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ECOLOGIA PER GIOVANI: UN “ANTROPOCENE”… DI VETRO

Educazione e Ambiente / 52

ECOLOGIA PER GIOVANI: UN “ANTROPOCENE”… DI VETRO

di Paolo Rico

“Gioventù trasparente”, verrebbe da dire, constatando che, per l’Anno internazionale del Vetro  – prima edizione proprio in questo 2022 –  è la Generazione Z  – tra i 10 e i 25 anni –  a prediligere il vetro, appunto, nelle confezioni, soprattutto di cibo (in testa ai loro consumi, non solo alimentari). E’ così per il 95% del campione testato in un sondaggio che British Glass ha commissionato di recente per la giornata del riciclo.E’ emerso che tra plastica, carta e altri materiali rinnovabili è il vetro a convincere, perché ritenuto più fungibile per usi plurimi e più coerente con azioni positive di ecosostenibilità. D’altronde, quando non correttamente smaltito, il vetro impiega mediamente 4mila anni per un’accettabile biodegradabilità. 

Intanto, la motivazione della risoluzione Onu, che ha proclamato il 2022 “Anno Internazionale del Vetro”, enfatizza il suo «ruolo tecnologico, scientifico, economico, ambientale, storico ed artistico nella nostra società, mettendone in luce ricche possibilità di sviluppo delle produzioni e il loro contributo per affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile delle società inclusive; raggiungere la ripresa economica mondiale e ricostruire al meglio dopo la pandemia». Il “mostro” sanitario, in Italia almeno, ha inaugurato malauguratamente un trend peggiorativo per l’export di settore (-9,8% rispetto al 2019), ma negativo pure nell’import (-8,7%).

Il comparto può contare da noi su 38 aziende operanti in 49 stabilimenti, che assommano circa 14mila addetti. Il 73% della produzione è contraddistinto da vetro cavo (bottiglie; packaging da asporto; contenitori domestici ecc.): quasi 4milioni e mezzo di tonnellate l’anno (1/8 ceduto all’estero), con un consumo medio individuale di poco meno di 82 kg. Tra costoro si stagliano quanti hanno impalmato come «irrinunciabili» gli imballaggi di vetro: in ordine, per marmellata; birra; latte; bibite light ed acque. Una sorta di graduatoria anche del gusto giovanile, spesso polemicamente associato al ‘botellòn’ come iconica trasduzione di movida, talvolta violenta e molesta, a scorrere cronache e reportages sui riti serali e notturni delle tribù dello “spritz” e dintorni. 

Difatti, vetro per la birra, caro al 54% dei giovani del sondaggio e quel 50%  di consumatori che lo gradisce per le bevande sembrano netto sostrato alla propensione per il “lounge” da parte delle chiassose ed allegre comitive notturne, ammassate per lo più in centro città, nei dehors dei locali, a celebrare  – beveraggio in mano –  un riconoscibile appuntamento della convivialità e delle nuove socialità. Se non occorresse che al primo posto (62%) della graduatoria per contenitori di vetro si staglia… un’infantile vasetto per la marmellata, seguito a breve intervallo da bottiglie per il latte o  – poco più in basso –  minerale ovvero da supporti per ingenui consumi alla “mulino-bianco”, decontestualizzabili comprensibilmente da ogni movida che l’immaginario collettivo possa fingersi. 

Tanto che la decisione dell’assemblea Onu sottolinea come l’Anno Internazionale del vetro «è una fantastica opportunità (…) per rendere la società un posto migliore, creando una piattaforma condivisa atta a promuovere questo ruolo in futuro».  All’interno  – per stare a tematiche di educazione ambientale –  di un disegno generale di interazione tra cicli biogeochimici e, latamente, ecologici, caratterizzanti il Sistema Terra alla base di una riconsiderazione del binomio Natura-Società. Quest’ultimo è il costitutivo di un’aggiornata lettura della nozione di antropocene. 

Grazie ad essa si attinge alle dinamiche socio-produttive successive al sec. XVIII; segnatamente, all’introduzione industriale, nel 1784, della macchina a vapore  di James WATT. Tecnologia, che ha richiamato l’attenzione degli studiosi su un esplosivo incremento in atmosfera di gas serra (specialmente, anidride carbonica) correlato proprio agli effetti della vetusta applicazione in ambito biogeochimico. Il che ha concentrato ogni successivo interesse  – in ordine alla relazione Natura-Società –  sui danni ambientali contro le diverse ed evolute tipologie del lavoro umano. Di qui, l’onere sulle responsabilità di condotte antropocentriche, senza considerare distinte varianti, che insistono su una più ampia realtà esterna. 

Perciò, nella fattispecie di “antropocene”, come ha analizzato Gabriella CORONA, ricercatrice in scienze umane al Cnr, «non si tratta più di prendere in considerazione aspetti differenti ed isolati dell’interazione tra natura e società, né di interpretarli attraverso semplici relazioni di causa ed effetto. Si tratta, invece, di identificare e comprendere il complesso groviglio di rapporti che legano gli ecosistemi naturali all’altrettanto complesso, per ampiezza e varietà, sistema di impatti prodotti dell’attività umana». Di qui, l’importanza della preferenza sostenibile dei giovani per il vetro alla luce del più recente orientamento per il concetto di “metabolismo socio-economico”. Si tratta di una strategia culturale, con significative implicazioni a finalità didattiche e di ricerca avanzata, in grado di determinare un sistema aperto. Rete penetrabile, ordita da organismi viventi e materia inerte, che divora superlative masse di risorse naturali; beni alimentari; riserve energetiche ed espelle rifiuti e gas inquinanti. 

Un piano complesso di input-output, per un’esaustiva interpretazione delle transitività ambiente-attività dell’uomo, al fine di stabilire ottimali interventi di qualità dell’habitat. Tutto, condotto con lungimirante sguardo disciplinare, per un diverso approccio pluriverso dell’ecologia alla realtà vissuta.

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