CORAGGIO O PAURA?

Il Dubbio / 55

  CORAGGIO O PAURA?     

di Enea Di Ianni

Abbiamo sperimentato più o meno tutti, ed anche più di una volta, cos’è la “paura”, quella sorta di freno improvviso che pare voler bloccare e porre limiti al fisico e intanto frulla il pensiero nel tentativo di trovare una scappatoia, una strategia, una momentanea soluzione.

La Psicologia ci dice che la paura è un’emozione, un’emozione primaria, una di quelle che, da sempre, sono rintracciabili negli umani e negli animali e che, sin dai primi anni di vita, ci aiuta a crescere e poi ad evolverci perché non scomparirà mai dalla nostra vita, anche se si modifica e ci modifica.

La “paura” ha buoni rapporti con l’ “ansia”, nel senso che dove si presenta l’una di sicuro si farà viva anche l’altra proprio perché muovono entrambe da un pericolo o da una minaccia di pericolo, reali o fittizi.

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La “paura”, proprio perché emozione primaria, la viviamo da subito venendo al mondo e non ci abbandonerà mai; si evolverà, si modificherà, certe sue tipologie si attenueranno, ma la paura in sé resta compagna di vita, proprio come le altre emozioni. Come la gioia, la rabbia, la tristezza, il disprezzo, il disgusto, la sorpresa, la fiducia.

Nella sua evoluzione la “paura” conta molto sul “coraggio” che è una virtù, anzi, per dirla con Aristotele, è la prima virtù umana, quella che rende possibile tutte le altre.

Il coraggio” viene dal cuore (“cor-agere”: agire col cuore) e si manifesta proprio quando si teme qualcosa o qualcuno, quando si avverte paura.

Anche il “coraggio” ha paura, teme, prova esitazione, però ha dalla sua anche la volontà di attraversarla la paura, di dominarla e poter vincere il timore.

A pensarci bene ognuno di noi vive quotidianamente paure, si ritrova preda di tanti timori, piccoli e grandi. Andare avanti vuol dire fare una scelta, sempre. Vivere è una scelta, vivere in un modo o in un altro è il risultato comunque di una scelta. Scegliere di non scegliere, invece, non è una scelta, ma soltanto una rinuncia, una prova di non coraggio, una resa e neppure onorevole.

Chi non risica, non rosica: chi non osa, non fa, non ha merito alcuno; anzi non osare è perdere se stessi. La vita facile, comoda, priva di scelte da dover fare e da errori da evitare o in cui incappare, non è una vita bella.

“Tutto quello che è comodo è stupido… Se a un ragazzino dai tutto, gli hai fatto un danno gravissimo, gli hai tolto il desiderio. Come fai a desiderare quello che hai? Come fai a non crescere depresso? La vita va scoperta. I bambini e i ragazzi sono iperprotetti, e invece devono sperimentare il dolore, le cadute, le delusioni, le frustrazioni”.

E’ quanto ha sostenuto lo psichiatra Paolo Crepet, al Forum Monzani di Modena, durante la presentazione del suo ultimo libro, “Il coraggio”. Lo ha fatto rivolgendosi al folto pubblico presente, in una platea affollatissima senz’altro di genitori, ma non priva di insegnanti, di professionisti del mondo scolastico, di studenti universitari e, voglio pensare, di tanti che amano confrontarsi con le sue idee perché stimolano sempre riflessioni importanti e aiutano proprio ad avere “coraggio”.

Oggi c’è davvero bisogno di coraggio, ci occorre  nella quotidianità, nelle scelte di vita, d’amore, in quelle professionali, religiose, politiche. C’è bisogno di coraggio perché ci sono, purtroppo, davvero tante paure con le quali siamo chiamati a fare i conti, paure che pensavamo di aver superato e che, invece, tornano a farsi vive come quella vissuta, in questi giorni, dai 27 ragazzi disabili a Genova, in Liguria. Pur avendo prenotato per tempo i posti in treno per tornare a Milano, sono stati costretti a scendere dalla carrozza ferroviaria perché i loro posti erano occupati da altri passeggeri che non si sono voluti alzare.

Non voglio essere un nostalgico, ma credo che appartenesse alla comune educazione, qualche anno fa, il cedere “gentilmente” il posto, nei mezzi di trasporto,  alle signore, agli anziani, alle persone con disabilità. Lo si faceva con garbo, volentieri e, sempre, con un sorriso di compiacimento.

Quanta ne abbiamo fatta di strada da quel tempo? Sicuramente tanta e abbiamo tappezzato il percorso con testi legislativi che, a leggerli, ci dicono quanto siamo cresciuti in termini di diritto. Quei testi trasudano di civiltà, peccato, poi, che, sul versante del dovere, il percorso è accidentato. Molto accidentato. Cos’ è cambiato?

Una volta c’erano i genitori inflessibili ed erano diffuse le sberle anche quelle preventive,… poi s’è fatta largo una melassa, un’educazione liquida basata sul fa’ come ti pare, sul se lo fai, bene, altrimenti è uguale.”

  E’ difficile non condividere il pensiero di Crepet e non solo perché il suo “mestiere” Crepet lo sa fare, ma perché lui ha il coraggio di dire quello che pensa e invece noi, tanti di noi, pur pensandolo, evitiamo di dirlo. Il perbenismo ci ha domati e ci domina, il “pane al pane, vino al vino” va lasciando il posto al “tacere, bisognava andare avanti…” e, non ultimo, le istituzioni “Famiglia” e ”Scuola” vanno abdicando alla loro funzione educativa. Che i genitori di oggi non siano più quelli di ieri è un dato fisiologico acclarato e non è, certo, un problema. Lo diventa, invece, quando si va ad osservarli sul piano del loro agire:

Così la Scuola, che tanto si concentrava sulla formazione, impegnandosi a scoprire e sostenere le capacità e le attitudini di ciascuno per promuoverne il potenziamento, la crescita e la valutazione, ora va adagiandosi  su una posizione ambigua, un po’di comodo e, in nome del principio di “uguaglianza”, non boccia più. Il 99/ per cento dei ragazzi agli esami di maturità sono promossi. Farsi bocciare è diventato quasi impossibile. Tutto questo è normale?

Una scuola che non boccia è una scuola marcia. Una scuola che insegna il principio che siamo tutti uguali insegna una grande bugia  Non siamo tutti uguali. Il merito non si acquisisce in cinque giorni…”

Dobbiamo tornare a vivere la paura per mettere in moto il coraggio, e dobbiamo farlo soprattutto a livello di famiglia e di scuola. Il modo è uno solo: restituendo ai ragazzini il desiderio e togliendo loro le tante iperprotezioni: “…devono sperimentare il dolore, le cadute, le delusioni, le frustrazioni.

Anche lamalinconiava, educativamente, restituita e, con essa, la “bocciatura”. Sono pienamente d’accordo con Crepet.

Genitori e insegnanti, famiglia e Scuola  troveranno il coraggio per farlo o saranno bloccati dalla paura di farlo?

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