontare la questione su tutti i piani. Principiando dall’intervento formatore di specialisti. Citata l’opera del volontariato; dell’efficace impegno profuso nell’ambito del programma Zero by ’30, che fissa al 2030, perciò, la copertura vaccinale completa in Europa.

Eppoi, il monito contro improvvide adozioni ed incauta prossimità alle bestiole delle quali non si conosce nulla; soprattutto, si ignorano vissuti igienici e condotte ordinarie. Quel che insegna l’attualità, presa in esame dagli organi del competente ministero, con l’obiettivo di stroncare ogni focolaio e di persuadere a virtuose pratiche di vaccinazione preventiva e controlli attivi da parte di padroncini quanto affettuosi tanto incauti.

Perché la rabbia, debellata da noi nel 2013, non abbia più a ripresentarsi. Obiettivo di precise attività di coscientizzazione, gestite dalle associazioni animaliste, sulla cui collaborazione si fa assegnamento come insostituibile partnership operativa, interessata a raggiungere target i più ampi e tetragoni ad assicurare a sé stessi e a tutti la dovuta protezione, intanto, un’ottimale profilassi. Tramite la predisposizione di idonea logistica; vantaggiosa accoglienza dei quadrupedi; equilibrata convivenza negli stessi ambienti; osservanza di proficui disciplinari e reciproco profitto psicologico, igienico e auxologico. 

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