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ASPETTIAMO  ANCORA  “GODOT”? 

IL DUBBIO N. 52 / ASPETTIAMO  ANCORA  “GODOT”? 

“- Qualcosa può sempre accadere, anzi sicuramente accadrà… Dovrà accadere! … Qualcuno farà qualcosa, vedrete… non può essere che nessuno faccia niente…!?!  Un poco di pazienza… è solo questione di pazienza…! –“

           Erano questi i discorsi, gli argomenti che tenevano banco nelle discussioni in piazza tra uomini di paese intorno agli anni sessanta-settanta. Si animavano al confronto tra speranza e povertà, tra attese e delusioni, tra promesse e disinganni. Quando quelle discussioni cominciarono ad affievolirsi, in molti si accorsero che diversi, davvero parecchi di quei protagonisti non erano più in paese, si erano rassegnati all’emigrazione, a quella sorta di esilio affettivo affrontato coscientemente con la speranza e il desiderio di andare incontro ad un destino migliore o, almeno, meno bugiardo. Una specie di migrazione toccò anche i più giovani. Oltre le scuole elementari, già per la frequenza di Scuole Medie e Avviamento professionale bisognava spostarsi dal paese al centro più grande e affrontare una scelta non sempre facile: tran tran giornaliero in corriera, attraverso un percorso viario che, per noi di montagna, non era affatto facile e celava qualche rischio o trasferirsi proprio dal paese alla città? Non c’era nemmeno, allora, la gratuità dei libri di testo e ancor meno il sostegno del cosiddetto “sociale”; tutto aveva un costo e molti, di quei costi, non erano da poco per tanti di noi.              Fu in quegli anni che scoprii la bellezza del Teatro comunale di Sulmona, oggi teatro “Maria Caniglia”, un gioiello incastonato all’interno di una città altrettanto bella e che, agli occhi miei di adolescente, si presentava con l’offerta di alcuni servizi per me straordinari. Ne ho impressi due in particolare: il Tram della ditta Caroselli ( un autobus, color verde chiaro, che si muoveva lungo  il percorso dalla Stazione FF.SS. centrale a tutto Viale Mazzini, fino all’Ospedale della SS. Annunziata  e viceversa, attraversando Corso Ovidio in entrambi i sensi di marcia), puntuale per ogni coincidenza coi treni in partenza e in arrivo,  e la sorprendente tempestività dei netturbini di allora (chiamati “Spazzini” e non ancoraOperatori ecologici”) che, impeccabili nella quotidianità, diventavano straordinari nel liberare il centro della città dalle abbondanti nevicate di quegli anni. Allora la neve non chiudeva le scuole: ci accoglieva, abbondante, già alle otto di mattino, ora di arrivo delle corriere degli studenti. ed era del tutto scomparsa appena cinque ore dopo, al termine delle lezioni, grazie all’uso di idranti che gli “spazzini” agilmente manovravano per indirizzare la neve direttamente nelle cloache sotterranee, attraverso le tante caditoie sul piano stradale appositamente aperte. A raccontarlo in paese nessuno ci credeva, ma era così. Restavano incantati, invece, i miei amici, quando descrivevo il Teatro comunale, i palchetti dei diversi ordini con le finiture in velluto rigorosamente rosso bordò, gli abbellimenti dorati, il grande sipario, la buca per l’orchestra (il “Golfo mistico”!), lo straordinario palcoscenico con le pareti sul retro tappezzate da un’infinità di locandine e manifesti testimonianti, visivamente, la vitalità di quel luogo con il loro richiamare alla memoria opere e artisti ospitati. In diversi di noi si era acceso il desiderio di essere, per una volta, tutti insieme spettatori, magari andando ad occupare un palchetto di second’ordine, uno di quelli un poco più centrali, e lasciarci andare alle emozioni dello spettacolo. Ce l’eravamo detto, ma non si era mai creata l’occasione né l’avevamo facilitata.

           Impegni diversi, di lavoro e di vita, ci avevano fatti rincontrare riportandoci al paese solamente d’estate, quando i teatri riposano… Poi accadde qualcosa di non preventivato. Il 2 Febbraio del 2002, un sabato, la Compagnia con Luca De Filippo, Gianfilippo Imparato e Mario Scarpetta, fa tappa a Sulmona con “Aspettando Godot ”, lavoro teatrale di Samuel Beckett. Casualmente in quella occasione, da Assessore alla Cultura, potevo disporre del palchetto riservato alla Giunta Comunale.  Contatto gli amici ed ho la disponibilità certa di due di loro: ci saremmo trovati alle 20:30 a Piazza XX Settembre, a due passi dal teatro.            

