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“AFRICA 1999: IL BENESSERE DI UNA CONSEGNA A DOMICILIO

 

Africa 1999: Il benessere di una “consegna a domicilio”  

di Giuseppe Mazzocco

   Nel luglio del 1999 annotavo questi pensieri su un inserto, allegato alla stampa di un diario scritto per introdurre dei viaggi fatti in Africa e del quale riporterò degli stralci, come testimonianze di splendide esperienze: il benessere dei ricordi! Scrivendo, userò molti punti esclamativi, ma, credetemi, i viaggi in Africa (soprattutto attraversando il Sahara) sono “conditi” di stupore!   Non citerò coloro che hanno permesso e sostenuto (e non solo economicamente) queste azioni (loro si sono appagati con la sola idea del farle), né riporterò i nomi dei miei compagni d’avventura (siamo stati assieme per godere di una esperienza amicale), ma trascriverò alcune parti del mio taccuino da viaggiatore, da cui è nato il “giornale di bordo”, già pubblicato come diario col titolo di Africa 1999, per far conoscere le emozioni che, in ogni caso, lascia una “gita” in terra africana.   Le stesse commozioni che restano nel cuore di chi viaggia, oggi, verso l’Ucraina, con gli stessi intendi. Ieri come oggi a “spasso” per il mondo: per solidarietà e volontariato.

   Perché andare?

   La solidarietà non può limitarsi alla sola condivisione di idee o alla teorica approvazione di propositi. Non basta orientare il pensiero e solo parlare del miglioramento della condizione umana, ma bisogna realizzare azioni che, materialmente, possano portare sollievo.   I rapporti di fratellanza, che mettono in sintonia gli uomini, deve unirli nello sforzo di reciproco sostegno, per il semplice fatto di appartenere a questo mondo.   Senza voler essere missionari (per fare i quali ci vogliono qualità “divine”), bisognerebbe rivolgere uno sguardo pacato ad altre condizioni sociali che costringono, per vari motivi, dei nostri simili a vivere in modi non accettabili. Da questa “riflessione” nasce quel meraviglioso movimento di volontariato, a volte anonimo o al più riconosciuto da una semplice sigla, che tanto sollievo porta nei luoghi dove non arriva la società organizzata.

   Quando si viaggia verso l’Africa ogni alba è un’emozione, non solo perché si va incontro a chi ti aspetta, ma soprattutto perché si vive nella luce e nei colori!

   Una faccia della solidarietà deve essere la responsabile partecipazione attiva, fatta senza clamori e senza ricercare un palcoscenico. Questo mio scritto non vuole enfatizzare un gesto o far conoscere delle persone, ma serve solo a ricordare delle presenze, radicate in terre lontane ed abbandonate dagli uomini, che urlano aiuto per bocca di quei pochi che hanno deciso di “viverci dentro”. Ma neanche di loro voglio riportare i nomi, ma ne parlo per ringraziarli, perché senza il loro “intervento sul campo … l’umanità che è in ognuno di noi … non sarebbe diventata partecipazione diretta”.

   Grazie a tutti i volontari che, religiosi e no, con un instancabile ed anonimo lavoro, allungano la mano verso chi affoga non solo nella miseria, ma anche nel disinteresse di chi naviga nel superfluo.

   Il volontariato, come movimento sociale, ha le “caratteristiche” della presenza costante e dell’azione organizzata e, come impegno personale, è spontaneo nello slancio umanitario, ma razionale nella realizzazione. Logisticamente, deve avere un’accorta regia, per evitare inutilità applicative, e l’impegno assoluto, per una massimale partecipazione individuale.   Volontariato è, comunque, amore. È questo che lo anima e che lo rende prezioso, anche quando può dare solo la tenerezza del sorriso e la potenza di una carezza.

   Ci sono, in altre parole, diversi modi di rendere concreta questa sfaccettatura dell’animo umano, anche perché non tutti sarebbero in grado di “scendere sul campo”. Allora, si “rimedia” in altro modo: dimostrando tolleranza nella quotidianità o educando i bambini al sorriso ed all’altruismo o facendo offerte o partecipando (anche se minimamente) alle operazioni di volontariato o, solo, parlando di queste realtà che non devono essere dimenticate.    Questo cerco di fare con questa mia testimonianza: informare per non dimenticare.

   L’informazione (ecco perché riporto queste brevi note) è il sottile filo che unisce la nostra quotidianità con “l’altro mondo”: in ognuno mantiene acceso il pensiero che diversa gente non vive come noi e che ha bisogno del nostro aiuto. L’informazione ci “ricorda”, ancora, che altre persone hanno lasciato tutto per vivere la sofferenza degli altri e per aiutarli, direttamente, con presenze organizzate.

   Fra queste, sicuramente, ci sono le opere missionarie: testimonianze radicate in lontane terre africane ed abbandonate ad un destino che, a volte e per quelle “umanità”, è molto severo. 

   L’Africa occidentale è una macroregione che include sedici stati, di cui solo tre, a sud, non sono affacciati sull’oceano Atlantico e confinanti, al nord, col deserto. La zona costiera dell’Africa occidentale è tristemente famosa per la tratta degli schiavi che, diretta nel Nuovo Mondo, ha dato vita, per la maggior parte, agli attuali afroamericani.

   Nel Bénin, a Tanguíeta, e nel Togo, ad Afagnan, nell’Africa occidentale, pochi frati gestiscono due ospedali che rappresentano un “miracolo” nella lotta contro la disperazione del male, in zone ritenute fra le più povere del continente africano. A queste due realtà, qualcuno ha indirizzato lo slancio della propria solidarietà, regalando delle auto ed altre “necessità” che risultano essenziali per le urgenze ospedaliere, per i primi soccorsi, per le azioni di vaccinazioni infantili, per far nascere consultori sanitari fra i villaggi più sperduti nella savana, ecc.

  Con questi mezzi, caricati di tanti altri “bisogni” per quei lontani ospedali africani, alcuni amici hanno deciso di fare, assieme, “due passi in Africa” ed hanno organizzato un convoglio per portare il tutto in quelle povere terre: una “consegna a domicilio” che è risultata preziosa, anche se ha “preteso” una sofferta presenza.

   Le note appuntate durante il viaggio, con le rispettive immagini, saranno il tema dei miei prossimi articoli per Centralmente –  La Rivista della Domenica.

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