        La serata non è calda e forse per questo il tepore del teatro è già, di per sé, un ottimo biglietto da visita. I miei amici non smettono di essere curiosi: osservano tutto e tutti, carezzano le pareti vellutate del palchetto quasi a volerne costatare la morbidezza; poi puntano sul sipario, sull’ l’orologio che lo sormonta e mi chiedono perché sia fermo. Lo guardo anch’io e mi accorgo che hanno ragione: è fermo e non conosco la ragione. Non la sconoscevo allora e non la so oggi, che è ancora fermo alla stessa ora di quella sera. Chetata la fame degli occhi, cerco, leggendo il pieghevole illustrativo, di cogliere qualcosa del contenuto del lavoro: “…L’opera è un esempio del teatro dell’assurdo… riflette sull’assurdità dell’esistenza…  si rifà al filone delle opere scritte tra gli anni ’40 e ’60…”  L’apertura del sipario ci distrae da tutto il resto e ci tiene calamitati sulla scena. Dopo un paio di ore di spettacolo, intervalli compresi, usciamo con apparente soddisfazione, la stessa che leggiamo sulle espressioni del viso degli spettatori che incrociamo. Al bar del “Gran Caffè” ci stiamo rilassando sorbendo una cioccolata calda dove intingiamo, anzi quasi affoghiamo, per fame, gustosi “fru fru ” quando Carlo, uno degli amici, serio come non mai, ci chiede: “Ma voi, Godot, voi l’avete, poi, capito che fine ha fatto? Io non l’ho visto! “.

                      Sono passati vent’ anni da quella sera del 2 febbraio 2020, da quel sabato in cui, con due amici d’infanzia, eravamo all’allora teatro Comunale di Sulmona, oggi Teatro “Maria Caniglia”, concentrati, nel tepore di un caldo palco di prim’ordine,   ad aspettare Godot.  Non abbiamo perso un gesto, una battuta, proprio per poter cogliere lo spessore della sua persona e poter confidare in qualcuno. Niente, non è arrivato nessuno! Da quel sabato 2 Febbraio, al Governo della nostra amata Italia abbiamo, da cittadini, atteso l’arrivo di diversi Godot e non siamo rimasti inoperosi, fermi ad aspettare qualcuno che non arriva. Macché! Sono venuti, si sono dati il cambio, hanno detto, predetto, contraddetto ben otto personaggi con tanto di nome e cognome, con tanto di fede e ideali politici professati e sbandierati, soprattutto con accattivanti dichiarazioni d’impegno precise. Ci hanno messo la faccia, loro, cosa che mai il Godot  della commedia ha fatto. E poi? E poi, come recitava una canzone di Don Backy, “Ancora una volta ho rimasto solo…” Sì, ciascuno di noi è rimasto solo col caro bollette, con la mala sanità, con la scuola che non va, con le strade dissestate, con l’aria inquinata, col carburante alle stelle, col Canone ad una emittenza Rai-TV che usa ed abusa della pubblicità, con l’immondizia che cresce, i cinghiali che pascolano e con tanti giovani disabili che sognano un lavoro rispettoso della loro dignità di umani e delle loro potenzialità residue. I nostri “Godot” hanno nome e cognome; sono venuti e se ne sono andati, dopo averci gabbati. Qualcuno è tornato, altri torneranno, ma sarà solo una ulteriore replica di passerelle: prometteranno ancora ricostruzione nelle zone terremotate, smottate, franate; prometteranno ancora case a quanti l’aspettano già da vent’anni e più; ci diranno anche di star sereni perché l’Italia questi mondiali li giocherà e come!?!   E noi ci crederemo, ancora una volta ci crederemo e ci accontenteremo. Chi vivrà, però, vedrà e, se avrà ancora la vista intatta dopo le lacrime amare che dovrà versare per pagare anche i missili Stinger antiaerei, i missili Spike controcarro, le mitragliatrici Browning, le mitragliatrici Mg e le munizioni, ringrazierà Dio per ritrovarsi ancora in una Repubblica democratica, che non ha disatteso la nostra  Costituzione che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” e, in attesa dei mondiali, tornerà a vivere aspettando un altro Godot . Uno qualunque, tanto sono tutti uguali! 

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